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Valeria Villa: il bello sopra tutto

Villa Valeria

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Valeria Villa è innamorata: prima di tutto della cultura, poi del suo lavoro e poi del Pianeta Terra. Un po’ filosofa e un po’ ambientalista, ha insegnato per otto anni Storia e Teoria del Restauro all’Università di Lugano, è ricercatrice, storica e consulente. Poco tempo fa le hanno proposto di trasferirsi a Los Angeles (perché i professionisti italiani sono valutati soprattutto all’estero) e crede nello sviluppo perché legato spesso alla tecnologia: <I nuovi strumenti hanno facilitato il nostro lavoro e ci permettono di rendere al meglio>. Alle gare di appalto pubbliche non partecipa più: <Perdo sempre, perché oggi è “competitivo” solo chi riesce a stracciare il prezzo più basso. Non si guarda più alla qualità con grande attenzione; è una gara al ribasso e al massacro. E allora le chiedo: lei si farebbe operare da un chirurgo che costa meno di un altro ma non sa dove mettere le mani?>.

Ciò che è accaduto a Pompei lo si deve anche a questo?

E’ corretto ciò che hanno affermato alcuni sovraintendenti archeologici: si deve passare dalla “cultura dell’emergenza a quella della manutenzione”. Pompei, rispetto a ciò che sta accadendo in tutta Italia, è niente. E’ crollata una soletta posticcia in cemento armato, eppure la Sovrintendenza di Napoli e Pompei incassa all’anno 50 milioni di euro ma non sa come spenderli perché non ci sono competenze al suo interno.

Quindi, la cultura in Italia soffre di poca attenzione e poche capacità?

Mancano i manager, anche se l’Università Bocconi da poco ha dato il via ad un corso di laurea in Gestione dei Beni culturali. E’ un miracolo che il resto rimanga in piedi. Mi auguro che il Decreto Ministeriale 53/2009 possa rendersi operativo al più presto. Trovo corretto che chi lavora su beni culturali possieda certi requisiti ed una preparazione universitaria. Ma trovo anche giusto che si riconosca l’esperienza di chi sta in bottega dall’età di quattordici anni (con me collaborano giovani di Milano, Bergamo, Verona che hanno cominciato questo lavoro da adolescenti) e possiede un’esperienza notevole: la sanatoria prevista dal Decreto serve a questo. In Italia c’è grande competenza in ambito culturale ma manca una politica di attenzione alla cultura ed una politica della conservazione preventiva. Insomma, il nostro Paese non ha meno di quanto abbia la Francia, eppure il nostro Ministero della Cultura dispone di 1 milione e 800mila euro, mentre il loro di 8 milioni di euro.

Nel 2005, lei ha partecipato al restauro dell’apparato decorativo del Teatro Sociale di Como. Secondo la sua esperienza, le amministrazioni pubbliche italiane sono sensibili al tema del “recupero”?

Basta la volontà di fare. Ci sono poche persone illuminate, esistono fondi messi a disposizione dall’Unione Europea a favore dell’Italia, ma sono inutilizzati perché mancano i progetti.

Lei ha deciso di partecipare al progetto Maestri d’Artigianato di Confartigianato Varese: perchè?

E’ stata una buona prova di attenzione alle imprese da parte dell’Associazione. Conosco la mia impresa e so che i costi sono troppo alti, le ore di lavoro infinite e ciò che chiedo per un lavoro corrisponde ad 1/3 di quello che dovrei chiedere, ma mi salvo perché diversifico le mie attività. Il check-up mi ha aiutato a capire che esistono imprese simili alla mia con problemi simili. E questo è importante.

Il suo rapporto con la crisi: lavorare con prodotti di nicchia aiuta, o complica, la vita?

La faciliterebbe se fossi più grande. Onestamente, sono riuscita a mantenere il mio standard di qualità e a superare la contrazione degli utili perché lavoro in prima persona. L’accordo tra affetti e affari non funziona e gli affari non mi interessano. Vivo il quotidiano come una missione: mi basta essere gratificata. Questa professione non dà reddito ma mi rende felice: è come se studiassi tutto il giorno. Per il resto, il conto in banca è sempre sul filo del rasoio, guadagno al mese quanto un professore delle scuole medie e non mi posso permettere di mantenere una famiglia. Diciamo che tiro a campare.

I principi base di qualunque buon restauratore?

Formazione di alto livello, rispetto dell’etica del restauro, coscienza e rispetto.


VALERIA VILLA
CENTRO STUDI PER LA CONSERVAZIONE E IL RESTAURO
Varese – Velate

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