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Produform: quando la fantascienza diventa realtà

Spesso una bella azienda si riconosce dalla propria sede: prato curato, capannone discreto, coperto da qualche albero, che nelle nostre grige zone industriali non stona mai, e facce sorridenti. A Gavirate, poco lontano dal centro, troviamo un perfetto esempio di questo particolare connubio tra forma e sostanza, la Produform. Una tra le prime aziende in Italia (e in Europa) a installare e a utilizzare delle stampanti 3D nel proprio ciclo produttivo. Un’eccellenza e una realtà consolidata del nostro territorio che ha saputo rinnovarsi anche guardando all’estero.

Fabio Aries, quando è nata la sua impresa?
L’azienda nasce da una mia idea nel 1997. Nel 1998 ho coinvolto il signor Giulio Binda nel progetto e da qui nasce la nostra impresa. Ci siamo presto specializzati nei servizi per lo sviluppo di prodotto, acquistando tecnologie all’avanguardia e offrendo ai nostri clienti sistemi di prototipazione che all’epoca erano pionieristici.

Può spiegarci meglio di cosa vi occupate? 
Produform si occupa di tutto ciò che riguarda lo sviluppo di un prodotto: dal design, alla progettazione, passando per la prototipazione, per la campionatura, cioè la realizzazione di una piccolissima serie di oggetti, fino alla creazione di stampi che possano produrre delle piccole serie, o delle medie serie, di un prodotto finito.

Oggi si parla molto di stampanti 3D, ma quando avete iniziato era pura fantascienza. Può raccontarci il percorso che vi ha portato a “intuire” il futuro del vostro settore? 
Alla fine degli anni ’90 stavano arrivando sul mercato i primissimi sistemi di prototipazione, quelli che oggi chiamiamo banalmente stampanti 3D. Io avevo già una certa esperienza, e così ho deciso di aggiornarmi e di installare le prime macchine americane che arrivavano in Europa. Abbiamo cominciato da lì.

E poi avete continuato su questa strada.
Esattamente, l’azienda è partita offrendo dei servizi unicamente di progettazione a cui provvedevamo grazie al software Cad 3D, subito dopo abbiamo acquistato un sistema di stereolitografia, una macchina che lavora sulle tre dimensioni per realizzare prototipi o campionature e da lì non abbiamo mai smesso di aggiornarci.

Chi sono i vostri clienti?
Il nostro cliente tipo sono le case automobilistiche che si rivolgono a noi per lo sviluppo di prodotti sperimentali che diventano componenti finiti delle vetture tra due, cinque anni. Altri clienti tipo sono le aziende del settore dell’elettrodomestico, dell’elettronica, dell’aereonautica e tutti coloro che sviluppano prodotti che hanno bisogno di un momento di verifica prima di sbarcare sul mercato.

Può farci un esempio di una richiesta “tipo” di un vostro cliente?
Prendiamo l’esempio di una casa automobilistica che voglia migliorare dal punto di vista del peso le proprie automobili: si rivolge a noi ed insieme analizziamo il problema. Capiamo in quali punti dell’auto ci è possibile intervenire ed iniziamo la progettazione e la realizzazione di prototipi, tanti quanti ne possano servire per soddisfare il cliente. Una volta affinato il prototipo realizziamo lo stampo pilota che servirà per stampare le piccole e medie serie di componenti che verranno montati all’interno dell’automobile.

Quindi tanta ricerca e sviluppo…
Il nostro lavoro è ricerca e sviluppo. Siamo calati in questa realtà al cento per cento. Capire le nuove tecnologie, i nuovi materiali e le nuove tecniche di lavorazione, è parte integrante del nostro mestiere. Recentemente abbiamo anche creato uno spin off con un’altra azienda e il Politecnico di Milano, con cui abbiamo strettissimi rapporti di collaborazione, per la creazione di una macchina per l’analisi di materiali.

I clienti come vi trovano?
Attraverso il passaparola e principalmente mediante il web che per noi è un canale molto importante. Ci trovano anche nelle fiere a cui partecipiamo, molto specialistiche e di settore.

Oggi quanti siete in Produform?
In ditta lavorano undici persone, tutte a tempo indeterminato. Sono soddisfatto della squadra formata dopo anni di attenta selezione. Le competenze raggiunte dal mio team sono un importante ingrediente del nostro successo.

Senta, la sua impresa come sta reagendo alla crisi?
Reagiamo alla crisi investendo e diversificando le nostre attività, puntando sulla qualità dei nostri servizi. Questo ci ha consentito di penetrare il mercato estero, fidelizzare i nostri clienti e fronteggiare meglio questi ultimi anni turbolenti.

Avete risentito della stretta del credito?
I problemi ci sono stati nella fase iniziale di start up ma una volta che ci siamo dimostrati una realtà solida non abbiamo riscontrato grandi difficoltà.

Non ha mai pensato di delocalizzare?
Non nascondo che il Ticino, almeno una volta, ci ha cercati per tentare di portarci dall’altra parte. Ma noi crediamo nelle nostre persone, le abbiamo costruite qui e tutti gravitano in un raggio di pochissimi chilometri attorno all’azienda. Quindi non ce la sentiamo di snaturare e sradicare questa realtà. Certo la situazione generale fa riflettere ma abbiamo deciso di investire ancora qui. Abbiamo costruito una nuova sede e deciso di impiantare nuovi macchinari.

Se potesse chiedere una cosa alla politica cosa chiederebbe?
Di non cambiare in continuazione le regole. Abbiamo vissuto sulla nostra pelle l’assunzione di alcuni dipendenti provenienti dalla mobilità e l’anno scorso alcuni sgravi fiscali non erano più attuabili fino alla fine del progetto che noi avevamo sottoscritto. Erano stati unilateralmente dallo Stato, dalla parte delle regole. Ci siamo dovuti adeguare ovviamente, non abbiamo buttato queste persone in mezzo a una strada, questo però ci è costato. Ecco secondo me cambiare le regole mentre la partita si sta giocando.


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