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Faberlab in mostra a Wave, l’evento mondiale sull’ingegnosità collettiva

Qualcuno l’ha già battezzata la quarta rivoluzione industriale, una trasformazione radicale dei processi produttivi (e dei ruoli dei principali attori economici) che ha una peculiarità su tutte: possiede un carattere collettivo, sconosciuto alle precedenti fasi macroeconomiche. Il cosiddetto movimento dei makers, la partecipazione attiva del consumatore nel processo produttivo e un ingegnosità diffusa, stanno generando una profonda riflessione nei centri di ricerca, nel settore dei media e non ultimo negli ambienti economici e  finanziari. Tra questi Bnp Paribas, uno dei principali gruppi bancari europei e tra i maggiori al mondo, che il 4 giugno scorso ha inaugurato a Milano la mostra itinerante “Wave”, curata da Navi Radjou, innovatore, pensatore, ospite fisso alle Ted conferences e co-autore di “Frugal Innovation. How to do more with less”, pubblicato per The Economist nel febbraio scorso.

Oltre a rivitalizzare il concetto di “mostra”, Wave prevede una serie di incontri (leggi qui il programma) sul concetto di ingegnosità collettiva che, secondo il principale sponsor di questo evento, può generare un reale valore economico. Una scommessa giocata anche da Confartigianato Varese che con il suo Faberlab ha aperto un dialogo tra imprese, progettisti e studenti sui temi dell’innovazione, della co-creazione, della condivisione e della circolarità delle idee. Proprio per questo martedì 9 giugno il direttore dell’associazione artigiani di Varese, Mauro Colombo, è stato chiamato a raccontare l’esperienza dell’Officina digitale di Tradate presso una delle sedi di Wave, Polifactory, il laboratorio digitale inaugurato nel marzo scorso dal Politecnico di Milano e guidato da Stefano Maffei.

Titolo dell’evento: “Makers, dalla bottega leonardesca all’artigianato digitale”. Tra gli ospiti Enrico Annacondia, dell’AITA l’Associazione italiana tecnologie additive, Paolo Manfredi, responsabile del settore innovazione digitale di Confartigianato, Giancarlo Orsini, fondatore di Open BioMedical Initiative, Crisitina Tajani, assessore allo Sviluppo economico, università e ricerca del Comune di Milano e Paolo Zanenga di Diotima Society. A fare gli onori di casa, oltre al professor Maffei, Francesco Samorè, direttore scientifico di Fondazione Giannino Bassetti.

Un momento di riflessione aperto a studenti e curiosi su quanto sta avvenendo nel mondo del Digital Manufacturing (leggi il nostro speciale) a tutti i livelli: accademico, artigianale, industriale e amatoriale. Se l’ingegnosità è collettiva, come recita lo slogan di Wave, il movimento dei makers rappresenta infatti uno dei cinque pilastri su cui si regge l’intero assunto. «I makers, i processi di co-creazione, la sharing economy, l’economia inclusiva e quella circolare, sono le idee di fondo che guidano un nuovo concetto di innovazione – ha affermato Samorè – non più in mano a pochi, ma diffuso e aperto».

Una diffusione su cui ha indagato anche il Politecnico con la ricerca Makers’s Inquiry (clicca qui per leggere l’inchiesta) che analizza il fenomeno dei makerspace in Italia e su cui si sta confrontando il Comune di Milano che, come ha raccontato l’assessore Tajani, sta portando avanti un dialogo con i fablab sorti in città e con le esigenze espresse dai nuovi artigiani digitali. «Stiamo ragionando su come adattare la normativa in materia di sicurezza sul lavoro – ha spiegato la Tajani – per andare incontro a questi nuovi luoghi di lavoro- Proprio per questo il lavoro di associazioni di categoria come Confartigianato Varese, facilita il dialogo tra i nuovi attori del mondo produttivo e gli enti locali che devono interpretare le loro esigenze». Riportando, aggiungiamo noi, l’artigianato a un piano di assoluta centralità nello sviluppo futuro della comunità.

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