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“Eravamo makers ai tempi del lego”

Bad Devices, letteralmente “cattivi dispositivi”, è un progetto imprenditoriale fondato a Carbonate da due amici: Stefano Pavanello e Christian Filippi. Ingegnere elettronico in una grande aziende aeronautica il primo, progettista meccanico il secondo. A dispetto del suo significato, Bad Devices produce ottime stampanti 3D. Almeno a sentire il parere di chi le ha utilizzate. «Per noi la qualità è fondamentale – racconta Stefano -. Consideriamo le nostre stampanti vere e proprie macchine utensili. Progettate cioè per lavorare tanto e bene. Per questo nella scelta della componentistica ci siamo rivolti ad aziende del territorio che conosciamo.

È l’esempio dell’acciaio verniciato a polvere che costituisce il telaio delle nostre stampanti, oppure dei componenti in alluminio fresato o ancora delle guide lineari della macchine». Scelte che contribuiscono a rendere tutt’altro che “cattivi” questi dispositivi e che spingono i due a continui perfezionamenti, come nel caso del piano di stampa “autobloccante” o della possibilità di trasformare la stampante a seconda delle esigenze. «Un plus delle nostre macchine è la possibilità di cambiare l’estrusore (non tutta la macchina quindi ndr.) a seconda del materiale che si intende utilizzare per la stampa». Oggi Bad Devices si affida per la vendita dei propri prodotti a quattro distributori sparsi tra San Marino e la Lombardia ma, ci assicurano i due, l’obbiettivo è quello di diventare grandi e progettare altri “cattivi dispositivi”.

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