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LIA: in marzo un vertice in Regione Lombardia

svizzera_casa_bandiereLa Legge Imprese Artigianali, meglio conosciuta come LIA, non poteva non preoccupare chi – ogni giorno – varca il confine per portare il Made in Italy in Canton Ticino. Così nell’arco di poche settimane, ecco una novità importante: Lombardia Notizie informa che ai primi di marzo, in occasione dell’incontro con Norman Gobbi, consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino, “sarà posta con forza all’ordine del giorno la norma che obbliga i piccoli artigiani italiani che vogliono lavorare in Canton Ticino a iscriversi all’albo delle imprese artigiane dello stesso Cantone alle condizioni restrittive, e onerose, che tale iscrizione impone”.

Secondo i calcoli di Confartigianato, tra Lombardia e Piemonte, sono 5.000 le imprese e 10.000 i lavoratori che svolgono lavori più o meno saltuari in Svizzera. Confartigianato si è mosso su più fronti: da un lato, a livello regionale e nazionale, ha caldeggiato un intervento da parte del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Sandro Gozi; dall’altro, a Varese, Confartigianato è stato tra i primi in tutto il Nord Italia ad aver organizzato un evento sulla LIA – presenti più di 200 imprese – per dare chiarimenti e risposte ricevute in anteprima dall’Albo delle Imprese Artigianali a Bellinzona.

Prosegue Lombardia Notizie: “Questa inaccettabile novità – ha spiegato Alessandro Fermi, sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia – sembra proprio nata con l’obiettivo di ridurre la presenza delle nostre imprese artigiane sul mercato svizzero e contrasta con il diritto alla libera circolazione. Le imprese artigiane non saranno lasciate sole: chiederemo ai vicini di casa di cancellare o quanto meno rivedere questa legge. In caso contrario saremo costretti ad adottare analoghe azioni penalizzanti e discriminatorie anche per i cittadini ticinesi che, a varie ragioni, si recano nel territorio lombardo”.

Risulta, inoltre, che il possesso di un titolo di studio professionale specifico del settore nel quale si opera, condizione per l’iscrizione all’albo, sia in contrasto rispetto alle norme sottoscritte da Berna. “L’ufficio svizzero competente interpellato su questo punto – ha proseguito Fermi – avrebbe messo in luce un possibile contrasto tra Legge imprese artigiane (Lia) e Legge nazionale sul riconoscimento dei titoli di studio esteri in Svizzera. Percorreremo ancora una volta la strada del dialogo, anche se devo nuovamente riconoscere con grande amarezza che il Canton Ticino intraprende troppo spesso iniziative che ledono gli interessi dei lavoratori italiani, senza cercare a monte una mediazione con l’Italia”.

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