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Il deposito temporaneo dei rifiuti: le modalità di tenuta

Parliamo ancora di Deposito temporaneo dei rifiuti. Oltre alla classificazione dei rifiuti, un altro tema certamente importante, anche per i risvolti in termini di responsabilità del Produttore, è il deposito temporaneo. Abbiamo già analizzato i limiti quantitativi e temporali, e ora, al di là di ogni norma o regolamento, passiamo in rassegna le modalità di tenuta.

deposito rifiuti

La prima cosa di cui ogni impresa si deve preoccupare quando stocca i propri rifiuti è quella di non contaminare suolo, sottosuolo e acque di falda, anche quando tale contaminazione può derivare da acque di dilavamento/colatura di rifiuti NON pericolosi.
Il “minimo” delle precauzioni richieste è quindi:
*) superficie di appoggio impermeabile
*) reticolo fognario interno separato e recapitante in impianto di pretrattamento
*) preferibilmente coperto anche con una tettoia leggera
*) bacini di contenimento per rifiuti liquidi
*) stoccaggio per tipologie omogenee ed etichettatura
*) presidi antincendio e antisversamento (mat. assorbente)
*) ordine e pulizia

Se pensiamo che questi interventi siano costosi, proviamo a immaginare quanto costi la successiva bonifica del terreno in caso di stoccaggio a “mucchio selvaggio” cioè alla rinfusa, senza le più elementari norme, non diciamo tecniche, ma almeno di buon senso, che presuppongono che la merce vada stoccata separatamente, etichettata e classificata, quando è pericolosa, ma anche quando non lo è.

Ad esempio i residui metallici o sfridi di tornitura, possono essere non pericolosi ma rilasciare comunque sostanze oleose (e non poche); per i contenitori di plastica bisogna vedere quanto sono puliti e benchè non pericolosi, valutare che cosa possano rilasciare sul terreno; se è carta non la si potrà certo lasciare esposta alle intemperie e vanno considerati gli inchiostri di stampa e il pericolo d’incendio. Idem per gli stracci o i cascami tessili.

deposito rifiutiL’accumulo degli scarti di lavorazione deve sempre essere evitato e ogni rifiuto deve essere rimosso giornalmente e depositato in un’area idonea preferibilmente fuori dell’edificio” ma anche “controllare che tutti i materiali infiammabili siano stati depositati in luoghi sicuri. (DM 10/03/98).

Se poi proprio vogliamo avere un articolo di legge a cui attenerci, prendiamo l’art. 177, comma 4 ” I rifiuti sono gestiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare:

a) senza determinare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, nonché per la fauna e la flora;
b) senza causare inconvenienti da rumori o odori;
c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.”

Ricordiamoci che persino le acque reflue di dilavamento atmosferico dei piazzali di sosta, di parcheggio delle aziende e dei supermercati sono soggette ad essere convogliate e trattate prima di essere immesse all’esterno del sito o in fognatura, figuriamoci quindi se questo non dovrebbe essere valido per un impianto dove si tengono depositati rifiuti o altri materiali all’aperto.
A parte i principi di precauzione, vale anche il fondamento economico: se generalmente lo smaltimento dei rifiuti lo si paga a peso, che senso ha far triplicare questo peso dall’assorbimento di acqua piovana?

Ma il deposito temporaneo in definitiva non va considerato solo ai fini della gestione dei rifiuti (interna al produttore, che tuttavia non è esente dal rispetto normativo): anche nel Dlgs. 81/08, al titolo relativo alla Protezione da agenti chimici, viene detto specificamente all’art 224:

“Fermo restando quanto previsto dall’articolo 15, i rischi derivanti da agenti chimici pericolosi devono essere eliminati o ridotti al minimo mediante le seguenti misure:
a) progettazione e organizzazione dei sistemi di lavorazione sul luogo di lavoro;
b) fornitura di attrezzature idonee per il lavoro specifico e relative procedure di manutenzione adeguate;
c) riduzione al minimo del numero di lavoratori che sono o potrebbero essere esposti;
d) riduzione al minimo della durata e dell’intensità dell’esposizione;
e) misure igieniche adeguate;
f) riduzione al minimo della quantità di agenti presenti sul luogo di lavoro in funzione delle necessità della lavorazione;
g) metodi di lavoro appropriati comprese le disposizioni che garantiscono la sicurezza nella manipolazione, nell’immagazzinamento e nel trasporto sul luogo di lavoro di agenti chimici pericolosi nonchè dei rifiuti che contengono detti agenti chimici”.

deposito_rifiuti2Ogni attività lavorativa in cui sono utilizzati agenti chimici, o quando se ne prevede l’utilizzo, deve prevedere in ogni sua fase la univocità di identificazione delle sostanze e l’identificabilità di quanto contenuto nei contenitori. Questo serve per fronteggiare:

  • Rischio biologico: legato alla presenza nei rifiuti, di microrganismi in grado di infettare i lavoratori addetti in qualsiasi fase della catena di stoccaggio, raccolta e smaltimento. Responsabile è anche l’utilizzo di contenitori non adeguati per dimensioni, resistenza, impermeabilizzazione chiusura, oppure applicazione di tecniche scorrette di condizionamento.
  • Rischio chimico: dovuto alla presenza nei rifiuti di sostanze chimiche. Rientrano in questa categoria tutti i reagenti, solventi, miscele di composti contenenti le sostanze di cui si conosce il potere tossico o mutageno/cancerogeno. Anche un eventuale rischio di combustione degli stessi con conseguente incendio sono aspetti da non sottovalutare.
  • Rischio nella movimentazione dei contenitori: per i rifiuti è anche presente un rischio di origine traumatica: lesioni dorso/lombari e infortuni da movimentazione.
  • Rischio infettivo: legato solo ad alcuni rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo o a rifiuti che richiedono particolari modalità di trattamento a seguito di infortuni con conseguenti ferite da taglio o da punta.

Anche la Sorveglianza sanitaria in materia di contatto con sostanze chimiche, viene chiamata in causa dalle attività di manipolazione, esposizione, inalazione e contattato causate da scarti di lavorazione e rifiuti.

E’ evidente allora, che contenitori dei rifiuti, anche se non pericolosi e deposito temporaneo, al di là dei richiami normativi e delle sanzioni amministrative e penali (per reati verso l’ambiente e l’intera collettività) devono essere improntati al combinato rispetto non solo delle norme ambientali ma anche della salute e sicurezza, verso le quali non può essere invocata ignoranza a propria discolpa.

Per maggiori approfondimenti leggere la sezione nel Vademecum rifiuti 2016 (PDF)

deposito temporaneo 3 . 
Leggi anche
Il deposito temporaneo dei rifiuti: cos’è e come si fa

 

 

Per informazioni
Teresa Gravante
tel. 0332 256264
ambiente@asarva.org

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