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Home 50 anni e tre generazioni. «Imprenditori oggi? Più dura di quando ha iniziato papà»

50 anni e tre generazioni. «Imprenditori oggi? Più dura di quando ha iniziato papà»

Nel 2018 la Litografia Valli di via Pavia a Induno Olona festeggerà mezzo secolo e tre generazioni in azienda. Nonno Cesare lavorava il piombo, i figli sono arrivati ad avere 26 collaboratori. I nipoti? Laurea e tanta voglia di imparare. Marco Valli: «Guai a sottovalutare l’esperienza. Noi ci faremo da parte nel 2020 e questa impresa sarà l’ancora di salvezza dei nostri ragazzi»

L’albero genealogico dei Valli è articolato, i nuovi rami stanno crescendo, i frutti arriveranno. Con loro, in tutto sei persone di seconda e terza generazione, si parla di tanti passaggi generazionali: quello dai genitori Cesare e Irma ai figli (Marco con la moglie Marinella, Felice e Daniela) e dai figli ai nipoti (Francesco, Luca e Andrea). Passaggi d’età che qui, alla litografia di Induno Olona – fondata nel 1968: nel 2018 si festeggeranno i cinquant’anni – sono sempre coincisi con i tanti cambiamenti tecnologici: Felice era linotipista come il padre, Marco cromista e Daniela – una volta preso il diploma da ragioniera – in legatoria. Proprio come la mamma, maestra (oggi si direbbe capo reparto) nel settore tessile e poi al fianco del marito nell’azienda di famiglia. Il papà lavorava con il piombo; i figli si trovano a che fare con le lastre e da anni con macchine più automatizzate: il carattere e il dinamismo dei Valli sono la pietra sulla quale si fonda, ancora oggi, questa impresa.
Papà Cesare era pacato e riflessivo, lasciava ampio spazio all’iniziativa dei figli, credeva nell’etica, nel ruolo sociale dell’impresa e andava controcorrente. Mai ostacolato nessuno. Marco, a detta sua, è «pugnace», pretende tantissimo da tutti e da sé stesso. Non molla mai la presa perché sa che «portare avanti un’azienda, oggi, è molto più difficile di quando lo fece nostro padre».

Mai un licenziamento, mai un’ora di cassa integrazione
«Però un vanto ce l’abbiamo: siamo una delle poche imprese grafiche del Varesotto che non ha mai licenziato nessuno e non è mai andata in cassa integrazione». Orgoglio sano di chi, proprio come papà Cesare, aveva una visione. Ventisei collaboratori, clienti con nomi importanti con i quali lavorano da tantissimi anni, una produzione (3.500 commesse all’anno) che va dal biglietto da visita ai cataloghi da decine di migliaia di euro, dagli espositori all’allestimento delle vetrine. E un ventaglio di professionalità che hanno permesso alla Valli di superare le crisi del settore.

Francesco (ingegnere gestionale con alle spalle un’esperienza di anni come project manager nella Pirelli Immobiliare), Luca (laurea in architettura con esperienze negli studi professionali) e Andrea (laureato in ingegneria gestionale), la terza generazione che si sta facendo le ossa tra plotter, programmi informatici, rapporti commerciali, stampa in quadricromia, carta pesante o leggera, usomano o patinata, si prepara in modo morbido: «La nostra scelta è già definita – prosegue Marco Valli. I giovani devono fare esperienza, devono imparare il lavoro e devono entrare nei meccanismi dell’impresa con una certa consapevolezza. Noi vecchi (lui, Felice, Daniela e Marinella, ndr) ci faremo da parte lentamente. Poi dal 2020 l’azienda sarà nelle loro mani e sarà la loro ancora di salvezza». I polsi iniziano a tremare, perché la Valli è una realtà complessa dove l’integrazione delle diverse conoscenze e capacità corre veloce come le ventose che accompagnano i fogli sotto i rulli della stampa.

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Unire le energie per raggiungere l’obiettivo
Non c’è produzione senza parte creativa, non c’è creatività se non si conoscono i materiali e non c’è prodotto se non si vende. In tutto questo, i numeri sono fondamentali. E i numeri, che si accompagnano alle vendite, si fanno puntando alla soddisfazione del cliente. Francesco, Luca e Andrea sono di poche parole ma sanno, con chiarezza, che portare qualcosa di nuovo in azienda è il loro obiettivo già da adesso. Così Francesco ha sviluppato un software per la gestione delle commesse e Luca disegna e studia gli espositori. E dice: «I compromessi con genitori e zii sono tanti, soprattutto da parte nostra». Ma Andrea? Per ora «cucino – dice sorridendo – ma non tutti sembrano apprezzare. Però osservo, ascolto e imparo».
Va bene, ma per un giovane cosa vuol dire essere imprenditore? Luca, per ora imprenditore non si sente affatto. Abbozza una risposta: «Forse fare un lavoro che serve agli altri». Ci può stare. Per Francesco è una questione di impegno perché «non si stacca mai» mentre per Andrea «avere tra le mani un obiettivo sfidante». Niente male. Anche Marco Valli vuole rispondere alla domanda: «L’imprenditore deve saper guidare e indirizzare le energie di chi lavora con lui per raggiungere un obiettivo». Che per Marco, oggi, è quello di «far crescere professionalmente figli e nipoti e di lavorare con più serenità».
Il proposito è condivisibile, ma nel frattempo «un Valli apre i cancelli dell’azienda alle sette del mattino e un Valli li chiude alle otto  di sera. E così sarà in futuro».

Ventisei famiglie si affidano a noi per l’oggi e il domani
Perché, conclude Marco, «quello che fa l’imprenditore è farsi carico non solo del proprio lavoro ma anche dei suoi dipendenti. La responsabilità dell’imprenditore non è solo verso sé stesso o la sua famiglia, ma nel nostro caso nei confronti di ventisei famiglie che si affidano a noi per l’oggi e il domani». L’insegnamento arriva dritto e chiaro: nessuno può fraintendere.

Ritorniamo ai giovani: cosa gli piace del loro lavoro? Luca non ha dubbi, perché fa alla Valli quello che ha sempre fatto. Cioè disegnare e progettare. Quando uno schizzo si trasforma in prodotto è sempre una gran soddisfazione. Francesco, invece, sin da piccolo risolveva problemi e lo fa ancora oggi tra conti e analisi. Di Andrea abbiamo già detto, ma gli occhi sono svegli e il giovane scalpita. Il futuro? Tutto da scrivere. Una cosa però è certa: «Implementeremo nuovi reparti – interviene Francesco – staremo al passo con le ultime tecnologie e sostituiremo le figure obsolete».
Marco, Felice, Daniela e Marinella si guardano e sorridono.

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