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Home Pc anni ’90 e floppy? Cara impresa, la rivoluzione te la fa lo studente

Pc anni ’90 e floppy? Cara impresa, la rivoluzione te la fa lo studente

Un elenco di settecento potenziali imprese per l’alternanza scuola-lavoro (la maggior parte micro e piccole) per circa cinquecento ragazzi impegnati in stage nel 2016. L’Istituto Statale di Istruzione Superiore “Isaac Newton” di Varese è una macchina da guerra. E a confermarlo sono i giovani invitati nella sede provinciale di Confartigianato Varese per raccontare le loro esperienze. Chimici, motoristi, termoidraulici, elettricisti, elettronici, consulenti per l’agricoltura: su venticinque ragazzi, dieci vorrebbero andare all’Università e cinque all’estero. Ma tra questi ce ne sono altri cinque che, una volta finita la scuola, firmeranno un contratto con gli imprenditori che li hanno portati in azienda.

Questo è anche il caso di Micol, che citiamo perché unica ragazza in un gruppo dove non sono rispettate le “quote rosa”. Lei pratica l’alternanza in una piccola impresa tessile di Inarzo: «Mi trovo benissimo – dice – e so che cercano personale che conosca i loro prodotti e che sia disposto ad impegnarsi anche sul fronte commerciale». Lì Micol passa dall’analisi dei tessuti all’archiviazione e dai campionari alle cartelle colore. Ma qualche idea ce l’ha già: «Vedremo come andranno le cose, però mi piacerebbe proporre l’introduzione di tessuti realizzati con fibre alternative».

A fare la differenza, in questa alternanza del Newton, sono state soprattutto le imprese di piccole dimensioni: «Lì si respira un’aria diversa – dicono gli studenti – e ti accorgi che ogni giorno impari cose diverse, fai cose diverse e cresci: ti senti veramente bene». Gli inizi non sono facili: «Ti senti spiazzato, insicuro, non sai dove mettere le mani perché a scuola sei cullato e protetto dai professori, mentre in azienda non c’è nulla di comodo. Soprattutto, ti accorgi che il mondo là fuori usa macchine e tecnologie che hanno poco a che fare con la teoria scolastica. Allora capita che sei tu a portare in aula tutto quello che di nuovo impari in azienda». E impari non solo a riparare e risolvere i problemi ma anche a confrontarti con i clienti, a gestire le loro esigenze, a metterci la cura necessaria e a costruire relazioni basate sulle tue responsabilità.

Ma nelle piccole imprese c’è di più: «Inizi con poco e poi ti vengono affidati lavori sempre più interessanti e importanti perché il rapporto con il titolare e con gli altri dipendenti è più diretto, ti senti più seguito, chiedi e trovi sempre una risposta», incalzano i ragazzi. Ma chi è entrato nelle grosse industrie ci tiene a sottolineare che «il tuo lavoro è ugualmente importante e quest’esperienza mi ha aiutato a capire cosa vorrei fare una volta terminato il percorso alle scuole superiori».

La parola d’ordine, in tutto questo, è crescere ma la richiesta dei giovani è un’altra: «Più stage, che durino di più e che la scuola ci prepari meglio ad affrontarli». E così i ragazzi accettano di fermarsi in azienda anche un intero mese durante le vacanze estive, di scommettere su loro stessi, di “restarci male” quando «ti fanno capire che non sai fare niente». Ma, con la stessa delusione, hanno affrontato anche l’alternanza in imprese dove «si usano ancora i floppy disc e le versioni dei programmi del pc sono ferme agli anni Novanta». La scuola, a volte, è meno “vecchia” di quanto sembri.

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