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Home Dallo skyroll all’azienda: Ester la campionessa oggi si allena tra figli, famiglia e azienda

Dallo skyroll all’azienda: Ester la campionessa oggi si allena tra figli, famiglia e azienda

foto-ribolzi
Ester è figlia di imprenditori (Lucia e Enrico), moglie di un imprenditore (Marco Giani, il marito, ha una cartotecnica di famiglia a Fagnano Olona) e sorella di Davide, che alla Torneria Ribolzi di Cunardo – dopo una laurea in biologia all’Università dell’Insubria di Varese – ci è entrato per passione e perché con i numeri, e le macchine, ci sa fare.

Per Ester, che la laurea se l’è presa in Economia aziendale all’Università Liuc di Castellanza, le tolleranze, i diametri, le misure e il disegno meccanico sono come il pane sulla tavola. A tal punto che quando decide di entrare in azienda, dopo uno stage alla Lindt di Induno Olona, si mette su torni, transfer e centri di lavoro (oggi undici in tutto) e impara a mettere e togliere i pezzi, controllarli ma soprattutto a capire a cosa servono. «La mia prima curiosità è stata quella – dice Ester – perché i materiali e il loro trattamento mi hanno sempre interessato, poi prendevo il furgone e facevo le consegne. Fornitori e rappresentanti agli inizi erano increduli, poi si sono abituati».

Dopo una carriera agonistica nello sci di fondo, poi nello skyroll («sono entrata in nazionale e ho partecipato anche ad una Coppa del Mondo», sottolinea orgogliosa la giovane) mi sono dedicata a tre anni di canottaggio. Insomma, muscoli e tenacia non le mancano. E sono proprio questi ad aiutarla negli allenamenti quotidiani in azienda. Dove ora fa quello che mamma Lucia ha fatto per anni perché, dice papà Enrico, «quando la donna è intelligente ha sempre un punto in più rispetto agli uomini. Se non ci fosse stata mia moglie non avremmo potuto fare quello che abbiamo fatto». Lucia ed Ester, insomma, sono una coppia imbattibile. E a dare i primi, grandi consigli alla figlia è proprio lei: «Mi sono diplomata in ragioneria, ho lavorato a Lugano per alcuni anni, mi sono sposata e poi sono arrivati i figli: negli anni, cinque. Mio marito, nel frattempo, si era messo in testa di aprire un’attività tutta sua: le prime macchine nel sotto casa e, sopra, l’abitazione. Durante il giorno curavo i piccoli e la notte, almeno una alla settimana, compilavo la Partita Doppia, a ricalco. Diciamo che sono rimasta incastrata nell’azienda, ma per la mia vita era essenziale lavorare. Forse ho solo un rimorso: aver spedito i figli all’asilo all’età di due anni. Spero che mia figlia abbia, come me, il coraggio degli incoscienti».

Davide, le sorelle e i giochi in azienda
Ma ci sono anche tanti ricordi che hanno lasciato il segno: «Davide, il figlio ora in azienda, che incoraggiava le sorelle più piccole a infilare le mani nelle latte dell’olio per sporcarsi i vestitini o i figli che sgambettavano come caprette in giardino mentre io curavo fornitori, clienti e banche». E ovviamente il marito Enrico, «un uomo entusiasta che ogni volta che faceva ritorno dalla Bi-Mu (una delle più qualificate e storiche manifestazioni internazionali dedicate all’industria delle macchine utensili, dei sistemi di produzione, dei robot e di tutte le tecnologie annesse, ndr) avrebbe voluto riempire l’officina di macchine dell’ultima generazione. Incoraggiarlo? Casomai la mia vera fatica è stata quella di scoraggiarlo», incalza sorridendo Lucia.

Ester le è accanto, e della madre ha lo sguardo pronto e l’entusiasmo contagioso: «So che quando si parla di imprenditrici, si parla sempre di conciliare famiglia e lavoro, ma questo non mi ha mai preoccupato: oggi ho due figli e me li sono sempre portati in azienda. Mio marito sa che la nostra vita è fatta così, quindi condivide e…concilia». In braccio c’è Grabriele, sei mesi, occhioni fissati sui torni e uno sgambettare continuo con le braccia che si allungano verso le macchine. Buon sangue non mente.

La politica dei piccoli passi
E nonostante si ricordino ancora i “non ho tempo, aspetta un attimo” della mamma, Ester incassa un complimento che la fa arrossire: «Ha preso il mio posto – dice Lucia – e fa tutto bene». La politica dei piccoli passi è da più di quarant’anni alla base della Torneria Ribolzi. E le raccomandazioni che Lucia fa a Ester sono più che preziose: «Come imprenditrice ho sempre usato il buonsenso nel valutare le cose, non mi sono mai lasciata attrarre dal troppo, non mi sono mai illusa: è per questo che rifarei tutto quello che ho fatto».

In poche parole, «inutile pensare di poter raggiungere la Luna con lo Sputnik anche se a volte penso a questo: Ester avrà fatto bene o male a seguire i miei passi?». Domanda, quasi, retorica: tutti, alla Torneria Ribolzi, sono felici di questa scelta. Soprattutto Ester, che è ferma quando parla di dovere e responsabilità: «Quando l’impresa è tua devi dare ancora di più, perché non puoi pensare di prendere le cose alla leggera. Sei madre, sei moglie ma sei anche imprenditrice: tenere tutto insieme non è niente male».

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