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Dalla 2 CV di Flaminio Bertoni a D-Factor: quando il design cambia il mondo

Design e impresa: una sfida aperta, da accettare. Al tema è dedicato il progetto D-Factor nato dalla collaborazione tra il Faberlab di Confartigianato Imprese Varese e Politecnico di Milano con il sostegno di Fondazione Bassetti di Milano, VersioneBeta e il supporto economico della Camera di Commercio di Varese. Con un primo punto all’ordine del giorno: quando si parla di design, non si parla solo di estetica ma anche di nuovi processi di produzione e nuovi servizi. Quelli che un’impresa può offrire ad un’altra. Un campo smisurato nel quale trovano posto le nuove tecnologie e la sperimentazione spinta. E nel quale anche alcuni varesini hanno lasciato il segno, proprio come fece Flaminio Bertoni alla Citroen parigina.

 Su di lei ci sono passati tutti: nella realtà o nella fantasia. Claudio Baglioni, il cantante, ne possedeva una battezzata Camilla; James Bond, come al solito, la trattava male fino a farla ribaltare; nel film “American Graffiti” e in alcuni episodi de “La vendetta della Pantera Rosa” erano invece i giovani a prendersela a cuore. Lupin III ci girava Parigi. Insomma, la Citroen 2CV – la Diane, come la si chiama affettuosamente – era insolita, simpatica, poco atletica, per nulla aggressiva. Ma fantastica. E dal suo lancio sul mercato francese, nel 1948, sbancò tra la gente (operai, contadini, anche intellettuali per il suo essere “contro”) ma non tra la critica. Che la definì “brutto anatroccolo”.

Eppure la 2CV rappresenta quella che Renata Castelli, curatrice del Museo Flaminio Bertoni a Volandia, definisce «la preistoria del design. Una preistoria, però, che ha aperto le porte della modernità. “Se non ci fosse stato Bertoni avremmo perso tanti anni”, ha detto pubblicamente Pininfarina». Storie di design in terra francese per mano di un varesino. Quel Bertoni che, per la Citroen, aveva già disegnato la Traction Avant e, poi, disegnerà la DS 19, fidata compagna dell’ispettore Ginko in Diabolik.

Ed è proprio con la 2CV che il designer dalla preparazione scultorea darà il via a quella relazione tra forma, linea e funzionalità. Prosegue Castelli: « Pierre-Jules Boulanger, nuovo vertice della Citroen, non amava i voli pindarici della fantasia. Anzi, la 2CV sarebbe dovuta essere economica, funzionale, resistente e adatta a tutti. A tal punto da far passare in secondo piano il design. Bertoni, prima escluso dai giochi e poi reinserito grazie alla sua inventiva, colpì l’obiettivo: eleganza abbinata alla praticità. Ecco il design moderno». Già, il design che sostiene e valorizza il contenuto. In questo caso il motore («questi ingegneri che pensano solo a quello», sembra avesse detto il designer) e le sue prestazioni meccaniche. «Bertoni era uomo di fabbrica – prosegue la curatrice del Museo – e dai suoi modelli in plastilina (partiva sempre da quelli) lo si capisce: la preoccupazione era quella di mettere d’accordo le esigenze funzionali con quelle economiche e di stile. Perché occuparsi di una carrozzeria svincolata da questo sarebbe stato impossibile». Con Bertoni, il design non definisce più e solo «l’oggetto bello o brutto, ma un prodotto adatto al mercato che deve avere i piedi per terra. Che deve essere venduto e apprezzato. Insomma, un prodotto di massa». Nato, però, da un uomo di fabbrica. Quindi capace di intuire, capire e assecondare gli elementi tecnici che stanno alla base della produzione. Proprio come devono fare oggi le imprese, immerse in un mercato sempre più esigente e proprio per questo ricettivo. Un mercato nel quale il design fa la differenza perché trascina con sé tutte le potenzialità della prototipazione rapida e delle nuove tecnologie al servizio del prodotto vincente ma anche economico.

Nasce così il caso automobilistico della 2CV: «Una macchina – ricorda ancora Castelli – pensata per le donne, per trasportare patate e uova (senza romperle), utile per i contadini con gli zoccoli, in grado di attraversare un campo arato e adatta anche ad una conduttrice principiante. Insomma, un mezzo comodo ma robusto, semplice nei comandi ma con un suo carattere». Le vendite diedero ragione allo spirito visionario della Citroen, dei suoi ingegneri e naturalmente di Bertoni, designer capace di mettere insieme «l’utile con il dilettevole». Nel 1956 le vendite erano già a 500mila esemplari, e nel 1988 lo storico stabilimento di Levallois venne chiuso dopo aver sfornato 2.790.472 Citroën 2CV. In totale, si dice che tra il modello originale e le “figlie” della vecchia Diane si sia arrivati ad un consuntivo di 10 milioni di vetture vendute. Nulla da invidiare alle già famose Ford Modello T, Volkswagen Maggiolino, Fiat 500 e 600, Renault 4 e la Mini inglese.

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