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Dalla lettera d’un artigiano di 72 anni fa a oggi: il valore dell’aiuto e del consiglio

foto-compleanno-11Confartigianato Imprese Varese compie 72 anni. Da quel 6 agosto 1945, data in cui l’Associazione Artigiani della provincia di Varese convocò tutte le aziende artigiane del territorio per una prima decisiva riunione, molto o poco, a seconda dei casi, è cambiato. Ma non i valori, i principi, l’etica dei piccoli imprenditori. In realtà neppure la voglia di riunirsi per confrontarsi. Queste occasioni, oggi, non sono più semplici riunioni ma seminari tecnici, workshop, convegni, percorsi formativi, legati anche all’innovazione e alle nuove tecnologie, missioni all’estero, academy.

E’ cambiato il mondo, questo sì. Le lettere sono scansite e inviate per mail con firma elettronica, le newsletter informano nell’attimo di un click, e altrettanto fanno le applicazioni di messaggistica istantanea, gli affari si fanno ovunque, di persona oppure con Skype, la globalizzazione porta i manufatti della provincia nel mondo, la prototipazione rapida è più veloce di quanto si possa immaginare. I social mettono in rete le imprese e i bracci robotici sono i giganti delle isole di lavoro.

I piccoli imprenditori hanno saputo guardare avanti, trasformarsi, accettare nuove sfide. In una parola, adeguarsi. Questa consapevolezza ha portato l’Associazione del dopoguerra alla Confartigianato Varese di oggi. Che con Faberlab (il laboratorio digitale di Tradate) e Versione Beta (la scuola di formazione di Busto Arsizio) – solo per citare gli ultimi nati – ha cambiato il modo di essere e fare impresa. Da un lato con l’apporto di nuove conoscenze e con la possibilità di ricavare esperienze diverse dall’utilizzo delle nuove tecnologie, e dall’altro con corsi che hanno abbandonato la logica del “catalogo” per farsi personalizzati, unici, in linea con le nuove competenze che servono a una competitività più spinta.

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Come scriveva Paolo Aletti (presidente dell’Associazione nel 1948), l’impegno negli anni è sempre stato quello di «affrontare i problemi che sono ancora rimasti insoluti». E allora cambiano solo i nomi: le imposte e tributi si chiamano imposizione fiscale; la Riforma Vanoni degli anni Cinquanta è il modello 730 di oggi; il Mercato Comune Europeo degli anni Sessanta è diventato l’Unione Europea; la Cassa Mutua Obbligatoria è parte del Welfare attuale. La “lotta” è la “lobby”. La lentezza nelle decisioni e nei giudizi della politica (una controparte con la quale i piccoli imprenditori si sono sempre misurati e si misurano), sono quasi rimasti invariati: nelle questioni normative, le imprese di allora così come quelle di adesso restano a volte impigliate.
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Ma c’è un altro punto che ha portato l’Associazione di quegli anni Quaranta alla Confartigianato Varese dei nostri giorni. E lo sottolinea ancora una volta Paolo Aletti, pensando ad incontro immaginario con un suo collega impegnato nella ricerca di una soluzione ad un problema: «…stavi facendo un preventivo quando ti ho incontrato. Conteggiavi tasse, imposte, assicurazioni ecc. Molte cose le sapevi, altre le ignoravi. Allora ho provato la soddisfazione di poter convincere un fratello sull’importanza e l’interesse di entrare a far parte di quella grande famiglia che è l’Associazione provinciale degli Artigiani. E finalmente hai capito il valore del consiglio e dell’aiuto reciproco. E ancora più hai compreso l’interesse di associarti là dove ogni giorno giungono critiche e richieste, consigli e proposte. Dove si fa una politica sola: l’interesse della categoria».

L’interesse, certo, che si faceva e si fa rendendo tutto più chiaro. Quel bisogno di semplificazione che provano le imprese della nostra epoca non è diverso da quello di settant’anni fa. Il bisogno di chiarezza, di essere liberati dalla burocrazia, di “stare insieme” per “contare di più” scommettendo sulla «tanto auspicata unione di tutte le forze artigiane del nostro Paese». Facendo pressione sul governo che, a differenza di quanto hanno fatto gli artigiani, non sempre è stato capace di adeguarsi ai nuovi tempi. E alle richieste di chi è stato al passo con la nuova economia.

Allora, come ci hanno detto due delle cinque figlie di Aletti, Donatella e Attilia: «Viva gli artigiani». E buon compleanno.

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