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Giovani, qualificati e specializzati: le imprese in provincia puntano sulle high skills

concorso-assunzioni-elettricista-tecnico-piemonteLuglio-settembre, tempo di ferie ma anche di pianificazione, occupazione e riflessione sulle tendenze (e i bisogni) produttive e professionali della provincia di Varese.

La base di partenza per non farsi trovare impreparati nel rapporto con il mercato e con i competitor, sono i numeri forniti dal Sistema Excelsior curato da ministero del Lavoro e Unioncamere, in collaborazione con Camera di Commercio che trimestralmente rilevano i contratti di lavoro previsti nel territorio nazionale, regionale e provinciale. Per quel che riguarda il periodo luglio-settembre 2017, il sistema economico della provincia di Varese dovrebbe fornire opportunità di lavoro a 10.850 persone, pari a quasi il 6% del totale dei 189.100 nuovi occupati in Regione Lombardia. Sfiora il milione, invece, la quota nazionale (969mila).

Numeri buoni, che a livello regionale posizionano il territorio varesino in quinta posizione dopo la città metropolitana di Milano (85.220 assunzioni previste) e le province di Brescia (23.200), Bergamo (18.690) e Monza e Brianza (12.190). Seguono Como (8.510), Pavia (6.970), Mantova (6.280), Cremona (5.640), Lecco (4.890), Sondrio (3.590) e Lodi. (3.030).

Ma è il dettaglio delle richieste a definire quella che, al netto dei tre mesi, sarà l’economia della provincia di Varese al termine del mese di settembre. La fetta più rilevante di rinforzi ricercati dalle imprese si concentra, infatti, sulle professioni qualificate nel commercio e nei servizi, subito seguita da tecnici e impiegati con elevata specializzazione. Chiudono gli operai specializzati e i conduttori di impianti e macchine. Si conferma, invece, la contrazione delle cosiddette “professioni non qualificate”. Anche per questo, sempre secondo le rilevazioni Excelsior, in 27 casi su cento gli imprenditori interessati a nuove assunzioni prevedono di riscontrare difficoltà nel reperire i profili necessari, soprattutto per quanto riguarda progettisti e ingegneri; specialisti in scienze informatiche, chimiche e fisiche, operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche.

Per aggirare il problema, riprenderà ossigeno l’occupazione giovanile con profilo high skill: sul totale delle assunzioni, infatti, il 36% (3.873 persone) sarà a beneficio di under 30. Le mansioni per le quali le aziende hanno tutta l’intenzione di abbassare l’età media degli occupati sono: specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche; progettisti, ingegneri e professioni assimilate; addetti alla gestione di magazzini, logistica e acquisti; operatori della cura estetica; operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici; operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche; operai specializzati nelle industrie chimiche e della plastica.

A determinare il “peso specifico” del nuovo lavoro – e quindi a determinare il nuovo carico di competenze sulle quali le imprese sono evidentemente interessate per evolvere – è il 25% di alti profili di specializzazione (concentrato proprio nei settori dirigenza, specialisti e tecnici) che supera nettamente la media nazionale, ferma al 18%. In questo quadro rientrano inoltre i valori relativi alla richiesta di esperienza specifica (64% del totale di neo assunti) e la quota di laureati (18%).

La necessità di intercettare nuovi mercati, nuove produzioni, nuovi posizionamenti strategici è probabilmente alla base anche della concentrazione delle assunzioni: 6.850 nelle aziende da 1 a 49 dipendenti; 2.350 in quelle fino a 249 e i restanti 1.660 nelle industrie con oltre 250 occupati. Tanto più alla luce dei profili richiesti: commercio e servizi a parte (30%), una quota parte del 25% andrà ad armare il settore tecnico e specialistico.

E mentre si conferma predominante il lavoro dipendente (86% del totale, con ingressi distribuiti nel 48% dei casi su contratti a tempo determinato e nel 21% a tempo indeterminato), resta un 14% di occupazione non alle dipendenze (collaboratore, somministrato, ecc). Bene l’apprendistato: 9% nelle imprese della provincia di Varese.

Spinto, sempre di più, dall’onda lunga dell’alternanza scuola-lavoro.

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