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Il 3D a misura d’architettura di Faberlab fa scuola in Russia

Pensi alla Russia e immagini spazi immensi, distese gelate, paesaggi mozzafiato. E rifletti sulla seconda potenza mondiale che è anche superpotenza energetica di fonti rinnovabili. A 90 chilometri dalla foce del Volga nel Mar Caspio c’è Astrakhan, una delle città principali della parte meridionale della Russia europea che sviluppa la sua economia con il turismo e le nuove tecnologie.

Lo slogan della sua università – “Tradizioni accademiche, Tecnologie innovative” – è una promessa. Fondato nel 1932, l’ateneo ha da sempre l’obiettivo di «formare alunni di successo e scienziati che esercitano un impatto notevole sulla comunità mondiale».

Non sappiamo se il sogno di Roman Salekhov, Elizaveta Ivanova (Lisa) e Ekaterina Alexeeva (Katia) sia quello di diventare scienziati, ma di certo da studenti alla facoltà di Architettura dell’Università di Astrakhan sanno che il 3D ha cambiato il mondo. E chi vuole progettare edifici (non solo case) non può non sapere cosa ci sia dietro a una stampante tridimensionale. Hardware e software sono, per l’architetto di oggi, quello che il tecnigrafo e il modellino in cartone erano per il professionista del passato.

UN MESE PER SCAMBIARSI CONOSCENZE
Grazie a un accordo siglato tra Confartigianato Imprese Varese e Università di Astrakhan (tutto è nato nel dicembre 2016 al Denkmal-Salone del Restauro di Lipsia), i tre ventenni si ritrovano ora al Faberlab – e ci resteranno un mese – per un corso full-immersion in tutto quello che è 3D. Loro, normale pensarlo, vorrebbero diventare architetti di grido ma per ora «meglio esercitarsi sulle macchine, imparare a progettare e prototipare, conoscere i nuovi programmi, acquisire nuove conoscenze e dotarsi di nuove professionalità». Perché la visita al Faberlab non è un “atto di cortesia” nato da un’intesa tra istituzioni, ma una missione formativa che rientra in un piano definito di crescita reciproca.

Ecco perché nelle parole di Roman, Liza e Katia c’è un termine che si fa spazio continuamente: skills. Abilità. «Il mondo corre – dice Roman, che per due anni ha studiato anche a Dubai – e le nuove tecnologie sono sempre più importanti». Lui, che è iscritto ad Architettura e Design, in Astrakhan ha seguito un piccolo corso sul 3D, non ha progetti (da stampare) nel cassetto, è la prima volta che viene in Italia. E vuole capire tutto del digitale: «Gli edifici si possono già vedere così come saranno nella realtà – prosegue il ventiduenne – e poi c’è la conoscenza dei programmi che è fondamentale».

NON CI SONO TUTTI I TIPI DI STAMPANTE
Tutto bello, ma in Astrakhan a che punto siete? «All’università non abbiamo tutti i tipi di stampanti 3D che avete voi al Faberlab. E non sempre ci possiamo esercitare. A dire il vero le mie esperienze sulle macchine sono pochissime. Comunque la stampante FDM (Fused deposition modeling) è la mia preferita: è semplice, si impara velocemente ad usarla ed è una macchina che ci si può costruire da soli anche in casa».

Liza, che con i suoi vent’anni è la più giovane del gruppo, dell’Italia apprezza tutto: «L’architettura è nata qui. Penso solo a Roma e so che passo dopo passo mi devo fermare: è tutta un monumento. It’s amazing». Sì, è vero, è stupefacente. Liza qualcosa di “piccolo” lo ha già stampato all’università, «ma non è sufficiente. Il 3D printing – prosegue – ora è molto popolare, ma in un prossimo futuro sarà molto usato proprio in architettura». Ed è per questo che lei ha deciso di specializzarsi in “architectural design”, cioè in tutto quello che va al di là della progettazione tradizionale nella speranza che il 3D «mi possa aiutare a rendere il mio lavoro più facile. Sono sicura che mi attende un’esperienza eccitante».

ARCHITETTURA GREEN E ALTERNATIVA
Katia, con i suoi ventidue anni, è timidissima ma ha le idee chiare perché il suo desiderio è quello di sviluppare una architettura che sia “green”, organica, e che rispetti la natura passando dall’utilizzo delle fonti energetiche alternative – eolica e solare – e della bionica. Ed è per questo che la giovane guarda a Santiago Calatrava, l’architetto che si ispira alle forme e alle strutture che si trovano in natura. Cosa ci fa a Tradate? «Voglio prendere confidenza con le stampanti 3D, farmi qualche nuovo amico, accrescere la mia esperienza nel lavoro in team e migliorare la conoscenza dell’inglese», dice Katia. Che guarda alle nuove tecnologie come ad uno strumento capace di «creare qualcosa di nuovo e interessante per me e per gli altri. D’altronde, con queste macchine puoi stampare tutto quello che vuoi. Anche quello che non riesci ad immaginare».

PRONTI ALLO SCAMBIO
Davide Baldi, responsabile del Faberlab (il laboratorio digitale di Confartigianato Imprese Varese), è soddisfatto tanto quanto gli studenti russi: «Cercheremo di trasmettergli tutto quello che possiamo sul 3D, sulla sperimentazione con i materiali, sui programmi più innovativi, sul controllo e la stampa dei file e sulla prototipazione. Cose da sapere ce ne sono tante e loro hanno una gran voglia di imparare. Poi, chissà, loro sono venuti da noi e non è escluso che un giorno noi andremo da loro». Con sei ore di aereo si arriva: il teletrasporto lo sogniamo guardando Star Trek.

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