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L’orgoglio di chiamarla Fiera. E di mettere in mostra produzione e innovazione

fiera-di-vareseQuarant’anni di Fiera: sabato 9 settembre, Varese ha festeggiato alla Schiranna l’appuntamento che, dal 1977 a oggi, segna in qualche modo la fine del periodo delle vacanze e il ritorno al contatto diretto con l’economia e il territorio, del capoluogo ma non solo. Con 150 espositori, comprese istituzioni e onlus, street food, laboratori e occasioni di svago per i piccoli, la fiera si propone anche come momento di confronto. Dopo l’esordio con Gianluigi Paragone, domenica tocca a Raffaello Tonon; seguono, lunedì, Flavio Oreglio e martedì il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti. Mercoledì è la volta di Nino Formicola, giovedì focus sulla salute con Alberico Lemme e, venerdì, a finire sotto i riflettori sarà la carriera di Mauro Coruzzi-Platinette. Chiude, sabato, Aldo Pedron con “Good Vibratons, la storia dei Beach Boys” (tutti gli eventi alle 19).

«Siamo qui – è il commento di Davide Galli, presidente di Confartigianato Varese, a margine dell’inaugurazione – per manifestare, anche concretamente, quanto per noi sia ancora importante il concetto di fiera»

UN CONCETTO DA NON ROTTAMARE
«Nell’ultimo anno, a dispetto della forte valenza attribuita ai nuovi mezzi di comunicazione e business, la nostra associazione ha rilanciato l’importanza della fiera quale momento di dialogo e confronto con i potenziali clienti (perché è da lì che arriva la domanda, nell’economia reale) e quale occasione per individuare le tendenze di settore, nel confronto, anche positivo, con componenti della filiera (il sistema della Rete può maturare in fiera). Quindi, il concetto di fiera è tutt’altro che da rottamare».

A dirlo è anche la storia: «Le aziende artigiane e le Pmi sono ben consapevoli della valenza delle buone fiere, e lo dimostra il fatto che la prima Mostra Provinciale dell’Artigianato fu inaugurata dalla neonata associazione artigiani della provincia di Varese il 7 settembre 1947 nella palestra di via 25 Aprile a Varese, arrivando a cinquemila presenze in quattro giorni». Ecco perché, prosegue il presidente di Confartigianato, «siamo qui non solo per festeggiare i quarant’anni di questa fiera, ma per augurare al territorio che questo compleanno possa rappresentare un nuovo inizio».

INNOVAZIONE E MANUALITA’ DA INSEGNARE E MOSTRARE
Tornando a quel 7 settembre 1947, s’impone un’ulteriore considerazione: «Punto forte di quell’esposizione fu mostrare quanto nobile fosse il mestiere di tanti imprenditori e quanto innovativi fossero i prodotti proposti. Oggi più che mai, recuperare quel valore, quell’innovazione, quelle abilità e mostrarle – interattivamente – a chi magari le conosce già ma anche ai giovani, e alle loro famiglie (alle prese magari con la scelta dell’indirizzo scolastico e universitario) e a chi convive con le imprese, significa rendere consapevoli di ciò che c’è e di ciò che ci sarà sul territorio». «Ampliare la portata della specificità legata alle produzioni e, al contempo, promuovere processi di in-coming coinvolgendo non solo il territorio, ma interlocutori di ampio respiro, significa garantire un ulteriore plus alle imprese partecipanti, stimolandone il ricambio e i nuovi ingressi» è il suggerimento di Davide Galli.

L’AMARCORD RIVOLUZIONARIO
Infine, non meno importante, il risvolto culturale – già peraltro presente nel contesto della Schiranna: «Proporre laboratori rivolti anche ai più piccoli non è amarcord, è rivoluzionario. Oggi, periodo nel quale diventa sempre più difficile “raccontare” l’innovazione, permettere di interagire con i prodotti nati nell’alveo dei processi innovativi in atto, può essere strumento utile per rafforzare il dialogo e la comprensione tra scuole e imprese. Senza contare che la rivoluzione digitale, quella reale, già applicabile e già visibile, non può non diventare parte di un processo di rebrandizzazione del marchio Varese».

«Provincia del turismo – conclude Galli –  ma anche della manifattura, della produzione, della ricerca, dell’interazione con due università, del business e dell’apertura dei confini. In questo senso, anche la convegnistica è strumento utile, integrando la dimostrazione pratica alla divulgazione tecnica e giornalistica».

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