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Rifiuti, sì delle imprese alla bozza di decreto e no a compromessi al ribasso

tariNon è solo questione di “scarti”: i rifiuti, oltre ad essere una faccenda connessa alla salvaguardia dell’ambiente, sono anche una questione che pesa, spesso parecchio, sul portafoglio e sui bilanci delle imprese. Tanto più che, Comune che vai, regole e conto che trovi (in genere salato), con contenzioni annessi e connessi. Scopri qui quale tariffa applica il tuo Comune. 

Problema tutt’altro che facile da risolvere per aziende – specie se modeste dimensioni – che di norme alle quali star dietro ne hanno già di che riempire ore e giorni di lavoro.

Ecco perché la notizia dell’imminente pubblicazione del nuovo “Decreto recante i criteri qualitativi e quali – quantitativi per l’assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani” da parte del Ministero dell’Ambiente ha, dalla sua, un che di straordinario, vuoi perché l’attesa si protrae da decenni e vuoi perché l’attuale bozza è quella che più si avvicina alle istanze delle imprese. Tanto è vero che l’auspicio di Confartigianato Varese è chiaro: no a compromessi al ribasso.

LA SENTENZA DEL TAR
A mettere benzina nei motori ministeriali, più che la voce che negli anni s’è levata dalle imprese – anche della provincia di Varese – ci ha pensato il Tar del Lazio che il 13 aprile scorso ha dato 120 giorni di tempo ai tecnici del ministro Gian Luca Galletti per predisporre il nuovo documento. E allineare la normativa ambientale alle rivoluzioni che nel frattempo hanno cambiato la vita delle imprese: nuove tecniche di produzione, nuovi materiali impiegati, nuove tipologie di rifiuti generati e relativo smaltimento differenziato, spesso conferito ad aziende private. Senza contare il susseguirsi di normative caratterizzate da un costante aumento degli oneri a carico del sistema imprenditoriale.

Insomma, in fondo al tunnel del saldo 2017 c’è una svolta in vista. Ma cosa dovrebbe cambiare in concreto? E con quali conseguenze negli inevitabili successivi adeguamenti dei regolamenti municipali Tari? E, soprattutto, su quali superfici deve essere applicata la tassa rifiuti?

Saperlo ora – effettuare le opportune misurazioni e verifiche, adattarsi per tempo alle novità, in un’ottica di ipotetici risparmi, agire su classificazione, gestione e smaltimento – può fare la differenza nel breve e medio termine (PRENOTA LA VERIFICA DELLA TUA TARIFFA TARI UTILIZZANDO IL MODULO).

Occorre a questo punto ricordare che il cuore dell’intera operazione rifiuti – sulla quale Confartigianato Varese ha più volte preso posizione in modo netto – è la definizione dei criteri per stabilire quali rifiuti siano da intendersi assimilabili.

RIFIUTI SPECIALI ASSIMILABILI
Fino a oggi, l’unico strumento deputato a definire cosa si dovesse intendere per “rifiuti speciali assimilabili agli urbani” è stato la deliberazione del Comitato interministeriale sui rifiuti del 27 luglio del 1984, con tutti i limiti connessi alla genericità dell’elenco e al suo mancato aggiornamento.

Fattori che, negli anni, hanno consentito ai Comuni di muoversi entro maglie a volte fin troppo larghe nella definizione di cosa sia da ritenersi “rifiuto assimilato”. A discapito, spesso, dei costi aziendali e ingenerando il nodo di numerosi contenziosi.

Nel 2013 Confartigianato Varese aveva redatto e inviato a tutte le amministrazioni pubbliche un regolamento-tipo che tenesse conto, tra le altre cose, della corretta ripartizione tra tariffe domestiche e non domestiche, di eventuali agevolazioni, riduzioni ed esclusioni di superficie e della necessità di distinguere nettamente tra rifiuti speciali e urbani. Ora, a mettere ordine una volta per tutte, ci penserà il “Decreto recante i criteri qualitativi e quali – quantitativi per l’assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani”. O perlomeno questo è l’obiettivo al quale ancora oggi si sta lavorando.

UN DIRITTO RICONOSCIUTO
E nello schema qualche risposta alle richieste delle imprese c’è, a cominciare – spiega la responsabile di AreaLavoro di Confartigianato Varese, Lucia Pala – dalla definizione di criteri chiari per stabilire cosa sia da ritenersi assimilabile e cosa no, «un diritto delle imprese che è bene che sia stato riconosciuto, sebbene l’auspicio a questo punto è che i Comuni non mantengano troppo alto il livello quantitativo in assenza di sistemi di misurazione puntuale».

I CRITERI
Alcune delle indicazioni contenute nello schema:
– i rifiuti speciali che si formano nelle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di merci, non sono assimilabili ai rifiuti urbani;
– sono assimilabili i rifiuti che si producono negli uffici, mense, spacci, bar e locali di servizio per i lavoratori;
– gli imballaggi terziari non sono assimilabili;
– le attività che producono rifiuti non assimilati saranno soggette solo al pagamento degli oneri per la copertura dei costi relativi allo spazzamento, al lavaggio delle strade e dei costi sostenuti dai Comuni.

Tra le novità, sempre per i Comuni ove non sia in vigore il sistema di misurazione puntuale, figura anche l’introduzione di limiti dimensionali delle attività produttive oltre i quali tutti i rifiuti prodotti non saranno assimilati ai rifiuti urbani. Traduzione: questo tipo di aziende dovranno pagare solo «gli oneri per la copertura dei costi di spazzamento e lavaggio e quelli di cui al Dpr 27 aprile 1999, n.158». Un’apertura importante come importante è l’esclusione dall’assimilazione dei rifiuti prodotti nelle superfici dei laboratori e nei magazzini, delle materie prime e dei prodotti finiti. Il tutto con la possibilità, data all’azienda, di scegliere tra il conferire il servizio ad un privato o di richiedere che a svolgerlo sia il Comune, chiamato a misurarsi con i costi imposti dal mercato per risultare competitivo.

I COMUNI NON CI PENALIZZINO
«La speranza, a questo punto, è che il decreto non subisca ulteriori modifiche e che i Comuni colgano in questa novità l’occasione per fornire un contributo importante al sistema economico locale» concludono i tecnici di Confartigianato.

Per informazioni e verifiche tecniche
Micaela Cattaneo
Servizio tassazione locale/AreaImpresa
0332/256203
micaela.cattaneo@asarva.org

Per informazioni e prenotazioni su classificazione, gestione e smaltimento rifiuti 
Servizio Ambiente AreaLavoro  
ambiente@asarva.org

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