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Il design dell’economia del cerchio: più si allarga e meno si spreca

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«Lavoro in modo che i due estremi si tocchino il più lontano possibile nel tempo, perché meno dobbiamo riciclare e meno consumiamo energia». Giorgio Caporaso, architetto e tra i maggiori eco-designer italiani, va oltre il concetto di riciclo e riuso e porta agli estremi il tema dell’economia circolare.

Tema che sarà al centro del seminario culturale di Confartigianato Varese in programma dalle 18 alle 20 di mercoledì 25 ottobre nelle nuove sale convegni della sede di viale Milano 69, a Gallarate. Un appuntamento che si inserisce nell’ambito della settimana per l’energia (www.settimanaenergia.it) promossa dal sistema lombardo di Confartigianato.

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Nella logica di Caporaso – e dell’economia circolare – non bisogna limitarsi a creare un circuito chiuso, perché quello che fa la differenza è anche la circonferenza del cerchio.

Spieghiamo meglio. «Nell’economia classica – dice Caporaso – la vita di un prodotto si può immaginare come una linea dritta: produci, usi, getti. Produci, quindi consumi energia e materia; utilizzi, senza neanche affezionarti ai prodotti, ben sapendo che avranno una durata limitata; e poi li getti via, creando rifiuti». Tutta un’altra storia è quando parliamo di economia circolare. «Devi fare in modo di curvare quella linea e far congiungere il punto di inizio e di fine, cerando così un ciclo». Compro un oggetto, lo utilizzo e poi lo rimetto in circolo, riciclandolo. Ma anche riciclare consuma energia. Dobbiamo riuscire a rimandare il più possibile quel momento. E come fare? Producendo, e soprattutto progettando, dei prodotti multifunzionali e riparabili, che inevitabilmente durano di più. Nella nostra metafora il ciclo di vita del prodotto (la linea) è più lungo e produrrà un cerchio più largo.

Architetto e desginer, Caporaso volge un pensiero anche al comparto del manifatturiero. «La tecnologia – spiega – può aiutare in questa direzione, ma bisogna fare uno sforzo prima di tutto concettuale e adottare un approccio diverso». I nuovi strumenti devono spingerci a pensare in maniera nuova. «È importante stimolare un ritorno al rapporto tra creativi e produttori, per ipotizzare e sperimentare prodotti nuovi e competitivi. Più è facile fare le cose – grazie alle tecnologie – e più è importante avere un progetto forte, perché il rischio di cadere in fallo è maggiore».

Il designer varesino, che adesso lavora molto con il cartone (sua l’ecodesign collection di Lessmore), ha iniziato il suo percorso più di vent’anni fa, nel pieno boom della plastica. «Ero in controtendenza, anche se all’inizio ero poco ascoltato. Ora la sensibilità a queste tematiche sta aumentando e le persone stanno assumendo sempre maggiore coscienza. Tutti sono importanti: aziende, istituzioni, pensatori e progettisti. Ma anche, e soprattutto, gli acquirenti». D’altronde sono loro che creano la domanda e possono influenzare le dinamiche di mercato.

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