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Home La P.R.M. al Parlamento Europeo: «I robot non sono come noi, ma ci aiutano»

La P.R.M. al Parlamento Europeo: «I robot non sono come noi, ma ci aiutano»

Abbiamo sofferto con loro e per loro abbiamo fatto il tifo.
Siamo stati al loro fianco, ci siamo emozionati, ci hanno resi orgogliosi.
Perché oggi, mercoledì 8 novembre, nella sede di Bruxelles del Parlamento Europeo c’eravamo anche noi. Fianco a fianco, nella Sala ASP 1E2, dove Mauro Pierini della P.R.M. di Morazzone è stata invitato a parlare di robotica. Meglio, dell’applicazione della robotica in una piccola impresa. Un’azienda fatta di sette dipendenti, contando lui e sua sorella Barbara, affiancati da sei bracci robotoci. Sei “yellow man”, come li definisce il titolare facendo notare il colore del loro telaio. Una squadra vincente e integrata.

Contro ogni cliché o pregiudizio, la storia della P.R.M. fa crollare d’un botto le disquisizioni su Industria 4.0 e imprese di piccole o medie dimensioni. E sposta l’attenzione su come, a fare la differenza, non siano le nuove tecnologie in sé ma come le si integra all’interno di un processo aziendale. Come le si pensa all’interno di un disegno preesistente. E, infine, come le si adatta ai propri bisogni imprenditoriali e a quelli dei clienti.

I robot fanno la differenza? Per la P.R.M. l’hanno fatta. E non è un caso che questa impresa abbia ricevuto un invito dal Parlamento Europeo. L’Industria 4.0, in questa realtà di provincia a pochi chilometri da Milano, è stata vissuta con un anticipo di vent’anni. Perché l’acquisto del primo braccio risale al 1998, quando Mauro e Barbara convincono il padre Franco, fondatore dell’azienda nel 1970, a fare un passo in più. Niente di facile; nulla di scontato. Papà è l’uomo delle novità, ma in quell’anno prossimo al Duemila non si trattava solo di cambiare macchina ma di cambiare testa.

Lo fanno, e non se ne pentono. Oggi ciascun braccio robotico produce trecento pezzi all’ora e la velocità media di esecuzione è di 2 secondi al pezzo. L’investimento è importante, ma c’è il super ammortamento: ogni robot costa 50mila euro, ai quali si sono aggiunti 160mila euro per ciascun tornio collegato alla macchina. E’ questo che Mauro Pierini ha detto, oggi, a Bruxelles: «Le nuove tecnologie aiutano, non bisogna averne paura». Il caso della P.R.M. parla da solo: «Agli inizi i nostri collaboratori qualche domanda se la sono fatta, ma poi si sono accorti che la robotica ha facilitato il lavoro anche a loro».

Le parole di Mauro erano quelle che ci volevano.
Anche in Europa, dove il Piano Industria 4.0 del governo italiano si è ricavato i suoi spazi. Ed è stato definito come “fondamentale per la progressione dell’industria italiana nella catena globale del valore”. Paroloni, certo, tradotti in pratica da un’impresa come la P.R.M. Che con tutta l’emozione di Mauro ha fatto breccia in chi, anche loro oggi a Bruxelles, è a capo di istituti di tecnologia e robotica.

Non c’è niente di meglio che ascoltare dalla voce incrinata di un imprenditore, quello che rappresentano le nuove tecnologie anche per le piccole imprese. Un’applicazione pratica e immersa negli impegni del quotidiano. E se un tempo, alla P.R.M., il 10% della produzione finiva in scarti, servivano due turni di lavoro per arrivare ai livelli produttivi di oggi, i parametri dei pezzi a volte si perdevano e le lavorazioni meccaniche non sempre erano precise, ora il fatturato è aumentato del 15% e la produzione del 30%. Con i robot, insomma, è tutta un’altra storia.

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