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Il welfare cambia l’azienda con la “rivoluzione” del benessere

istock-506016642_welfareNon è solo una questione di cifre, che pure a fine mese contano per tutti: per le aziende e per i loro collaboratori. Il welfare aziendale, oggi, è un po’ come Industria 4.0. È un cambiamento di paradigma: dal lavoro che dà benessere al benessere dentro e fuori l’azienda.
«Dal 2016 a oggi, le manovre di Bilancio hanno aumentato i vantaggi di natura fiscale destinati a incentivare il welfare aziendale e, stando all’attuale documento, anche il 2018 non dovrebbe cambiare direzione di marcia – spiega Davide Galli, presidente di Confartigianato Imprese Varese – La direzione è giusta, ed è giusta perché accostare alla ripresa economica (lenta, lo sappiamo, e non ancora diffusa) interventi finalizzati a valorizzare il capitale umano non può che essere un fattore determinante per consentire soprattutto alle Pmi di attrarre talenti, mantenerli in azienda e garantire quel bilanciamento tra lavoro e famiglia che permette ai dipendenti di affrontare con maggiore serenità le sfide del cambiamento».

UN’OFFERTA AMPIA
Come Industria 4.0, dunque: migliorare i processi, migliorare il benessere, rivoluzionare schemi e abitudini per lavorare meglio, migliorare la produzione e prendere il passo della ripresa.
Secondo una recente indagine Doxa, tra l’altro, sono sempre di più le Pmi interessate ai processi di welfare aziendale.
Agevolazioni negli acquisti, buoni spesa, servizi alla persona e ai familiari, servizi alla mobilità e formazione, previdenza integrativa, assicurazioni e prevenzione, pari opportunità e sostegno alla genitorialità, conciliazione vita-lavoro: nell’elenco delle misure di welfare, l’offerta è ampia, «e non può che iniziare dal contesto e dalle necessità che ciascun datore di lavoro ha ben presente rispetto ai propri dipendenti».
«In questo periodo, anche in relazione alle criticità denunciate dalle imprese del territorio nell’inserire nuovo personale in azienda, nel mantenere quello già formato – e mi riferisco ad aree esposte a forte concorrenza esterna come il Luinese – o nel conciliare l’interesse delle competenze di più alto profilo con contesti aziendali di piccole e medie dimensioni, riteniamo che affiancare politiche formative a interventi mirati alle singole realtà territoriali e a specifiche azioni di welfare aziendale possa essere la risposta giusta» prosegue Galli.

NETTO IN SERVIZI
Anche perché i vantaggi di natura fiscale introdotti dalla legge di stabilità 2016 e rinforzati dalla finanziaria 2017 rendono gli interventi di welfare convenienti per l’azienda (Pmi comprese) e, al contempo, favorevoli dal punto di vista del “netto in servizi” per i dipendenti.
La manovra 2018, tra l’altro, ha in canna una nuova agevolazione per incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico, esentando dall’imposizione fiscale le somme destinate all’acquisto di abbonamenti.
Il che, alla luce dei recenti “ritocchi” al costo del parcheggio, vorrebbe dire portare ossigeno alla contabilità personale di ciascun dipendente, aumentandone il potere d’acquisto.
«L’ultimo rapporto Censis – continua Galli – ha evidenziato da un lato l’aumento del 2,3% della produzione industriale italiana e della capacità di esportazione delle imprese. Tuttavia non tutte le Pmi, oggi, possono contare sul solo export e la mancata distribuzione del dividendo sociale della ripresa economica, non contribuisce a dare la spinta attesa anche al mercato interno».

LEVA PER LA RIPRESA
Di qui il contributo del welfare aziendale anche come leva per strutturare (davvero) la ripresa. «E su questo ci aspettiamo che gli sforzi a tutti i livelli continuino ad aumentare» conclude il presidente di Confartigianato Imprese Varese.

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