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Home Il welfare in azienda fa tornare i conti per tutti. Ecco le cifre del “netto in servizi”

Il welfare in azienda fa tornare i conti per tutti. Ecco le cifre del “netto in servizi”

brand-storytellingWelfare aziendale sì, ma a che prezzo? Due conti in riferimento a un ipotetico lavoratore dipendente del settore terziario assunto al terzo livello. In caso di “una tantum” dell’importo di 3.000 euro erogato dall’azienda, contributi e imposte finirebbero per ridurre l’importo netto a soli 2.200,66 euro. In caso di premio detassato con accordo sindacale, la cifra – al netto di contributi e imposte – risalirebbe di poco, e si attesterebbe a quota 2451,57 euro.

ELEVARE IL VALORE
Andrebbe molto meglio, invece, alla voce welfare aziendale dove il netto, in servizi, rimarrebbe pari a 3.000 euro. Stesso discorso per l’azienda che, nello specifico dell’una tantum e del premio detassato, per versare tremila euro ai propri collaboratori sarebbe costretta ad attingerne 3.903,6 euro dal proprio bilancio. Sarebbe invece pari a zero il costo del welfare aziendale, al netto del costo della piattaforma (in genere competitivo).
Welfare, dunque: l’ultima rivoluzione del benessere in azienda.

CRESCITA ESPONENZIALE
Una rivoluzione attorno alla quale non sono esclusi in un prossimo futuro ulteriori miglioramenti. Non è un caso che, dati del ministero del Lavoro alla mano, ci sia sempre più welfare anche nei contratti di secondo livello. Su un totale di 15.139 rapporti attivi, infatti, al 30 novembre il dicastero di Giuliano Poletti ne registrava 4.992 contenenti misure rivolte al benessere dei lavoratori (2,8 milioni in tutto).

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