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Lo smartphone in cattedra “racconta” il bello di fare l’artigiano

gavirate - salone dei mestieri -Per alzata di mano è più facile rispondere. I ragazzi sembrano meno timidi e più disposti a dire la loro su cosa vorrebbero fare da grandi. Ma anche a chiedere come potrebbe essere un futuro da imprenditore: cosa si deve fare, cosa si deve sapere, come si lavora. Si parte dall’oggetto che tutti hanno tra le mani: il cellulare. Chi ne ha uno, chi due. Nessuno di loro si è mai chiesto cosa ci stia dietro e dentro. Una sintesi riuscitissima di creatività, competenze, professionalità e collaborazione. Una filiera di idee: l’essenza della piccola impresa.

Tante classi, duecento alunni in due giorni, un turnover rapido e senza sosta, quattro imprenditori di Confartigianato Varese che – insieme ad altri – rappresentano il cambiamento dei tempi: Riccardo Girola della Erresse di Cairate (costruzioni e lavorazioni meccaniche di precisione), Barbara Pierini della P.R.M. di Morazzone (produzione di raccordi per impianti petrolchimici), Fabio Tronconi della Codato Srl di Cassano Magnago (minuteria meccanica lanciata verso l’Industria 4.0) e Gianni Cleopazzo della Sartoria Vergallo di Varese (che il “taglio su misura” lo porta in tutto il mondo). Mestieri vecchi che si rinnovano e specializzazioni nuove che non dimenticano la tradizione.

Sul piatto i temi del disegno e della progettazione tridimensionale, della robotica nelle Pmi, dell’innovazione spinta e della formazione delle nuove generazioni. E un concetto da condividere: «Fate quello che vi piace – dicono i quattro agli studenti – ma ricordate che quando uno decide di fare qualcosa, deve capire cosa è. E sapere come ottenerlo». Inutile mentire: raccontare ai giovani che si fa l’imprenditore per avere tanto tempo libero, godersi le vacanze lunghe, le domeniche in famiglia, tornare a casa presto la sera, non avere problemi e diventare ricchi sarebbe come consegnare il futuro nelle mani di una gigantesca bugia.

Siamo alla Scuola Media “Carducci” di Gavirate, al Salone dei mestieri e delle professioni. Le scolaresche raggiungono la cittadina da ogni angolo della provincia di Varese per dare un’impronta al proprio futuro. La prima domanda alla quale rispondere è uguale per tutti: istituto tecnico o liceo? Fra alcuni mesi i ragazzi dovranno decidere, e non è semplice. I futuri liceali battono, per un 70%, i futuri tecnici: qui il sondaggio è subito fatto. E il risultato porta anche ad una piacevole sorpresa: una classe di diciassette alunni brilla per chiarezza di idee. Solo quattro si vedono al Classico, allo Scientifico, all’Artistico, al Turistico o allo Sportivo (altri ce ne sono); il resto punta al tecnico e ai corsi professionali. In famiglia hanno respirato aria di artigianato: chi ha lo zio falegname, chi lo zio panettiere e chi il padre fabbro. Ma l’indecisione è forte anche tra chi si spende per un futuro da geometra, Dj, avvocato o per la carriera militare. Qualcuno vorrebbe creare robot: chi per soddisfare la propria pigrizia, chi per servizi agli anziani.

Gli imprenditori danno fondo alla passione: «Si sta in un’impresa perché si crede in quello che si fa, che si può dare ogni giorno e che si può inventare. L’imprenditore, il lavoro se lo porta a casa». Qui il mormorio cresce: spaventati? No, i giovani di oggi sono tosti. C’è chi vuole frequentare l’Istituto Alberghiero, chi quello Aeronautico, chi diventare estetista. Il grave errore è pensare che tutto sia semplice. Invece, lo sottolineano gli imprenditori, «ci sono regole da rispettare ovunque e una competenza che si sviluppa tra teoria e pratica. Curiosità e cultura non devono mai mancare». L’importante è crederci. Ma anche convincersi del fatto che «il futuro è già oggi. E il cellulare può essere uno strumento tanto utile quanto inutile: dipende dall’uso che se ne fa». Come ogni cosa al mondo.

La timidezza si scioglie lentamente, soprattutto quando i giovani sanno di dover far parte di un cambiamento importante: nel mondo dell’impresa, nel lavoro e quindi della loro vita. Il confronto si ravviva e i ragazzi iniziano a chiedersi se l’idea che hanno in testa sia quella giusta per loro. Perché è questo il punto: «Una preparazione tecnica richiede anche fantasia, immaginazione, idee – dicono gli imprenditori – In una piccola impresa potreste trovare occasioni importanti per lavorare in squadra ed esaltare la vostra vena inventiva». Con una raccomandazione: non si studia solo a scuola. Quindi chi vuole “lasciare”, ci pensi bene. Non manca un altro messaggio forte da parte degli imprenditori: «Vi piace confrontarvi con gli altri? Interagire con persone diverse? Organizzare il vostro lavoro? Se è così, studiate». Perché ci vogliono competenze tecniche ma anche umane; bisogna saper parlare correntemente l’inglese (almeno quello) ma anche capire che «la tecnica la si insegna; la manualità è un dono». Però bisogna provarci, con determinazione. E non chiudere nessuna porta, prima di averla aperta.

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