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Home Un “extraterrestre 3.0”: «Non c’è fretta, al 4.0 si arriva con la testa»

Un “extraterrestre 3.0”: «Non c’è fretta, al 4.0 si arriva con la testa»

wp_20171129_009Le nuove tecnologie sono come le idee: non basta averle. È questo che fa la differenza nella corsa verso l’Industria 4.0 ed è questo che fa dire a Matteo Crema, figlio di Antonio, della Crema e Barca Srl, «siamo ancora 3.0, perché le sole macchine non portano un’azienda nel mondo della digitalizzazione». Ci vuole altro: da un lato i macchinari, dall’altro l’informatizzazione e la capacità di interpretare i flussi crescenti di informazioni che con le tecnologie digitali vengono prodotti, scambiati, gestiti, storicizzati, recuperati e analizzati. Per essere più efficienti, più veloci, più preparati.

Il percorso verso il 4.0, alla Crema e Barca, è partito dalle domande e non dalla fretta di essere innovativi prima del tempo. La prima: «Cosa fare per poter dare ai nostri clienti prodotti nuovi e servizi migliori?». Il giovane imprenditore non ha dubbi ma sa che, ancora oggi, la sfida da vincere è questa: «Prima di ripensare l’organizzazione del processo dobbiamo rimettere mano al modello organizzativo interno».

GLI INVESTIMENTI STRATEGICI
In questa azienda di Gemonio, due sono le macchine a cinque assi (una acquistata nel 2012 e un’altra nel 2016) che fanno la differenza. Aggiunge Matteo: «Da una tastiera fisica si è passati al touch screen e queste macchine somigliano a tablet giganti: agevoli e interattivi. Con tanto di App». Non è un gioco, ma ci si diverte.

Il giovane, trentunenne con laurea in Ingegneria gestionale alla Liuc di Castellanza, ha la preparazione e l’intuizione adatte. A tal punto che su questi giganti della Dmg Mori (nati dalla partnership tra un’azienda tedesca e una giapponese), Matteo ci ha passato le giornate. Ancora quando, a sedici anni, studiava al Liceo Scientifico e con il padre aveva seguito un corso di formazione di cinque giorni per il disegno e la programmazione. Complesso? Sì. Ma alle incertezze di papà Antonio subentrarono il coraggio e la curiosità di Matteo.

Sempre più interessato a capire come le tante applicazioni gli permettessero di entrare nel controllo numerico, nei programmi di gestione dei lotti, nelle programmazioni (giornaliere, settimanali, mensili) di lavoro e dialogare anche con la casa costruttrice nel caso di guasto e assistenza tecnica. Quello che è la telediagnosi: fermo macchine, materia prima utilizzata, ore lavoro, energia consumata. Ottimizzazione della produzione. La Crema e Barca, dopo tanti anni di Cad / Cam dialogante con le macchine, è pronta a fare il grande salto.

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LA RIVOLUZIONE? DOBBIAMO FARLA DENTRO
«La carta ha fatto il suo tempo – incalza Matteo – e il software gestionale che vogliamo introdurre stravolgerà la stessa concezione di produzione». E se Antonio non nasconde negli occhi un guizzo di orgoglio per il figlio, Matteo svela un pizzico di preoccupazione perché sa che «ci attende la nostra personale rivoluzione. L’ultima macchina ha alcune potenzialità che non stiamo ancora sfruttando ma dobbiamo arrivare lì: nei primi mesi del 2018, il software sarà applicato e l’integrazione tra le macchine, compiuta».

IL PENSIERO, I DATI E IL LAVORO CHE CAMBIA
Li chiamano “big data”, e quello che se ne fa ha possibilità infinite. Perché attraverso i dati, e il loro controllo, l’azienda fa un balzo nel futuro. Quello che interessa a Matteo, al di là del controllo da remoto della produzione, è proprio questo: «Una gestione integrata, fluida e smart tra ufficio e officina per digitalizzare i flussi tra ordini, stato lavoro delle macchine, tempo di consegna dei prodotti, soddisfazione dei clienti. L’uomo, e il suo pensiero, avranno sempre un peso sostanziale ma un sistema integrato che ti libera tempo offre vantaggi enormi», prosegue Matteo.

Che dedica la sua ultima battuta ai collaboratori in azienda: «Il 4.0 cambierà anche il loro approccio al lavoro perché dovranno abituarsi a confrontarsi con le macchine e a chiedere loro ciò che serve. Senza dubbio avremo dipendenti altamente specializzati, perché le nuove competenze richieste dalla digitalizzazione passano gioco forza dalla formazione». Un dettaglio che dettaglio, in realtà, non è.

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