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Home Chi è (e cosa fa) l’imprenditore? Viaggio alla scoperta della voglia d’impresa

Chi è (e cosa fa) l’imprenditore? Viaggio alla scoperta della voglia d’impresa


Chi è e cosa fa un imprenditore? Giovani e meno abbozzano una definizione. Qualcuno tenta una risposta, l’azzecca – «è una persona che si mette in gioco e rischia» – altri cadono nel cliché: «L’imprenditore fa tanti soldi e fa quello che vuole». L’indecisione, soprattutto da parte degli adolescenti, è condivisa. Eppure, da queste interviste catturate tra le vie del centro di Busto Arsizio e Gallarate in occasione del progetto “Giovani di valore” si coglie la curiosità di chi ammira quelli che ce la fanno. Perché, prima di tutto, ci vuole coraggio. E’ questo che sposta gli equilibri e che ti fa decidere: «Mi piacerebbe, perché no, ma essere imprenditore vuole dire scommettere su sé stesso e sulle proprie capacità». L’umiltà non manca: «So di non avere le qualità adatte».

Eppure c’è qualcosa che trattiene e qualcosa che potrebbe spingere a cambiare la propria vita. Aprire una propria attività è una prospettiva attraente, i giovani lo sanno ma ne parlano poco perché non ne sanno molto. Basta una domanda per aprire una riflessione: «Adesso che ci penso, mi piacerebbe». Ma come, quando, dove? Ne parliamo ancora, il 19 gennaio, nella Sala consiliare di Sesto Calende a partire dalle 18.30. Le idee non mancano, però bisogna capire se sono quelle giuste.

In quali settori? Il food è entrato nell’immaginario collettivo, il fashion è un punto fermo ma anche le attività più innovative legate alle nuove tecnologie non mancano di appeal. Poi c’è chi ci ha già provato – «nell’ambito della discografia, ma poi è arrivata la musica liquida…» – e chi culla il proprio sogno nel cassetto: «Ancora qualche anno, il tempo necessario per raccogliere qualche risorsa in più. Ma soprattutto per capire se ho il carattere per potercela fare».

CHI HA FANTASIA E CREATIVITA’
Poco a poco, tutti si convincono: la vita da dipendente piace ma non soddisfa in pieno, così «vorrei provarci con un mio amico: abbiamo la stessa visione della vita e del lavoro. In due, il peso delle responsabilità si sente meno». L’imprenditore è, prima di tutto, colui che ha fantasia e creatività. E il significato del suo lavoro sta in questo: realizzare qualcosa che altri non fanno. Dare forma a quello che pensa e inventa. Fatto sta che questa voglia di imprenditoria si ribella e inizia a fare presa su quei giovani che credono nella creatività. E’ questa la parola che fa la differenza, anche se «bisogna saperci fare: l’imprenditore è una persona in gamba».

Tutti d’accordo sul fatto che per ottenere le prime soddisfazioni bisogna anche essere disposti a fare tanti sacrifici. A frenare nella corsa all’imprenditoria non sono tanto questi, quanto la mancanza di conoscenze: «Bisogna tenere tutto sotto controllo, ci sono tantissime cose da fare, ci vuole polso, bisogna lottare ogni giorno», dicono alcuni giovani. Insomma, bisognerebbe provarci «ma se poi non ce la faccio?». Rieccoci al rischio e a quella signora che, con marito imprenditore, dichiara: «Meglio un impiego statale». Ci sono le tasse, i finanziamenti non concessi, i primi tempi quando «pensi di dover mollare tutto». Ci vuole tenacia.

NON SOLTANTO STEVE JOBS
Eppure gli occhi di alcuni ragazzi si illuminano quando pensano a quello che fanno ogni giorno e all’aria che si respira in famiglia dove lo spirito imprenditoriale è entrato e, probabilmente, non uscirà mai più. Perché ai giovani servono modelli da seguire e a cui ispirarsi.

E non sempre si tratta di imprenditori di successo planetario. Certo, il nome che ricorre maggiormente quando gli si chiede un nome che ha lasciato il segno è Steve Jobs. Per quello che rappresenta – l’intuizione, la genialità, la capacità di aver cambiato il mondo – e quello che ha lasciato. Ma la praticità piace, e allora ecco i veri modelli: il padre (per chi lo vede tutti i giorni aprire i cancelli dell’azienda tessile e resistere di fronte agli «attacchi dei competitor cinesi, asiatici, dell’Est») o il proprio titolare. «Il mio modello è questo – ci dice un ragazzo che lavora nel settore della meccanica – e un giorno spero di poter diventare come lui».

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