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Home Elettricità, lo sconto alle energivore lo pagano le Pmi. E la ripresa dove la mettiamo?

Elettricità, lo sconto alle energivore lo pagano le Pmi. E la ripresa dove la mettiamo?

konnektorQuattro milioni e duecentomila su un totale di quattro milioni e quattrocentomila. Le cifre parlano chiaro: il 95% circa delle aziende in Italia sono di piccole e piccolissime dimensioni e, nel complesso, impiegano il 47% degli addetti (7,8 milioni). E quelle stesse cifre certificano quanto il ritocco al rialzo delle bollette di energia (5,3%) e gas (5%) rischi di rallentare la corsa alla ripresa che nel 2018 dovrebbe segnare – secondo le previsioni – il primo vero punto di non ritorno.

«Le piccole e piccolissime imprese operano in subfornitura, quindi l’importanza della grande industria non ci è solo chiara sotto il profilo dell’occupazione diretta ma anche della sostenibilità dell’intero sistema produttivo italiano – commenta il presidente di Confartigianato Varese, Davide Galli – Tuttavia mettere in capo alle Pmi, così come alle famiglie, il costo delle agevolazioni che, dal primo gennaio, interesseranno tremila “energivore”, perlopiù grosse imprese, rischia di inficiare gli sforzi sin qui compiuti per sostenere la ripresa».

Il riferimento è al decreto del 21 dicembre scorso con il quale il Mise ha introdotto agevolazioni destinate a «ridurre il differenziale di prezzo dell’energia elettrica pagato dalle imprese più esposte alla concorrenza estera, introducendo anche in Italia le nuove misure rese possibili dall’Europa per ottenere un progressivo allineamento dei costi per la fornitura di energia elettrica delle imprese italiane ai livelli degli altri competitor europei».

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PER TRATTENERLE IN ITALIA
Obiettivo: trattenere in Italia industrie ad alta capacità occupazionali e ad altissimo consumo energetico attive nei settori dell’acciaio, della ceramica e del vetro. «L’importo di questi sgravi, pari a 1,7 miliardi di euro, incideranno per l’1,9% circa sui rincari previsti nelle bollette delle altre imprese e delle famiglie, una percentuale tutt’altro che incentivante, tanto più nella prospettiva di quell’incremento produttivo che tutti auspichiamo per le nostre imprese, e del relativo aumento dei costi energetici».

«La soluzione? Si riveda al più presto quello che lo stesso presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, Guido Bortoni, ha definito il “sistema italiano degli oneri di sistema” che, sommato alle imposte, “è il più caro d’Europa dopo la Germania” e rende del 20% più pesanti le bollette delle industrie italiane rispetto alla media europea». «Un gap competitivo sul quale agire con urgenza» prosegue Galli.

LA DISTRIBUZIONE DEGLI ONERI
Gli oneri, ad oggi, sono suddivisi in “Oneri generali relativi al sostegno delle energie rinnovabili e alla cogenerazione” (Asos) e “Rimanenti oneri generali” (Arim).

Alla prima categoria (che rappresenta una quota dell’84,4% degli oneri generali) sono ascrivibili gli incentivi alle fonti rinnovabili e alla cogenerazione (70,33%) e le agevolazioni alle imprese a forte consumo di energia elettrica (14,51%). La componente Arim (15,2% degli oneri generali) comprende la promozione, dell’efficienza energetica (8,22%), la messa in sicurezza del nucleare e le compensazioni territoriali (3,04%), il sostegno alla ricerca di sistema (0,96%), le compensazioni alle imprese elettriche minori (0,96%), i regimi tariffari speciali per Rfi, per il servizio universale e merci (0,86%), il bonus elettrico (0,86%) e gli incentivi alla produzione di energia da rifiuti non biodegradabili (0,25%).

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