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Home L’uomo “4.0” di Costa Officine Meccaniche Snc: guardiano di macchine? No, creatore di novità

L’uomo “4.0” di Costa Officine Meccaniche Snc: guardiano di macchine? No, creatore di novità

catturaDue fratelli (Alex di 43 anni e Maurizio di 47), trenta dipendenti, un fatturato importante e un futuro segnato dall’Industria 4.0. Alla Costa Officine Meccaniche Snc di Cuveglio, azienda specializzata nella produzione di stampi per materie plastiche, le nuove tecnologie sono entrate nella vita quotidiana di tutti con la consapevolezza che le macchine «servono prima di tutto per lavorare. Poi, per migliorare la qualità del lavoro: bisogna crederci, bisogna fidarsi. E’ un’esigenza che va soddisfatta», dicono i titolari.

NESSUNO E’ ADDETTO AL BOTTONE: SIAMO PROTAGONISTI
La parola che i due giovani ripetono più di altre è “organizzazione”. Un mantra adottato con serenità proprio in officina, dove nessuno si è lasciato spaventare dai torni/fresa di marca giapponese Mazak dotati del sistema Mazatrol per la loro gestione e programmazione. Luciano Nardini ha un viso sereno e occhi vispi. Addetto al tornio 4.0 con contromandrino, che da solo fa il lavoro di due macchine tradizionali, dice: «Lavorarci sopra è stimolante e qui nessuno è “addetto al bottone”. Il layout del tornio lo decide l’uomo perché è lui a giocare ancora un ruolo determinante nella produzione. Ognuno di noi può produrre lo stesso pezzo in modi diversi: professionalità ed esperienze fanno la differenza nel definire le fasi di lavorazione e il modo in cui le si organizza». Insomma, nessuno fa la sentinella alla macchina: «Le nuove tecnologie – interviene Alex – rendono gli uomini più autonomi e liberi di decidere. Questo significa prendersi le proprie responsabilità ma anche ottenere maggiori gratificazioni».

UN’ANIMA NUOVA ALLA PRODUZIONE
Per Maurizio, Industria 4.0 ha significato anche «dubbi e paure: abbiamo abbracciato questa filosofia con fiducia, ma per realizzarla ci siamo affidati ad un “manager part-time” che ci aiuta a riorganizzare l’azienda secondo criteri più industriali e meno artigianali: non è semplice». Però, qui alla Costa l’adrenalina la respiri, la senti, l’avverti. E scorre. E’ un qualcosa che sposta sempre più il confine tra un’impresa di semplice produzione e un’impresa, invece, che a quella produzione vuole dare un’anima diversa. Così nel 2009 è arrivata la prima macchina (un centro di lavoro tornitura/fresatura multitask in grado di eseguire lavorazioni integrate), proprio in questi giorni si sta terminando il collaudo della seconda e una terza, tutte e due inserite nel Piano Industria 4.0, arriverà nei primi mesi del 2018.

QUALITA’ E ORGANIZZAZIONE
Alla Costa si lavora per l’Italia (Lombardia e Piemonte) e per la Svizzera; per tanti piccoli clienti e per cinque grossi gruppi. Ripetendosi ogni giorno che «il cliente vuole risposte e garanzie». E’ anche per questo che il potenziamento dell’azienda di Cuveglio passa da un lato dal 4.0 e dall’altro dall’ottenimento della certificazione di qualità ISO 9.000. Le due vanno di pari passo, perché organizzazione e qualità sono facce della medaglia: «Fatta l’una, faremo anche l’altra perché più sei bravo, più curi la qualità, più sei veloce – dicono i due fratelli – e più ti porti a casa il lavoro. L’errore umano ci sarà sempre, ma non è questo a preoccuparci. L’Industria 4.0 significa investimenti impegnativi, impegno di tempo, strategie mirate e riflessioni accurate ma le aziende non ne potranno fare a meno. Forse si potrà rimandare la scelta per qualche anno, ma tra dieci si potrebbe rischiare la chiusura proprio per non essersi adeguati ad un modello organizzativo che all’estero stanno già chiedendo».

DALLA MACCHINA AL SOFTWARE
Si intuisce che il mercato svizzero, alla Costa, non basta più. E l’Industria 4.0 porterà, probabilmente, anche ad un lavoro su due turni: dalle 6 alle 14 e dalle 14 alle 22. «Perché – incalza con orgoglio Maurizio – questa azienda è sempre viva, non si ferma mai, cresce: dobbiamo andare avanti». Come farlo, è ben chiaro a tutti: se oggi il lavoro si organizza su tempi corti (settimanali o al massimo mensili) nel futuro non ci saranno limiti. E le macchine Industria 4.0 sono ormai pronte per essere collegate in rete e parlarsi fra loro: «L’ultimo passo – proseguono i fratelli –  è quello di adattare il software che già utilizziamo in azienda alle esigenze delle macchine e alla nuova organizzazione. Ci vorranno circa duecento ore di lavoro e, probabilmente, un investimento di qualche decina di migliaia di euro».

IL CAMBIAMENTO SCATTA NELLA MENTE DELL’IMPRENDITORE
L’Industria 4.0 è fatta di investimenti, idee e progetti. E non è solo un fatto di agevolazioni fiscali: «Quelle aiutano, è vero, ma le nuove tecnologie chiedono un cambiamento di passo che, prima di tutto, deve scattare nella testa dell’imprenditore». E’ quello che gli economisti chiamano con il termine di “paradigma”: uscire dal vecchio mondo per entrare in una dimensione nuova «nella quale mi chiedo – prosegue Maurizio – se ce la potrò mai fare. Ma ormai ho imparato una cosa: quello che può sembrare una moda (i primi passi di Industria 4.0) poi si rivela uno strumento vantaggioso. Voglio che sia così». Con la certezza, da parte dei titolari, che il cambio di passo aiuterà anche il clima aziendale. E in realtà, lo sta già facendo.

Tra il silenzio dei macchinari di ultima generazione, in un angolo resta un vecchio tornio: «Funziona ancora e lo uso per fare scuola ai ragazzi in stage da noi – chiude Alex. Perché per imparare, si deve partire dai fondamentali». E questo vale anche per Industria 4.0.

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