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Home Alessio Travetti ai giovani: «Fate quello che vi piace fare»

Alessio Travetti ai giovani: «Fate quello che vi piace fare»

arcisate - ditta travetti

Ci sono due frasi che dicono molto sulla relazione tra mondo della scuola e mondo del lavoro. La prima la pronuncia Luisa Mercadante, una delle due professoresse che pochi giorni fa hanno accompagnato gli alunni della III B, indirizzo “Amministrazione e Finanza”, dell’Istituto Tecnico Tosi alla Travetti Srl di Arcisate: «I ragazzi percepiscono il lavoro come qualcosa di distante. Molto distante». L’altra esce dalle bocche dei giovani Elena, Dorin e Marco: «Non avremmo mai pensato che una piccola azienda come questa potesse essere così importante». La concretezza dell’insegnante si sposa benissimo allo stupore degli studenti. In fondo sono facce della stessa medaglia: se la scuola deve diventare un po’ azienda, è anche vero che l’impresa deve continuare, ostinatamente, a fare da scuola.

Alessio Travetti ha tre figli e con i giovani ci sa fare: conosce le loro ambizioni ma anche le loro indecisioni. In classe III B si sogna, come devono fare i ragazzi. Ma si prendono le misure anche con il mondo reale, perché «è la nostra prima volta in azienda – dicono gli alunni – e ci è piaciuto toccare con mano il clima che si vive in una piccola impresa. Qui il titolare si dà del “tu” con i dipendenti, i rapporti sono cordiali, si collabora. E’ vero quello che dice Alessio: la Travetti è una famiglia». Una parola che mette a proprio agio e che trasmette sicurezza. Alzi la mano, l’invito lo si rivolge alla III B, chi non vorrebbe lavorare in un’azienda dove i titolari sono come mamma e papà.

Il mondo del lavoro, però, è una cosa un po’ diversa: «C’è una parola – prosegue Alessio – alla quale si deve dare una grandissima importanza: responsabilità. A ridosso delle scadenze per le consegne, nel periodo dei campionari o perché io e mio padre siamo all’estero, ognuno in azienda si sente responsabile di quello che è e fa perché condivide gli obiettivi e la filosofia della Travetti».

Bella cosa, ma gli studenti cosa ne pensano? Alessio li ha saputi affascinare. Lo scorso dicembre è stato inviato al Tosi e lì, sotto un fioccare di domande, è scattata la proposta: «Se avete altre curiosità, mi trovate in azienda». Così è stato. Anche perché la presentazione che il giovane imprenditore fa di sé, è una calamita per tanti giovani: «Ho studiato ragioneria, in terza mi hanno bocciato, ho recuperato due anni da privatista. Poi mi sono iscritto a Giurisprudenza, ma era difficile definirmi “studente modello”. Così mio padre mi ha invitato ad entrare in azienda. E io ho risposto con un patto: mi fermo tre mesi in prova; se mi piace, resto». Per chi ha voglia di fare, la porta è aperta.

Con un ulteriore consiglio alla III B: «Non lasciatevi attrarre dalle professioni di moda; fate quello che vi piace fare». Ma per capire come entrare in un’azienda, bisogna capire cosa serve: la passione, prima di tutto. Qui l’esempio di Alessio conquista la scolaresca: «La nostra responsabile della contabilità, che oggi chiamiamo con il termine tecnico di Accounting and Sales Manager, dodici anni fa ha deciso di lasciare il suo lavoro in Svizzera dove lo stipendio non era niente male. Quando le ho chiesto il perché, lei mi ha risposto semplicemente: “Non voglio fare l’operaia per sempre: quel lavoro non mi piace più”».

E’ questo che fa la differenza nella propria vita e in quella di un’impresa: seguire le proprie inclinazioni e sentirsi soddisfatti di quello che si fa. Il più grande insegnamento che si può dare ai ragazzi, è questo. E il messaggio passa diretto: «Abbiamo ancora tanta strada da percorrere – ci dicono Elena, Dorin e Marco – però questa è stata un’esperienza interessante perché ci ha aperto gli occhi su quello che accade una volta usciti dalla scuola». Qualche idea? La prima a rispondere è Elena: «Alessio ha spiegato benissimo, e visto il clima che si respira nella sua azienda mi piacerebbe lavorare in contabilità». I ragazzi sono più timidi, ma alla fine la loro riflessione si trasforma in augurio: «Magari divento imprenditore anch’io».

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