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Home #faberlabdesign, il Made in Italy cresce con le piccole e medie imprese

#faberlabdesign, il Made in Italy cresce con le piccole e medie imprese

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Prima di correre, si impara a camminare. Non è un caso che Faberlab Design arrivi dopo la messa a regime di Faberlab. Che è bello considerare un laboratorio o un’officina ma, soprattutto, è bello sapere che c’è perché le imprese – sono loro stesse a dirlo – hanno bisogno di un polo aggregatone che possa tradurre, masticare e digerire per loro le novità che oggi muovono il mondo.

Ci sono aziende che crescono in dimensione; altre che credono da sempre nel «Piccolo è bello»; altre ancora che se ne vanno in giro per il mondo perché, per loro, il mondo è la propria casa. C’è chi ti saluta in tutte le lingue conosciute, chi vende online e chi con il passaparola (non si sa se questo, nella società liquida, sia più provocazione o incoscienza).

Ma c’è anche chi fa gioiellini nel settore meccanico, chi risolve i problemi informatici, chi si muove nel food e chi nell’arredamento. E chi è giovane, e nell’azienda di famiglia magari ci vuole mettere combustibile nuovo: da un lato la progettualità e dall’altro l’estetica. Secondo i preconcetti della società, nulla potrebbe essere più discordante dell’alleanza tra piccola impresa e design. Perché la forma trendy, quella che per esempio troviamo al Salone del Mobile o al Fuori Salone, che scala le classifiche dei prodotti Top sembra appartenere ad un club esclusivo di pochi eletti. Ebbene, non è così.

A Faberlab accade di tutto e tutti, siano studenti o professori, architetti o designer, imprenditori o chi un’impresa la vuole aprire, passano quella porta che li accoglie con un “Welcome”. Alle tante domande, si trova sempre una risposta. Davide Baldi, responsabile del laboratorio digitale, lo dice spesso: «Faberlab nasce nel 2014, e in questi ultimi quattro anni di problemi ne abbiamo risolti. Magari non tutti, ma senza dubbio tanti».

E sono problemi legati alla competitività d’impresa: innovare i processi produttivi non è semplice ma dà una marcia in più. Chiariamo il concetto: Faberlab è uno “sportello informazione”, un luogo di produzione, un service di progettazione, una “scrivania comune” (fa parte della rete coworking Cowo), un’idea da condividere, un file da scaricare. Attrezzato per ogni evenienza, necessità o scopo: le tante e diverse stampanti 3D, servono a questo. C’è quella a filo, quella a gesso e quella a laser: per la manifattura in generale, per il settore dell’edilizia e gli architetti, per gli odontotecnici. Un po’ per tutti. Però, al Faberlab si nutre anche la certezza di trovare professionisti preparati che non ti fanno mai mancare un consiglio.

E se l’imprenditore lo vuole, una consulenza a tutto campo che va dall’iperammortamento per l’acquisto di macchinari Industria 4.0 alla loro certificazione, dalla progettualità alla modellazione. Ecco perché Faberlab cambia così velocemente, ancora prima dell’economia.

Le nuove tecnologie, come si dice oggi, sono “democratiche” e tutti ci possono arrivare. E’ questo che ha dimostrato in questi ultimi quattro anni il laboratorio digitale dove le imprese non si ricevono (come si fa dal medico) ma si accolgono con la consapevolezza che il cambiamento è un processo lento. Ci vuole la guida giusta, ma anche una buona dose di pazienza. Allora il passo non è breve e neppure immediato, ma da un primo incontro può nasce un’esigenza inaspettata per portare in azienda quello a cui non si era mai pensato. Il design? Perché no.

Ce l’hanno dimostrato, mercoledì 28 marzo a Tradate, le tante imprese e i liberi professionisti intervenuti nel dibattito per la presentazione di Faberlab Design. Un laboratorio digitale che accompagna gli imprenditori nel mare magnum della digitalizzazione dove le stampanti 3D sono una parte importante, ma solo una parte, del 4.0 fatto di macchine intelligenti, robotizzazione, manifattura additiva, cloud e avanti così…

Tra le tante incertezze, ancora oggi dopo tanti anni dalla crisi economica, che ancora tolgono serenità agli imprenditori, si mette in chiaro una convinzione: «Se mi faccio un mio prodotto, magari guadagno qualcosa in più». I margini, sempre più risicati per l’effetto-Cina ma non solo, sono la vera angoscia di questa gente dal dna robusto che al design si è sempre interessata, magari senza chiamarlo con il suo nome.

Perché se è vero, come è vero, che la parola inglese design si può tradurre come “progetto” e che “progettare” deriva da latino e significa “gettare avanti” (guardare oltre), allora tante imprese ci sono. Con l’idea, con qualche prodotto che ha bisogno di una veste nuova, con progetti nel cassetto che meritano attenzione.

FABERLABDESIGN: L’APPROFONDIMENTO

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