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Home Se non misuri, non migliori: le soluzioni a portata di piccole e medie imprese di Industria 4.0

Se non misuri, non migliori: le soluzioni a portata di piccole e medie imprese di Industria 4.0

30628931_1890039971071510_8372512519863926784_n«Se non si può misurare qualcosa, non la si può migliorare». Quando lord William Thomson Kelvin – il fisico passato alla storia per la scala di temperatura assoluta che porta il suo nome –  pronunciò queste parole, certo non immaginava che due secoli dopo poche frasi avrebbero meglio rappresentato il senso più profondo della cosiddetta quarta rivoluzione industriale.

Perché digitalizzazione, in azienda, significa interconnessione e, di conseguenza, acquisizione di un quantitativo di dati e informazioni sino ad oggi inimmaginabili. Sui quali lavorare per migliorare performance e fatturati.

Parola (e fatti) di Luca Cremona, product manager di Roldsmartfab, la piattaforma “ready to use” del gruppo Rold, che negli ultimi quattro anni – con circa 50 macchine portate nello scenario di Industria 4.0 – ha ottenuto le migliori performance di fatturato degli ultimi cinquant’anni di storia aziendale.

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Un dato su cui riflettere, quello fornito in occasione del seminario tecnico “Connettere la fabbrica: le applicazioni di industria 4.0”, promosso da Faberlab Varese nell’ambito di un ciclo di incontri dedicato al tema della rivoluzione digitale.

«Iper e superammortamento, negli ultimi anni, sono stati gli incentivi introdotti dal legislatore per facilitare la diffusione delle nuove tecnologie tra le imprese, ma di Industria 4.0 rappresentano un punto di partenza, non certo di arrivo» le parole di Giovanni Besozzi, Internet of things Bu Manager di Techdata srl. L’arrivo sta nella combinazione fra connessione e integrazione, ovvero «in tutto ciò che serve per interconnettere il plant industriale».

Da dove si comincia? «Dalla possibilità di rendere parlanti le macchine e dalla raccolta dei parametri che questo “dialogo” fornisce alle aziende» aggiunge Besozzi. Perché questo avvenga, occorre elevare l’efficienza operativa dell’impianto, arrivando al passaggio tra prodotto e servizio. In gergo tecnico, la parola chiave è servitizzazione, «ed è un trend sul quale si inizia a lavorare».

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Il Piano Industria 4.0 di Carlo Calenda ha dato la spinta, ma– confermano gli esperti intervenuti a Faberlab – molto resta da fare in termini di competenze, formazione, sperimentazione e sinergie di rete tra imprese con competenze differenti, così come nella carrellata espressa in occasione del seminario di Faberlab da Nexiona, Alleantia e Advantech.

«Innovare oggi è sempre più necessario, il mondo globale impone competitività sul mercato, produzioni veloci, minor fermo macchina e capacità di massima personalizzazione – la sintesi di Cristina Ravaioli, Industrial Iot Channel Manager di Advantech – Obiettivi raggiungibili attraverso analisi sul campo e specifiche valutazioni di sprechi sui quali operare per intraprendere azioni di contenimento che, in alcuni casi e in alcune aziende, hanno sfiorato il 60%».

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Segno che il margine non solo c’è, ma è persino migliorabile rispetto ai risultati sinora ottenuti, grazie all’interscambio dei dati e alla possibilità di analizzarli (meglio se in real time). Non necessariamente, infatti, a fare la differenza è la macchina in sé: «Abbiamo avuto casi di aziende con impianti vecchi di vent’anni sui quali siamo arrivati a creare il telecontrollo dell’intera filiera attraverso piccoli passi successivi».

Come dire: industria 4.0 è alla portata di una Pmi, di «coloro che hanno impianti produttivi, anche per terzi, di quanti sviluppano prodotti propri e addirittura di imprese di servizio nell’ambito dell’impiantistica elettrica, indraulica e del condizionamento (manutenzione predittiva)».

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D’altro canto, se qualcosa Industria 4.0 l’ha insegnato è l’assunto: “meglio fare e innovare” per primi. Altrimenti altri, di sicuro, lo faranno al posto tuo. Rubando fette di mercato a chi non si sarà messo al passo con i tempi e le richieste dei committenti.

E anche qui, con un tasso di reale digitalizzazione pari al 7-10%, il margine per arrivare primi a tagliare il traguardo dell’offerta 4.0 c’è eccome, pur senza mettere mano a capitali ingenti. Iniziando – rimarca Besozzi – sempre e comunque da formazione e competenze. E dalla semplificazione di tutte le applicazioni. Su questo, a fare la differenza, è l’effetto-sinergie.

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