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Home Una sedia rossa in aeroporto: «Fantastic!»,

Una sedia rossa in aeroporto: «Fantastic!»,

Con i suoi quasi tre metri di altezza, è un piccolo gigante che svetta nel bel mezzo dell’aeroporto internazionale Milano Malpensa. E si fa notare: il colore rosso piace. Siamo agli Arrivi del Terminal 1: mani ai trolley si corre, si prendono contatti e non si molla mai il cellulare. Eppure in tanti si fermano e scattano un selfie. La sedia Varese che porta la firma comune di Giorgio Caporaso (per quanto riguarda il design) e Faberlab (che l’ha realizzata con le imprese Brusamolin Antonino e Gilegno) è un esempio, in occasione del Salone del Mobile di Milano e del Fuorisalone (fino al 22 aprile), di studio delle forme e innovazione. Semplicità abbinata alla ricerca.

Allora il passo rallenta, si fa una pausa e si sosta davanti all’installazione “handmade future Varese Lombardy”: puro artigianato di casa nostra. E’ questo che apprezzano uomini e donne di affari che in Italia arrivano non solo per il Salone, ma anche per intercettare le imprese della manifattura lombarda. Dall’alto al basso, lo sguardo fa un veloce screening dell’oggetto poi, sul viso, un punto interrogativo: una sedia, va bene, ma perché così grande? In una parola, diversa. Lo dicono tutti: Carrie dall’America, Adam dal Sudafrica, John dall’Inghilterra, Antonio, Elena e Barbara orgogliosamente italiani. Alessandro dalla Bielorussia, Aziz dall’Egitto e poi tanti turisti cinesi.

C’è qualcosa di affascinante, in questa sedia. E non perché si pensa alla comodità, al riposo, al gesto di sedersi. Dopo un volo, più o meno lungo, c’è la voglia di casa e di relax. E invece, quando chiediamo a chi attraversa il lungo corridoio degli Arrivi B «Do you like our red chair? What do you think about it?», la risposta è una sola: «Wow: bella! Ma cosa ci fa in Aeroporto?».

Confartigianato Imprese Varese l’ha voluta lì, grazie alla sinergia con Sea, perché l’aeroporto Milano-Malpensa è luogo di incontro, conoscenza e sviluppo strategico per quella imprenditorialità innovativa rappresentata dal tessuto economico della provincia di Varese. Chi atterra, e ci passa davanti, la guarda perché una sedia così non l’ha mai vista.

Antonio è il primo che si arresta: «Credo nell’artigianato, nella personalizzazione del prodotto e nell’innovazione. E questa sedia mi piace perché è imponente, è qualcosa di nuovo e sembra dire “andiamo in alto: facciamoci vedere e conoscere”». Gli fa eco Adam: «Già, qualcosa di bello e che non c’è. Solitamente le persone realizzano oggetti normali, piccoli e anche noiosi: questa sedia non è niente di tutto questo».

A seguire si raccolgono cori di “wonderful, great, good, fantastic!». Con toni scherzosi, dalla simpatia contagiosa, chi la ammira spende sempre una parola a commento: se per John ricorda un «quadro danese» per un’imprenditrice cinese con obiettivo Salone del Mobile «c’è molto design e molto stile. Un oggetto semplice, certo, ma del quale puoi vedere in modo chiaro le linee e le curve. Poi, il colore!…». Quello è una calamita per chiunque: per chi deve incontrare alcuni fornitori italiani di macchine per la stampa, per chi le macchine le commercializza e per chi, nella sedia, ci vede lati nascosti. Come accade con Carrie, «spiritual teacher» che arriva dritta dall’Egitto. Se in casa, poi, sarebbe «un po’ complicato piazzarla – incalza Barbara – non sarebbe fuori luogo utilizzarla come arredo urbano». Mai dire mai: una sedia, in fondo, fa sempre comodo.

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