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Home Dalla rete a tasse, leggi e cavilli: quando la falegnameria si fa in due per la burocrazia

Dalla rete a tasse, leggi e cavilli: quando la falegnameria si fa in due per la burocrazia

foto_2Tra le quattordici imprese che hanno partecipato alla realizzazione del Glass Emotion Bridge, la struttura che ha permesso a 25mila persone di ammirare corso Matteotti a Varese da un’altezza di cinque metri, in occasione della Varese Design Week, c’è anche la Falegnameria Bina. Suo il rivestimento delle pareti in legno dell’opera ideata da Roberto Torsellini. Opera dalla forte impronta territoriale perché nata dalla fitta collaborazione di realtà locali specializzate nei loro rispettivi settori: lavorazione del metallo, cascate d’acqua, impianti elettrici, servizi di sicurezza, attrezzature di sollevamento, cura del verde, movimentazione materiale e comunicazione. Tutto Made in Varese.

foto_5E’ questa la rete di cui va orgogliosa la Falegnameria Bina perché «la rete – ci dice la famiglia – è fondamentale. Per questo facciamo parte del gruppo Living Is Life (magazine di architettura e design) e di BNI Italia (Business Networking International), il network che mette in relazione fra loro le imprese a livello globale».

Ma quando la collaborazione, anche se informale, si collega all’innovazione e al design, si apre un nuovo mondo: per le aziende, i clienti ma non solo.

UNA SOLA AZIENDA NON BASTA
Così accade che alla Bina la relazione e il confronto si estendano anche agli architetti complice la laurea in Architettura di Massimo (che in azienda coordina il settore produttivo), l’apertura alle nuove tecnologie che non è mai mancata a papà Luigi e alla cura di sorella Simona, che si occupa della «seconda impresa» di famiglia. Perché tra tasse, leggi e leggiucole, norme e cavilli, burocrazia mista a tempistiche sempre più serrate, una sola azienda non basta.foto_8

E’ per questo che alla falegnameria di Travedona Monate c’è un settore amministrativo forte, e occupato, tanto quanto quello dove si svolge la produzione. «E’ così – afferma Simona – C’è una tale confusione di carte che è praticamente impossibile uscirne senza una struttura dedicata completamente a queste».

LIBERTA’ DI IMPRESA… FINO A UN CERTO PUNTO
I Bina ci scherzano, vero, ma il fatto di dover «avere due imprese in una» complica e ostacola, di molto, la libertà d’impresa. E papà Luigi ne è sempre più convinto: «Negli anni Cinquanta, e nei decenni successivi, lavorare non è mai stato così difficile. Oggi è tutto cambiato, ma a volte mi chiedo se queste complicazioni siano veramente necessarie all’imprenditore. Alla fine inizio a pensare che non tutte le leggi servano».

foto_6Difficoltà crescenti dalle quali non è esente Massimo, che quando glielo si chiede un po’ ride e un po’ si dispera al pensiero della pre-costruzione di un prodotto: «Una fase illimitata – ci dice – Per non contare poi tutte le varianti alla produzione (che però, entro certi limiti, fanno parte del gioco) e il numero di certificazioni che servono ma che non è semplice ottenere: ci vuole tempo e bisogna dedicarcisi. Noi usiamo per esempio vernici con certificazione ambientale “Angelo Azzurro” per l’emissione minima di sostanze tossiche indoor e che possono essere utilizzate anche sui giochi per bambini».foto_4

L’andamento del mercato, le tendenze legate all’uso dei materiali grezzi, i clienti sempre più esigenti e informati grazie al web sono le vere sfide alle quali deve rispondere anche la Falegnameria Bina. Innovazione, design e rete sono gli strumenti a sua disposizione. Grazie ai quali l’impresa di Travedona è arrivata al Teatro alla Scala e all’Armani Hotel di Milano e allHotel Sheraton Milan Malpensa. E forse raggiungerà anche Parigi grazie alla sua capacità di «ricostruire in stile». Ma questa è un’altra storia…. (1. continua)

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