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Flat Tax, mini-guida alle formule di “tassa piatta” che punta a rivoluzionare il Fisco/1

calculator-1044173_1280Flat Tax: se ne parla ormai da tempo, è stata una delle proposte al centro dell’ultima campagna elettorale. Partirà da qui la rivoluzione fiscale?

Da oggi partiamo con un’inchiesta per capire meglio che cos’è la “tassa piatta”, e come potrebbe cambiare la vita di cittadini e imprese. Una sorta di mappa di quella che potrebbe diventare la vera grande novità del Fisco italiano, attraverso le voci degli esperti, a partire da coloro che l’hanno proposta, ma anche quelle delle imprese e degli stakeholders del territorio, e attraverso le analisi e le simulazioni di come questa iniziativa potrebbe rivoluzionare lo scenario fiscale del nostro Paese.

La Flat Tax è un sistema fiscale basato su un’aliquota unica, fissa e non progressiva.

Rispetto all’attuale situazione, che prevede una tassazione per le persone fisiche spalmata su cinque aliquote Irpef, al di là della no tax area fissata a ottomila euro (fino a 15mila euro, 23%; tra 15 e 28mila euro, 27%; tra 28 e 55mila, 38%; tra 55 e 75mila, 41%, oltre i 75mila euro, 43%) e una tassazione del reddito d’impresa che è già di per sé “flat” (recentemente scesa al 24%, anche se permane la componente Irap al 3,9%), i cambiamenti potrebbero essere significativi. In campo ci sono tre proposte di tassazione “piatta” ad aliquota fissa e uguale per tutti.

timthumbLA FLAT TAX “FIRMATA” BRUNO LEONI AL 25%
A “sdoganare” per primo la Flat Tax in Italia è stato l’Istituto Bruno Leoni, il think tank (nato nel 2003 per promuovere le “idee per il libero mercato”) presieduto dall’economista, e già senatore, Nicola Rossi.
La proposta Ibl prevede:
– l’eliminazione di alcune imposte (Irap, Imu e Tasi);
– l’adozione di un’unica aliquota fissa (stabilita al 25%) per le grandi imposte del nostro sistema tributario (Irpef, Ires, Iva ordinaria e imposta sostitutiva sui redditi da capitale);
– una Irpef su base familiare con un’unica aliquota, una quota esente fissa in termini monetari e una significativa riduzione dei tanti trattamenti di favore (detrazioni, deduzioni, bonus) che la rendono poco trasparente;
– una sostituzione dei tanti attuali trattamenti assistenziali con un unico strumento di contrasto della povertà (il minimo vitale);
– una revisione delle modalità di finanziamento di alcuni servizi pubblici (sanità ed università, in particolare) attraverso la previsione di un contributo a carico dei soli nuclei familiari più abbienti.
«Una flat tax, certo – così sintetizza il presidente dell’Istituto Nicola Rossi – ma all’interno di una revisione ampia dell’intero sistema di imposte e benefici che oggi caratterizza i rapporti fra il cittadino e lo Stato. Una revisione all’insegna della semplicità e della trasparenza, ma anche della efficienza e della equità».

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LA FLAT TAX “CHOC” DELLA LEGA AL 15%
La proposta di Flat Tax più drastica è quella avanzata da uno dei “guru” economici della Lega di Salvini, Armando Siri, che ha fatto propria l’idea del professor Alvin Rabushka della Stanford University, già consigliere economico del presidente Ronald Reagan. L’aliquota fissa immaginata da Siri è al 15%: «Nel nostro progetto – spiega il neo-senatore della Lega – la Flat Tax vale 63 miliardi, di cui 3/4 vanno alle famiglie e 1/4 alle imprese. Invece del palliativo degli 80 euro, 300 euro in più in busta paga».

Una sforbiciata di cui fa discutere la sostenibilità finanziaria: si parla di uno choc positivo immediato per l’economia (7 miliardi in più di Iva, 1,5 miliardi per effetto della nuova occupazione creata, 28 miliardi da emersione del sommerso) ma anche di una copertura “una tantum” attraverso quella che Salvini ha chiamato la “pace fiscale”, ovvero un intervento di chiusura delle partite arretrate (950 miliardi di crediti vantati dallo Stato attraverso Equitalia) con il meccanismo del saldo e stralcio che dovrebbe far incassare 35 miliardi il primo anno e 25 il secondo. Il tutto prevedendo anche una “clausola di salvaguardia” da 13 miliardi di euro, attivabile alzando temporaneamente l’aliquota al 20% solo al di sopra degli 80.000 di reddito.

LA FLAT TAX REALISTICA DEL CENTRODESTRA AL 23%
All’ipotesi leghista del 15%, il fronte moderato del centrodestra, guidato da Forza Italia, ha contrapposto «un’unica aliquota per tutti, per le famiglie e per le imprese – parole di Silvio Berlusconi in campagna elettorale – un’aliquota più bassa di quelle attuali ed anche inferiore all’attuale aliquota più bassa, il 23%». Nella versione “azzurra”, l’aliquota “flat” si applicherà soltanto sul reddito che supera i 12mila euro di reddito (individuata come nuova “no tax area”), in modo tale da garantire una certa progressività, come previsto dal dettato costituzionale. In soldoni, chi ha un reddito da 15mila euro verserà il 23% di 3000 euro (differenza tra il reddito e la soglia “no tax”), mentre chi ha un reddito da 75mila calcolerà il 23% su 63mila euro.

Negli incontri avuti in campagna elettorale (era candidato capolista alla Camera nel collegio plurinominale di Varese per Noi con l’Italia), l’ex viceministro dell’economia Enrico Zanetti andava ripetendo a cittadini e imprenditori che un’impostazione realistica del progetto di introduzione della Flat Tax sarebbe andato a regime entro i cinque anni di legislatura. Partendo da un intervento di accorpamento di tutte le aliquote Irpef intermedie (27, 38 e 41%) all’aliquota del 27%, una sorta di «flat tax del ceto medio, sostenibile con un costo di 9 miliardi il primo anno e 12 a regime, simile a quello degli 80 euro». (1. continua)

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