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Home Inchiesta Flat Tax: coperture e vantaggi per le imprese e non solo. Il modello-Canegrati

Inchiesta Flat Tax: coperture e vantaggi per le imprese e non solo. Il modello-Canegrati

240_f_199889482_tpmtgnzxlesffysh3y2kiwkcztztillb#inchieste2018 «La Flat Tax per le imprese? Possibile con l’abolizione dell’Irap. Una misura sostenibile, perché il minor gettito verrà compensato dall’aumento della base imponibile». Ad assicurarlo è l’economista Emanuele Canegrati, che fa parte dello staff del gruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati. È lui uno dei primi studiosi ad aver introdotto in Italia la questione della Flat Tax quando, nel 2011, curò per conto della Fondazione Magna Carta un volume sul tema con il contributo dei professori Kurt Leube e Alvin Rabushka dello Hoover Institute della Stanford University.

emanuele-canegratiChe vantaggi potrebbe avere per le imprese l’introduzione della Flat Tax?
L’Ires, con un’unica aliquota, è già oggi una tassa piatta. Quello che proponiamo è di seguire lo stesso modello di tassazione anche per le persone fisiche. Ci sarebbe da chiedersi perché questa asimmetria nel sistema fiscale.

Invece fioccano le critiche alla Flat Tax…
Sì, soprattutto di due tipi. Il primo, che il sistema non sarebbe sufficientemente progressivo, una sorta di tassa Robin Hood all’incontrario. Ma non è così, anche perché la visione liberale della tassazione dice che l’obiettivo del sistema fiscale è raccogliere risorse, mentre quello dell’uguaglianza e della redistribuzione si attua attraverso programmi di spesa pubblica, non con la struttura del prelievo fiscale. Il Fisco deve essere più semplice ed efficiente e creare meno distorsioni possibili. L’equità non si raggiunge tramite la tassazione ma con la redistribuzione della spesa pubblica.

L’altra obiezione?
La sostenibilità di questa proposta. Non ci sarebbero le risorse. In realtà prevediamo di coprire il mancato gettito attraverso il maxi taglio delle cosiddette “tax expenditures”, da un lato, e attraverso il disincentivo all’evasione fiscale, che si ottiene abbassando le aliquote, dall’altro.

L’aliquota fissa che proponete, il 23%, è solo un punto al di sotto dell’attuale Ires per le imprese (24%). Basterà a dare fiato all’economia?
La tassazione Ires è già flat, si tratta semmai di abbassarla. In realtà non è l’Ires, ma la componente Irap, la vera stortura del sistema di tassazione sulle imprese. È molto più mal strutturata e distorsiva dell’Ires, in quanto è un’imposta che tassa fortemente il lavoro. Nel nostro programma contiamo quindi di intervenire soprattutto sull’Irap, andando verso l’obiettivo finale dell’abbattimento totale. Servono svariati miliardi per abolire l’Irap, è vero, ma occorre trovarli, perché è una tassa iniqua, che disincentiva l’imprenditore a fare impresa e soprattutto ad assumere.

Togliendo di mezzo l’Irap si andrebbe davvero verso una tassazione “flat” e verso un taglio della pressione fiscale sulle imprese in grado di attirare capitali e investimenti?
C’è l’esperienza del Regno Unito che è lì a dimostrarlo: tra i Paesi Ocse, quello che più ha abbassato il tax rate delle imprese, sotto il governo Cameron, risultando poi un Paese più attrattivo per le grandi multinazionali. È evidente che c’è una forte correlazione tra l’aliquota fiscale sulle società e gli investimenti esteri: più bassa è l’aliquota, tanto maggiori sono gli investimenti, pertanto abbassare la tassazione societaria dovrebbe genere un aumento degli investimenti. Certo, altre variabili incidono, come burocrazia e giustizia su cui l’Italia non eccelle, ma è indubbio come quei Paesi che hanno sperimentato una forte riduzione della pressione fiscale sulle imprese abbiano anche visto un forte aumento dei capitali provenienti dall’estero. È un dato di fatto che in un’economia globalizzata il capitale tende ad essere allocato dove viene tassato meno».

Sicuri che la riduzione del gettito si compenserà?
Attirando capitali e società aumenta la base imponibile: quello che si perde con il taglio delle aliquote viene compensato dall’aumento della massa tassabile, quindi in realtà è un gioco a somma positiva. Un processo virtuoso che alla fine fa guadagnare, e allora perché non farlo? È il cosiddetto “effetto Laffer”: non c’è una relazione lineare tra aumento della tassazione e aumento del gettito, anzi spesso è vero il contrario. E come non è vero in fase di aumento, lo stesso discorso vale anche in fase di taglio. La tassa sulle barche e la Tobin Tax lo dimostrano con i fatti. Sulla tassazione non si può ragionare in maniera lineare: non è la realtà che si sbaglia, sono i funzionari che non la capiscono (2. continua)

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