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Le imprese della Moda si fanno un «nome»

C’è chi ha smesso di sognare e chi sogna ancora. A Busto Arsizio, a Malpensafiere, si è chiusa la missione “Incoming Moda 2018”, la “quattro giorni” promossa da Confartigianato Imprese Varese con Confartigianato nazionale e Ice, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

VOGLIO UN BRAND CHE SIA TUTTO MIO
Il sogno è questo: le piccole e medie imprese contoterziste vogliono un brand tutto loro. C’è chi lo chiama «nome» e chi «marchio», ma la sostanza non cambia: disegnare, progettare e realizzare, in questo caso, una propria collezione di abbigliamento sposta gli equilibri del fatturato. Anche e soprattutto nell’export. Questo hanno detto gli imprenditori presenti a Busto con buyer provenienti da Svezia, Corea, Lettonia, Estonia, Russia. Potenziali clienti che cercano una sola cosa: Made in Italy. Si discute e si contratta. I prezzi? Per qualche buyer sono altini, ma d’altronde come si fa: quello che all’estero si definisce «prezioso» (la tradizionale cura della qualità tricolore) non può soggiacere a troppi compromessi. La seta del distretto di Como, o la lana pregiata di Biella, un costo ce l’hanno. Perché tutto è fatto a mano.
A Malpensafiere le tensioni internazionali impattano direttamente sugli affari, ed il primo ad accorgersene è Maurizio Mazzetti della ITM Fashion di Samarate (sette dipendenti) che proprio da Como acquista la seta grezza e che, dopo lunghe esperienze con il Giappone («lì ci andiamo ancora, ma il giro d’affari è diminuito in modo importante», dice l’imprenditore), si vuole guardare intorno. Con il proprio marchio “ITM Fashion”: «Materie prime ricercate, capi personalizzabili, uno studio-stile». Va tutto bene, ma quello che i buyer chiedono a Mazzetti lo chiedono a tutti gli imprenditori: «Prodotto di alta qualità a basso prezzo».

PRIVATI ESTERI E STILISTE INTERNE
Antonio Lacalendola della Confezione Turri di Losa Luisa (venti dipendenti), a Jerago con Orago produce camicie su misura per privati italiani ed esteri: «La vicinanza con l’aeroporto di Malpensa ci dà una mano: quando i nostri clienti devono andare a Milano, prima passano da noi. E arrivano da Bombay, New York, Londra, Parigi, Lugano, Montercarlo. Tenere il passo non è facile, però il brand “Turri Camicie Since 1971” sta crescendo perché gli stranieri diventano matti per il Made in Italy». Quello che conta lo si dice con mille parole diverse: «Servizio a trecentosessanta gradi, qualità e capo personalizzato», chiude Lacalendola. Paolo Castiglioni, del Maglificio Castiglioni di Cardano al Campo, gestisce una piccola azienda con quattro collaboratori. Ed esporta da vent’anni dedicandosi a boutique multimarche. Tant’è che un brand – «perché dà più certezze rispetto al conto terzi», afferma l’imprenditore – l’ha creato anche lui: “Anna Rè” esiste dal 2001 ed è rivolto «ad una donna trend, raffinata ed incentrata su capi in jersey». La distribuzione interessa la vendita al dettaglio in Italia, distributori qualificati e department store per i mercati esteri. Ma è un lavoro nel quale la determinazione di chi lo fa non basta: «La moda italiana – incalza Paolo – “tira” solo se si parla di griffe. Una piccola impresa sa che il suo brand non è un nome affermato, quindi la lotta diventa impari. Eppure bisogna crederci, ed è per questo che su “Anna Rè” continuiamo ad investire anche con l’aiuto di una stilista interna».

LE SCARPE MARCHIGIANE NEL MONDO
E’ così anche per il Calzaturificio Mercury, che a Macerata dà lavoro a venti persone. A parlare è Anastasia Minnucci, che dice chiaramente di quanto «gli incoming di questo tipo funzionino a meraviglia a Civitanova. Visti i risultati, abbiamo deciso di fare qualche chilometro in più per provare un’esperienza diversa». Non tanto per trovare nuovi mercati, quanto per consolidare ed espandere quelli in cui già si muove l’azienda marchigiana: «Il nostro fatturato è fatto per l’80% da esportazioni – prosegue Anastasia – verso Corea, Giappone, Nuova Zelanda, Francia, Germania, Svizzera, Russia, Ucraina e America». A Busto Arsizio, l’azienda di Giuseppe Mazzarella vuole entrare in contatto con nuovi buyer dalla Corea, Europa dell’Est, Lettonia e Svezia «perché per una piccola impresa è importante ingegnarsi, e trovare sempre nuove occasioni per far conoscere il proprio brand».

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