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“Regola d’arte”, Avv. Oddo: «Il rischio è dietro l’angolo: la legge non ammette ignoranza»

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Un lavoro fatto a “regola d’arte”: si definisce così una prestazione professionale rasente la perfezione. Un concetto che dovrebbe essere ormai consolidato da chiunque – micro e piccole imprese; grosse industrie – e che, invece, lascia ancora spazio a equivoci e dubbi. Non è raro, infatti, confondere la “regola d’arte” con la sola osservanza delle norme tecniche anche se le due cose – dovrebbe ormai essere chiaro – non combaciano. Il rischio è dietro l’angolo: la legge non ammette ignoranza. Se ne parla martedì 22 maggio, alle ore 16, al Centro Congressi Ville Ponti di Varese con l’avvocato Antonio Oddo, uno fra i massimi esperti nella legislazione per la sicurezza dei prodotti e degli impianti, di responsabilità imprenditoriali e professionali e in materia di legislazione comunitaria nel settore tecnico. «E’ vero – conferma l’avvocato – il concetto di “regola d’arte” è ancora oggetto di grandi e pericolosi equivoci. E nonostante questo sia il perno attorno a cui ruotano tutti gli obblighi e le responsabilità, ma anche le opportunità, dei soggetti professionali. Compresi gli impiantisti elettrici e termici».

Avvocato, quali criteri deve seguire un lavoro fatto a “regola d’arte”?
La “regola d’arte” è composta dal rispetto delle norme di legge (che vengono sempre per prime) e poi di quelle tecniche. La norma di legge è sempre obbligatoria, mentre quella tecnica è volontaria. Infine, bisogna prestare grande attenzione alle particolarità di ogni singoli impianto applicando la cura, l’attenzione e le conoscenze che si richiedono ad un soggetto professionale (diligenza qualificata), tenere presente tutto ciò che è tecnicamente risolvibile (perizia) e non fare cose che non si possono fare (prudenza). Ancora oggi si tenta di spacciare l’idea che la regola d’arte coincida con le norme tecniche, ma non è vero. Anche perché, come già dimostrato in questi ultimi anni, le norme tecniche non esauriscono il campo d’azione del professionista né tantomeno i suoi obblighi e le sue opportunità che possono riguardare soluzioni alternative anche innovative.

Quindi l’osservanza della “regola d’arte” e l’osservanza delle norme tecniche non sono la stessa cosa?
Non c’è “regola d’arte” se non c’è il rispetto delle norme di legge. Sottolineo nuovamente un concetto: non c’è “regola d’arte” se non c’è anche quella perizia che tenga conto delle norme tecniche applicabili e delle particolarità che ciascun impianto può presentare. Ricordo, infine, che le norme tecniche sono standardizzate, e se non conosco il quadro legislativo di riferimento e le particolarità applicative di ogni caso specifico rischio gravi errori.

La “regola d’arte” vale tanto per la progettazione e l’installazione di un nuovo impianto quanto per la manutenzione di uno già esistente?
Assolutamente sì. La regola d’arte è prevista dal Codice Civile per tutte le prestazioni professionali e riguarda qualsiasi prestazione tecnica: dalla progettazione, alla realizzazione, manutenzione e utilizzazione.

Chi è tenuto ad osservare la “regola d’arte”?
Evitiamo che ci siano equivoci: prima ancora della Legge 46/90 e del DM 37/08, il Codice Civile si rivolgeva già a tutti: dall’impresa piccolissima a quella grandissima.

Dichiarare un lavoro realizzato a “regola d’arte” tutela il professionista e offra una garanzia in più al cliente?
Lo dobbiamo precisare: se un professionista non lavora a regola d’arte mette in guai seri sé stesso, il suo titolare e l’utilizzatore finale. In sintesi, crea i presupposti di una responsabilità penale. Ovviamente il non rispetto della “regola d’arte” porta anche a sanzioni amministrative e ad azioni civili.

L’ignoranza della legge non è ammessa: niente dubbi?
Ci vuole prudenza: se il professionista non se la sente, si deve astenere dal fare il lavoro. La legge non ammette ignoranza, perché se fosse ammessa lo sarebbe sulla pelle degli utilizzatori. Non c’è discrezionalità nel sapere o non sapere. Se non si conoscono la portata degli obblighi e delle conseguenze di quel mestiere non si può operare legalmente: la legge è per i giudici e gli avvocati solo quando la frittata è stata fatta. Lo ricordo ancora: la legislazione in campo tecnico deve essere prassi quotidiana del professionista. E sul piano interpretativo non sono ammesse interpretazioni a casaccio.

impelettrici1A Regola d’Arte: obblighi e responsabilità civili e penali nella progettazione e nella realizzazione degli impianti”
Martedì 22 maggio 2018 ore 16.00
Varese, Centro Congressi Ville Ponti
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