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le parole che fanno la differenza

Impresa 4.0, tasse e occupazione:
le parole che fanno la differenza

tasse_locali_irap_iva_imu_tares_tari-2Di questi tempi non si può non parlare di governo: suvvia, è il nostro governo. E da quello che deciderà e farà dipenderà il nostro futuro. Proprio per questo, non vorremmo che per strada si perdesse qualcosa. Il Corriere della Sera compila l’elenco delle parole non dette, o appena accennate, nel contratto. Vediamo le principali:

  • Impresa: se ne parla in modo facendo riferimento alla Banca per gli investimenti, alla flat tax e alla lotta alla corruzione,
  • Industria 4.0: non si sa ancora se il governo intende proseguire sulla strada tracciata dal Piano Industria 4.0,
  • Imposte comunali e regionali: meglio rifletterci perché si tratta di un salasso. Nel 2017 gli italiani hanno pagato 12,4 miliardi per le addizionali Irpef e 4,8 per quelle dei Comuni. Il gettito della tassa rifiuti è stato di 9,1 miliardi di euro.
  • Produttività: alle imprese è promessa una riduzione strutturale del cuneo fiscale e una semplificazione, razionalizzazione e riduzione degli adempimenti burocratici,
  • Commercio: no all’aumento dell’Iva e via lo spesometro.

Il tema che più interessa, però, è la benedetta «pace fiscale». E con questa si riaffaccia in Italia lo scenario di un maxi condono, strumento che nella storia del nostro Paese ha fatto il bello e il brutto tempo. Ricorda ancora il Corriere della Sera: in 40 anni di condoni, in Italia è stato recuperato un solo anno di evasione pari a circa 57 euro pro capite.

Brevetti farmaceutici e industriali, tutela degli oggetti di design, maxiappalti di opere pubbliche, controversie legate a crisi bancarie, contraffazione di marchi: continua a crescere il peso dell’arretrato per i tribunali specializzati in materia di impresa. Questo aumento è dovuto alla mancanza di risorse, alle continue modifiche legislative, all’impossibilità di ottenere un adeguato grado di specializzazione e alla mancanza, a volte, dei magistrati. Due dati: nel 2017 l’aumento del numero di liti chiuse (+17%) è riuscito a limitare (+7%) l’incremento delle pendenze (contro il +20% del 2016).

Centri per l’impiego in difficoltà. In Italia le strutture sono 501 con poco meno di 8mila operatori. Ben pochi rispetto ai 110mila tedeschi, ai 45mila francesi e ai 60mila della Gran Bretagna. I nostri centri per l’impiego sono sotto stress, con un addetto ogni 370 assistiti. Inoltre nel nostro Paese, su 30 miliardi spesi l’anno per le politiche del lavoro, 22,3 vanno alle politiche passive (sussidi monetari), circa 7 a quelle attive (compresi gli incentivi alle assunzioni) e solo 700 milioni di euro ai servizi per l’impiego. In pratica, una spesa di poco più di 200 euro per disoccupato (in Germania se ne investono più di 6mila).

Con l’arrivo della fattura elettronica imposta a tappe forzate, prima per carburanti e subappaltatori della Pa, e poi per tutto il B­2B, anche i professionisti fiscali potranno entrare nell’era dei big data.
Avranno a disposizione una massa di informazioni, che se utilizzate al meglio potrebbero rivelarsi preziose: oltre alla politica dei prezzi e degli sconti praticati o ricevuti dai propri clienti, potranno produrre report sulle vendite, sugli articoli più gettonati o le scorte di magazzino. Dati che potranno essere rielaborati per fornire ai clienti nuovi servizi in tema di controllo di gestione e auditing, in tempo reale e non più a scadenze mensili o trimestrali. Aumento dei carichi di lavoro? In realtà il lavoro diminuirà, e i professionisti potranno tenere sotto controllo tutto il flusso contabile.

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