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«Sacconago l’ho vista nascere. Il centro servizi? Se ne parla dagli Anni Ottanta…»

monoli_3#videoinchieste2018 #sacconago «Il Centro Servizi a Sacconago? Se ne parla da tanto, troppo tempo. Le idee non sono mai mancate; la volontà un po’ meno. Tutti i sindaci che sono passati in questi ultimi trent’anni sul territorio di Busto Arsizio ci hanno sempre detto: “Lo faremo noi”». Le imprese stanno ancora aspettando. Carlo Monoli ha novantasette anni, è Cavaliere del Lavoro e imprenditore artigiano. Quello che è oggi la zona industriale di Sacconago lo si deve anche, e soprattutto, a lui con la nascita delle Carva (Cooperative Artigiani Autotrasportatori Varesini) e dei Cab (Consorzi Artigiani Bustesi). Che arrivano da lontano.

Ufficiosamente, e nello spirito di rivincita, dal 1945 «quando duemila soldati tedeschi diretti verso Busto Arsizio – ricorda Monoli – vennero fermati dai partigiani. Con loro c’erano più di cento automezzi, prontamente requisiti per dare lavoro alla gente».

IL PRIMO PASSO: TRENTAMILA METRI QUADRATI
Ufficialmente, la storia inizia un po’ dopo. Siamo nel 1977, l’anno in cui prende forma la prima Cooperativa degli autotrasportatori, Carva 1: sessanta soci, cento automezzi e un ufficio a Londra, al 100 di Wardour Street «perché in Inghilterra trasportavano tantissimi tessuti e avere un punto di appoggio oltremanica era una sicurezza». I problemi non mancheranno: «Lei ha mai visto cento camion tutti insieme? Trovare un centro di raccolta non fu affatto semplice», sottolinea Monoli. Le attenzioni si concentrano sul Cotonificio Bustese, ormai prossimo al trasferimento in Valle Olona. Ricorda ancora l’imprenditore: «L’area era di 70mila metri quadrati. Mi rivolgo direttamente al proprietario, Carlo Schapira, per chiedergliene una parte: ne ottengo 30mila, organizzo le imprese, costruisco i primi uffici. Per sostenere le spese della zona ciascun socio darà l’1% del ricavato del proprio lavoro».

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L’economia vola: il numero delle imprese aumenta (Busto vuole alleggerire il centro città dall’attraversamento dei mezzi pesanti), ma l’amministrazione comunale – interessata al Cotonificio – chiede che l’area sia liberata. Da qui si inizia a parlare di Sacconago: «Il Comune mette a disposizione 60mila metri quadrati di terreni agricoli, ma con il vincolo che la zona industriale sia adibita solo alle attività di autotrasporto». Monoli coinvolge due professionisti del territorio – Gianni Leoncini e l’architetto Stefano Castiglioni – e sviluppa un plastico che ottiene consensi. Artigiancassa dà 2 miliardi di lire, a mutuo, per la costruzione delle strutture, mentre il Comune concede la zona a comodato d’uso per vent’anni: «Tre anni di lavoro durissimi», sottolinea ancora l’imprenditore. La metratura a disposizione delle imprese va da un minimo di trecento metri quadrati ad un massimo di mille per ciascuna unità.

NEGLI ANNI OTTANTA LA PRIMA VOLTA DEL CENTRO SERVIZI
Iniziano anche le prime difficoltà perché amministrare, gestire e sostenere sessanta aziende non è facile. La mossa è dietro l’angolo: negli anni Ottanta nascono i Cab 1 e Cab 2 (altri 20mila metri quadrati) e, con loro, l’esigenza di un Centro Servizi: «Nell’area occupata dai Consorzi – prosegue l’imprenditore – c’era già un distributore di carburante automatico, funzionante e a disposizione di tutti i soci. Ma si parla anche di un’infermeria e di un collegamento con le Ferrovie Nord di Busto Arsizio per trasportare le merci direttamente dall’area industriale verso Torino, la Svizzera e la Francia». Entrambi i consorzi sono dotati di riscaldamento centralizzato, l’insediamento nell’area è aperto a qualunque tipologia di impresa, si lavora sulla prima strada di collegamento tra Busto Arsizio e Sacconago: quel Viale dell’Industria che tutt’ora è l’arteria che attraversa il polo.

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Ma Monoli, che parla del passato attraverso la lente del presente, non dimentica quello che c’è sul tappeto: «Oggi il vero problema non sono le strade ma i trasporti: chi deve raggiungere l’area industriale dalla città di Busto, qualche ostacolo lo deve superare. Gli autobus di linea lì non ci arrivano».

UNA CRESCITA INARRESTABILE
Negli anni la zona aumenta il suo potenziale attrattivo anche grazie ad una crescita economica inarrestabile: si gettano le fondamenta della Carva 2 con altri 40mila metri quadrati a disposizione delle imprese e poco dopo si lavora al progetto della Carva 3. Migliaia di metri quadrati con numeri importanti: «Tra Consorzi e Cooperative – dice ancora il fondatore – si contavano 107 imprese e milleduecento collaboratori».

E tra gli imprenditori serpeggia l’esigenza di una mensa: «L’invito alla Crespi Catering & Banqueting di trasferirsi a Sacconago avrebbe dovuto assolvere anche a quello scopo grazie alla professionalità di quell’azienda. La zona per la mensa è disponibile da tempo ma da un lato il Comune, e dall’altro le difficoltà economiche vissute dalle imprese in questi ultimi anni, hanno bloccato i piani». Così come si sono arrestati i lavori della Carva 5: i tempi sono cambiati. Ma non i problemi, che tra mensa e trasporti portano alla cura del verde. Conclude Monoli: «Piante e aiuole interne alle zone produttive sono a carico delle imprese, e mi sembrano ben curate. Quelle esterne dipendono dall’amministrazione comunale: gli imprenditori cosa ne pensano?» (4. continua)

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