Cerca:
Home DVB-T2 è una rivoluzione: ecco come cambierà la nostra “vecchia” e cara tivù

DVB-T2 è una rivoluzione: ecco come cambierà la nostra “vecchia” e cara tivù

765379e658714e3582e36d4ec9842476«Gli antennisti, forse, non ci saranno più». Ipotesi remota, o meno, Franco Beverina (referente degli antennisti di Confartigianato Imprese Varese) lancia il sasso. E lo fa sull’onda di un grosso cambiamento tecnologico che entro il 2020 (la proroga si protrarrà per due anni) porterà in tutte le case italiane – e non solo – televisori dotati di DVB-T2 HEVC. Il nuovo formato di trasmissione (un’estensione dello standard DVB-T, utilizzato ad oggi per ricevere il segnale in chiaro dei programmi tv) libererà alcune frequenze (la “banda 700” compresa tra i 694 e i 790 MHz; un terzo di quella utilizzata per le trasmissioni televisive) per assegnarle, come già accaduto con il 4G, alle telecomunicazioni mobili a 5G. E per mettere ordine alle frequenze sulle fasce di confine.

SWITCH OFF: COSA CAMBIA?
Il passaggio dal vecchio formato di trasmissione a quello nuovo potrebbe causare un “black out” nella visione dei canali.
Per risolvere l’interruzione, sarà sufficiente l’intervento di un tecnico che procederà alla loro corretta sincronizzazione. La rottamazione dei vecchi televisori non sarà poi una scelta così diffusa: se il televisore è stato acquistato prima del 1° luglio 2016 (data a partire dalla quale tutti i piccoli schermi venduti dai produttori ai negozianti devono avere un sintonizzatore per ricevere programmi in tecnologia DVB-T2) basterà il collegamento ad un decoder esterno (più discreto rispetto a quelli utilizzati per il passaggio dall’analogico al digitale) per garantirne il funzionamento. Gli schermi di ultima generazione, invece, sono già predisposti alla seconda era del digitale terrestre. Ricordiamo che il governo, con la legge di Bilancio 2018, ha previsto 100 milioni di euro di incentivi (25 milioni per ciascuno degli esercizi finanziari 2019-2022) a favore delle famiglie per l’acquisto del decoder.

CON IL DVB, MENO ANTENNISTI E PIU’ INSTALLATORI DIGITALI
In tutto questo, come cambierà la figura dell’antennista? Difficile parlare di estinzione; doveroso, invece, affrontare in modo capillare le sfide del cambiamento. «L’antennista, alla prova di un ulteriore sprint tecnologico, si trasformerà ancora di più in installatore digitale chiamato a giostrarsi tra impianti multiservizio in fibra ottica capaci di gestire segnali tv, internet, satellite, videosorveglianza, citofonia – ci dice Beverina. E’ quello che saranno in grado di fare i televisioni di ultima generazione: sempre più smart, sempre più connessi e interattivi, sempre più “centraline di servizio” in grado di aiutare il consumatore a ricevere e gestire informazioni personalizzate, e ad entrare in contatto con enti e istituzioni per beneficiare al meglio di quello che offrono». Perché proprio con il DVB-T2 – che farà leva su frequenze capaci di penetrare all’interno degli immobili e di superare qualunque ostacolo – migliorerà la copertura di tablet e smartphone e migliore sarà la ricezione visiva e sonora.

GIOVANI, DRIZZATE LE ANTENNE
Segnali forti e nobili, ma non sempre intercettati, arrivano dalla categoria. Prosegue Beverina: «E’ proprio con il rapido mutare delle tecnologie che il nostro lavoro si sta facendo sempre più interessante e professionalizzato. Eppure le imprese che cercano disperatamente nuove risorse, non le trovano. I giovani si sono disaffezionati nonostante le occasioni imprenditoriali, proprio in questo settore, stiano crescendo grazie al satellite. Probabilmente la mancanza di una scuola specialistica, della definizione e regolamentazione della figura di antennista e di un corpus normativo complesso (perché deve adeguarsi al mutare dei tempi) ha scoraggiato le nuove generazioni. Probabilmente è diventato un po’ troppo complicato ottenere l’abilitazione; forse le leggi sono un po’ troppo severe (ma vanno rispettate: le norme Cei sono indispensabili così come i corsi di sicurezza sul pericolo di caduta dall’alto) o forse non si vuole spendere tempo nel farsi quell’esperienza che, di tutti i lavori, è il vero valore».

PROFESSIONISTI SENZA VERTIGINI
Eppure bisognerebbe provarci. Beverina non si arrende, perché sa che il futuro della categoria dipende dai giovani. «Antennisti si diventa: con un diploma di scuola media superiore a indirizzo tecnico, un corso di formazione professionale mirato, due anni di apprendistato in un’impresa del settore. Ma anche con una laurea in ingegneria: in un comparto votato alla tecnologia di ultima generazione sarebbe ben utilizzata perché un domani, forse, non avremo neppure più le antenne». A fare la differenza oggi, così come nel futuro che descrive il tecnico varesino, sarà sempre l’esperienza: «Sui banchi puoi imparare la base, ma nel lavoro quotidiano ci sono casi da affrontare sui quali la scuola non potrà ma intervenire. E i corsi di formazione a disposizione sono veramente pochi». Un ultimo consiglio: se soffrite di vertigini, lasciate stare.

TORNA SU