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Riciclare conviene alle imprese ma vogliamo incentivi strutturali veri per l’economia circolare

reciclar-destacadoRiciclare conviene ed è la parola d’ordine di molte aziende che hanno fatto dell’economia circolare in Italia e in particolare in Lombardia un modello di sviluppo.
L’ultimo rapporto sui rifiuti speciali dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Ispra, conferma come il nostro Paese sia il primo in Europa per il riciclo, proiettato com’è nel restituire una seconda vita ai rifiuti prodotti, in maniera più o meno consapevole.

Nel 2016 la produzione dei rifiuti nel nostro Paese è aumentata del 2% rispetto all’anno precedente, con 135 milioni di tonnellate, il 4,5% in più rispetto all’anno 2014. A crescere, però, sono anche i rifiuti definiti ‘pericolosi’ che nel 2016 hanno raggiunto 9,6 milioni di tonnellate, con un aumento del 5,6% rispetto al 2015. «Un rapporto quello presentato quest’anno che rivela luci e ombre –  spiega la responsabile del Centro Nazionale per il Ciclo dei Rifiuti di Ispra Rosanna Laraia – L’aumento della produzione dei rifiuti nel nostro Paese non è certamente un dato incoraggiante per i risvolti sull’ambiente che questo fenomeno comporta, ma l’Italia ha da sempre una grande vocazione al recupero a causa della scarsità di materie prime».

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L’ITALIA E’ IN FERMENTO
L’Italia del riciclo è infatti molto attiva: siamo tra i primi paesi in Europa per il riciclo di rifiuti speciali, che nel 2016 ha raggiunto il 65%. Sulla qualità dei rifiuti prodotti c’è ancora molto da lavorare: la performance può essere ulteriormente migliorata con un incremento qualitativo e quantitativo, anche attraverso la definizione di criteri end-of-waste, per esempio per i rifiuti da costruzione e demolizione, in linea con i principi dell’economia circolare. Il riciclo di qualità consente, infatti, di reimmettere materiali nei cicli produttivi, riducendo al contempo il ricorso allo smaltimento, in particolare a quello in discarica. Tra i rifiuti speciali, quelli del settore delle costruzioni e demolizioni, costituiscono uno dei flussi più importanti in termini quantitativi: con oltre 54,8 milioni di tonnellate, rappresentano il 40,6% dei rifiuti speciali, seguiti da quelli prodotti dalle attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento (27,2%) e dal settore manifatturiero (20,7%).

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La Lombardia è la regione che produce più rifiuti speciali: 29,4 milioni di tonnellate, pari al 21,8% del totale nel 2016. «Servono maggiori strumenti di tipo economico come agevolazioni fiscali e incentivi che incoraggino le aziende ad adottare queste buone pratiche – sottolinea Laraia – In Italia si stanno sviluppando distretti e casi di simbiosi industriale, ma sono fenomeni del tutto spontanei. Basterebbe qualche incentivo per rendere questa pratica strutturale». L’economia circolare è un concetto che si sviluppa in maniera trasversale e che investe tutti i fattori. Tanto che gli istituti di credito lo già considerano un driver bancabile e quindi utile ai fini della richiesta di credito. L’adozione di modelli di economia circolare consentirebbe all’Europa di acquisire diversi benefici: secondo gli studi portati avanti dal McKisey Center for Business and Enviroronment la produttività delle risorse in Europa potrebbe aumentare fino al 3% ogni anno qualora venisse adottato un sistema circolare facilitato dalle nuove tecnologie e dai nuovi materiali.

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MENO COSTI MENO RISORSE SPRECATE
Non solo. Un modello che pone al centro la sostenibilità del sistema, in cui non ci sono prodotti di scarto e in cui le risorse vengono costantemente riutilizzate genererebbe per le economie del continente un risparmio in termini di costi di produzione e utilizzo delle risorse di base pari a 1.800 miliardi di euro all’anno entro il 2030, che si tradurrebbe in una crescita del prodotto interno lordo fino a 7 punti percentuali e in più alti livelli di occupazione.

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Benefici dunque anche sulla diminuzione delle spese ad esempio per le aziende per un modello che necessita ancora di un approccio sistemico. La Lombardia da questo punto di vista rappresenta una realtà dove l’economia circolare è già in atto ed è infatti la Regione dove il ciclo di vita del prodotto è di fatto più ‘longevo‘. Non più un modello lineare (acquisto, consumo, rifiuto), ma un modello appunto circolare che trasforma il prodotto, pronto per essere utilizzato, in qualcosa di diverso.

«La seconda vita dei rifiuti produce un risparmio notevole per le aziende. Meno scarti significa meno smaltimento, meno acquisti, meno costi – conferma Laraia – Regimi di responsabilità estesa, standard di qualità, attività di benchmark anche tra piccoli produttori potrebbero aiutare. Pensiamo solo al settore degli inerti e quanto il mercato si stia aprendo all’eco design».

L’articolo è tratto dal magazine di Confartigianato Imprese Varese che potete consultare QUI

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