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Crediti deteriorati in calo. Ma le piccole imprese restano fanalini di coda per le banche

2017-12-22Buone notizie dal mondo del credito. Le imprese che fanno fatica a restituire alle banche i mutui, i finanziamenti e i prestiti, sono in netto calo. Lo dice il report trimestrale dell’Ufficio Studi di Confartigianato su dati della Banca d’Italia: nel primo trimestre 2018 il flusso dei nuovi crediti deteriorati (ovvero i crediti che i debitori faticano a pagare regolarmente o del tutto) delle aziende sul totale dei finanziamenti scende al 2,6%. Un salto netto rispetto al 3,4% del trimestre precedente, che riporta l’asticella ai livelli prima della crisi (2,5% nel primo trimestre 2008). Se guardiamo invece l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti (non quindi solo quelli nuovi), notiamo che passano dall’11,1% della fine del 2017, al 10,8%. Cosa dicono questi dati? Che l’economia si sta pian piano ristabilendo, i debiti iniziano a venir saldati, si vede la luce in fondo al tunnel.

A giovare di questo periodo di timida ripresa sono anche le piccole aziende, che a fine 2017 (dati Banca d’Italia) avevano una quota di crediti deteriorati del 23,5%, inferiore di 2 punti rispetto alla media delle imprese, che si ferma al 25,1%. Dando uno sguardo a livello locale, sono quattordici le regioni italiane in cui i piccoli hanno una percentuale di crediti deteriorati inferiore rispetto alla media delle aziende di quella regione. Qualche esempio: Liguria (-9%), Molise (-6,5%), Sardegna (-5,4), Campania (-4,8%) ed Emilia Romagna (4,7%).

Altro dato rilevante: a maggio 2018 i prestiti alle piccole imprese hanno registrato una crescita zero. È un bene o un male? Per assurdo che sia, è un bene, visto il trend negativo che durava da ben sei anni e mezzo. Il report evidenzia comunque la persistente crisi dei prestiti all’artigianato (-7,9% su base annua) e alle micro imprese. Crisi che per le più piccole rimane anche in condizioni a basso rischio: a giugno 2017 infatti, tra le società sane, i prestiti sono saliti del 3% per le grandi, dell’1,5% per le medie, dello 0,3% per le piccole e del -2,5% per le micro. Le banche, in pratica, concedono a un’azienda una fiducia direttamente proporzionale alle sue dimensioni, seguendo la logica “più sono grandi, più sono affidabili” (e remunerative). Un concetto non sempre scontato, come ci ricorda la storia di Lehman Brothers, società finanziaria così grande da non poter fallire (“too big to fail”, si diceva). Poi nel 2008 è appunto fallita, trascinando nella crisi l’intera economia mondiale.

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