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Dieci anni di Lehman Brothers: chi è tornato ai livelli pre-crisi?

Britain Lehman Brothers AuctionIl sogno iniziato a fine Ottocento in Alabama finì in un crack esattamente 158 dopo quando la banca d’affari americana Lehman Brothers, la quarta per dimensioni in America, chiese di essere ammessa alla procedura di Chapter 11 del Bankruptcy Code statunitense (una norma molto simile nostra legge fallimentare). Nella sostanza, come tutti ricordano, Lehman Brothers dichiarò fallimento e chiese di essere ammessa a qualcosa di simile al concordato preventivo italiano. 

Era il 15 settembre 2018 e quel giorno l’indice Dow Jones toccò il minimo dal settembre trascinato da numeri da profondo rosso: l’istituto aveva, infatti, accumulato un passivo di oltre 600 miliardi di dollari con una esposizione di 60 miliardi di dollari sull’immobiliare ad alto rischio. I due cicli recessivi (2008-2009 e 2012-2013) innescati in quel settembre nero di dieci anni fa hanno prodotto effetti devastanti sull’intera economia mondiale.

E l’economia italiana non ha fatto eccezione, arrivando ad accumulare perdite non ancora recuperate.

Sul mercato del lavoro l’analisi messa a punto dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese relativa agli ultimi dati mensili evidenzia che a luglio 2018 il tasso di occupazione si colloca al 58,7%, con il massimo delle ripresa rispetto al massimo del 58,9% raggiunto nell’aprile 2008. In ritardo il recupero nel Mezzogiorno dove il tasso di occupazione nel secondo trimestre 2018 rimane ancora inferiore di 1,5 punti al livello di dieci anni prima. Il secondo ciclo recessivo ha colpito in modo particolare l’edilizia: in dieci anni nelle Costruzioni si è perso mezzo milione di posti di lavoro, con 555 mila occupati in meno tra secondo trimestre 2008 e secondo trimestre 2018.

Anche il Prodotto interno lordo in Italia non ha ancora completato il recupero: nel confronto tra alcune maggiori economie avanzate il Pil pro capite in Italia è rimasto inferiore del 6,9% rispetto ai massimi pre crisi (2007), mentre è superiore del 2,4% in Spagna, del 3,7% in Francia del 4,5% nel Regno Unito; al di fuori dell’Unione Europea si trova un livello superiore del 7,8% in Giappone e dell’8,6% negli Stati Uniti. All’interno dell’Ue risulta fortemente divaricata la crescita della Germania che nel 2018 mostra un Pil pro capite del 12,2% superiore ai livelli del 2007.

Nel decennio in esame si è assistito ad una accentuata selezione delle imprese: le imprese attive negli archivi camerali ad agosto 2018 sono 5.157.962, quasi centomila in meno (-97.268) del livello di settembre 2008. Nei dieci anni in esame l’artigianato – maggiormente concentrato in manifattura e costruzioni, settori più esposti nei due cicli recessivi – ha perso oltre un decimo delle aziende, con un calo cumulato di 181mila imprese artigiane, pari al -12,1% ed equivalente a 51 aziende in meno al giorno.

Le imprese italiane hanno reagito al calo della domanda interna aumentando la competitività sui mercati esteri e nel secondo trimestre 2018 il volume delle esportazioni – a prezzi costanti e al netto della stagionalità – è stata del 9,4% superiore ai livelli di dieci anni prima.

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