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L’università in azienda: quando lo stage garantisce occupazione e soddisfazioni

img_0948Su cosa debba essere l’economia “reale”, in questi ultimi anni si è discusso spesso. Ma sul fatto che gli imprenditori siano i protagonisti più longevi e pratici di questa realtà, c’è poco da dire. Quando poi ad agganciarsi l’una all’altra sono la scuola e l’impresa, in un rapporto vero di collaborazione e crescita, l’economia ne beneficia. E con questa tutti coloro che ne sono coinvolti.

QUANDO LA LAUREA SI PRENDE IN AZIENDA
L’università dell’Insubria è un vivaio dinamico di apprendimento che con l’impresa ha un filo diretto. L’ultima esperienza in ordine di tempo è quella di Matteo Bruni e Sandro Parisi: il primo, studente dell’Insubria, ha sviluppato la propria tesi per la laurea triennale in Informatica (discussa nel 2009) attraverso uno stage a Eudata, società di Milano che sviluppa piattaforme e processi di customer e user care fondata da Parisi.

Il secondo, invece, con l’Insubria ha un rapporto di vecchia data perché «la formazione di base dell’ateneo varesino punta più alla qualità che alla quantità: gli studenti non sono tantissimi e quindi sono ben seguiti. Ad interessare la nostra società è la possibilità di inserire in azienda giovani risorse motivate che possano sbocciare prima di arrivare alla laurea. Così abbiamo investito su Matteo per ottenere risultati da trasformare subito in valore per l’azienda. Solitamente, da noi la curva di apprendimento è veloce».

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ERO “SOLO” UN TECNICO, ORA QUALCOSA DI PIU’
Una formazione sul campo che, poco dopo, si trasforma in lavoro vero e proprio. E’ quello che è accaduto a Bruno: «Ho incontrato Parisi durante uno speech all’Università, e da lì mi sono innamorato dell’idea di poter produrre la mia tesi entrando in contatto con quello che mi è sempre interessato: trovare soluzioni a idee astratte». E’ quello che Bruni definisce «training on the job. E’ questo il primo valore che trovi alla Eudata: agli inizi ho incontrato qualche difficoltà perché pensavo e agivo solo da tecnico puntando alla possibile implementazione delle piattaforme già esistenti in azienda. Nel tempo, invece, ho acquisito qualche capacità di comunicazione che mi ha aiutato a vivere la società in tutti i suoi aspetti e a confrontarmi in modo diverso all’interno di un team composto da figure ibride».

DA STUDENTE A PRODUCT MANAGER: SI INIZIA CON PASSIONE
Oggi, Matteo è product manager di Convy AI, l’intelligenza artificiale che agisce come un uomo e che aiuta le imprese a interagire meglio con i loro clienti e agenti per concentrarsi sulle transazioni a valore aggiunto.
Una parte di quel mondo che appartiene ai chatbot e che ha distinto Eudata (85% di fatturato in Italia e 15% all’estero) sul mercato dei contact center: motori in grado di interagire in modo sempre più accurato e di rispondere il più possibile allo stile dell’azienda che lo utilizza. Dove il dialogo si trasforma in processo.

E proprio in Matteo, il Ceo di Eudata ha trovato quello che serve per dare una marcia in più ad un settore che deve sempre stare al passo con i tempi: «Era un emergente e ce l’ha fatta, perché al suo arrivo c’era quello che definiamo “green field”. Un terreno ancora vergine nel quale piantare le proprie idee con passione e voglia di migliorarsi. E’ questo che chiediamo a tutti: mettersi in gioco. Da parte mia, cerco di dare ai collaboratori la massima libertà manageriale e di sperimentazione. Senza trascurare la qualità della vita: in aprile abbiamo inaugurato la nostra sede di Gallarate per rendere più agevole il lavoro a tutti».

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UNIVERSITA’ E IMPRESA: LA TEORIA DIVENTA PRATICA
Assunto nel 2009 da Eudata, oggi Bruni è anche coordinatore di un progetto di ricerca che la società di Milano sta sviluppando con due dottorandi in machine learning e Intelligenza Artificiale dell’Università dell’Insubria di Varese. «Il bando di gara di Regione Lombardia – dice Elisabetta Binaghi, docente al Dipartimento di Sciente Teoriche e Applicate dell’ateneo – è stato vinto dalla nostra università, ci offre l’occasione di lavorare su argomenti e applicazioni tecniche avanzate legate al mondo reale. In particolare si parla di applicare l’Intelligenza Artificiale ai dati di accesso ai portali della Pubblica amministrazione, con un’attenzione particolare alla sanità. Un progetto particolarmente stimolante, perché ci offre l’occasione di utilizzare i risultati già acquisiti in ambito accademico ai contesti aziendali. Quindi, di trovare una validazione completa delle potenzialità delle nostre soluzioni».

L’impatto sul mondo aziendale è diretto: «Conosciamo i problemi delle imprese, e questo è un passo importante anche per la formazione all’interno della stessa università: gli studenti del prossimo anno, per esempio, potranno studiare sul caso Eudata». Un caso pratico che non si trova sui libri.

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