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Home Mastro “legnaio” fa rete: faccio squadra con le altre Pmi e ci guadagniamo tutti

Mastro “legnaio” fa rete: faccio squadra con le altre Pmi e ci guadagniamo tutti

angelo_candianiIl legno come ragione di vita, perché fa parte di noi. Angelo Candiani, titolare della Sistem Color di Sacconago, con il legno ci passa anche dodici ore al giorno tra manutenzione, riparazione, restauro, sverniciatura e verniciatura. Ci dice: «Ci siamo scaldati, ci siamo fatti e facciamo tutt’ora le case, abbiamo inventato la ruota: il legno è fondamentale. E chi, anni fa, ha scelto gli infissi in Pvc ora sta ritornando al caldo materiale delle nostre origini». Che sia pino, abete o douglas (conifera diffusa nelle regioni costiere del Nord America apprezzata soprattutto per la sua leggerezza, robustezza, elasticità e resistenza), Candiani ha trasformato il proprio lavoro (nel 1996 nasce come restauratore; a seguire sono arrivati i procedimenti per trattare il legno) con particolare maestria artigiana. Puntando alla nicchia. Con un’azienda in attivo che, in ventidue anni, «non ha mai fatto una sola ora di cassa integrazione» afferma il titolare.

UNA RETE DI LEGNO
Quella che Candiani ha costituito tra alcuni fornitori per migliorare servizio e prestazioni: «La considero una mini cooperativa basata sul concetto, semplice ma efficace, della collaborazione. Con una copertura territoriale che sta funzionando perché taglia tempi e costi: se la Sistem Color ha un lavoro a Varese che richiede l’intervento di altri professionisti, sa che in quella provincia può contare su tre aziende specializzate. Poi ce ne sono una a Bareggio, una a Cornaredo, due a Trezzano sul Naviglio solo per le porte blindate, alcune tra Gallarate e Busto Arsizio. In totale siamo in dieci. E nessuna guadagna sul lavoro delle altre: applichiamo prezzi di mercato trasparenti e ognuno viene retribuito per il lavoro che fa».

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SENZA ADDITIVI CHIMICI
Candiani si definisce un «ambientalista» perché tutto quello che fa in azienda ha un obiettivo sostenibile. A tal punto che sui manifesti che pubblicizzano la sua azienda la scritta che più balza all’occhio è questa: «Senza uso di additivi chimici». Eccone la ragione: «Una scelta presa per tutelare la salute di chi lavora in azienda; subito dopo è arrivata l’attenzione all’ambiente». Da qui l’uso di prodotti super sicuri: dalle vernici per legno dell’austriaca Adler a quelle della Sayerlak Srl di Bologna. Comprese le vernici ad acqua certificate a livello mondiale con il Catas Quality Award. Metodi collaudati che permettono alla Sistem Color di offrire ai clienti una garanzia di cinque anni senza ulteriori manutenzioni. «Inoltre le vernici ad acqua – sottolinea Candiani – contengono i nanotracciatori (ogni lotto applicato al serramento è tracciabile) e proteggono meglio il legno anche nei confronti dei raggi UV evitando che ne vengano colpite le fibre. L’acqua è il miglior elemento per trattare il legno».

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OCCHIO “GREEN” ANCHE DA PARTE DEL CLIENTE
Il mercato è cambiato, e non solo per le imprese: «Se dieci anni fa i clienti si concentravano sull’ultima riga del preventivo, ora accade il contrario e si è disposti a pagare di più pur di avere un prodotto di nicchia e ben curato». Insomma, il cliente si è reso conto che gli acidi non fanno bene a nessuno. E se il prodotto sintetico offre una durata più lunga nel complesso, i difetti che causa si manifestano prima. Ecco perché Candiani si è specializzato anche nella sverniciatura di infissi, serramenti e porte d’epoca come quelli di Villa Zanetti a Varese, che ospiterà la Fondazione Morandini: «Facciamo tutto a secco, con quattro passaggi di carte abrasive e tanto olio di gomito. La soda caustica non fa parte della nostra filosofia».

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IL LAVORO CHE “NON PIACE”
Candiani ha la carica di un toro, ma non nasconde qualche delusione: «Ho iniziato a lavorare all’età di 14 anni nella Falegnameria Fratelli Caprioli di Luciano Mario ed Enrico (li ringrazierò sempre per avermi insegnato un mestiere nobile come il nostro, ricco di natura e di contatto con le persone) e a 26 anni ho aperto la Partita Iva. A dieci anni, però, ero un piccolo muratore, tubista e imbianchino: tutto pur di non studiare. Lì ho sbagliato, però oggi si sta sbagliando altrettanto: se un giovane non ha voglia di andare a scuola, che almeno lavori. Così non perde tempo». Però, il lavoro di Candiani sembra piacere poco: «Ci sono soddisfazioni economiche ma ti devi sporcare le mani, un po’ di polvere c’è, le vernici sono il nostro mondo. I giovani non se la sentono». E allora Candiani, che vorrebbe anche assumere, è pronto ad una scelta diversa: «Mi prenderei un cinquantenne con esperienza di falegname che sappia verniciare su legno e ferro».

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