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Milleproroghe: Comuni all’asciutto, risparmiatori rimborsati

foto_milleproroghe_2018L’Assemblea della Camera discuterà oggi il decreto Milleproroghe. Ma i mal di pancia, anche comprensibili, non sono mancati già nei mesi più caldi dell’estate. Che è diventata rovente.

“Congelata” la seconda tranche del Bando Periferie
Un emendamento – passato in Senato all’interno del Milleproroghe – è stato segnato in rosso sulle agende di tanti amministratori pubblici: il 13.2, testo 2. Quello che blocca per due anni, fino al 2020, miliardi di euro destinati al recupero, alla valorizzazione, alla riqualificazione e alla sicurezza delle periferie italiane (anche attraverso il riuso di immobili abbandonati).
Dei 120 progetti (107 presentati da Comuni e 13 da Città Metropolitane, per un totale di 445 Comuni interessati), 24 convenzioni sono state firmate nel mese di marzo 2017, 96 tra novembre e dicembre dello stesso anno. Lo stop per due anni riguarda queste ultime, interessate da 1.571 milioni di euro di finanziamento statale e co-finanziamenti (locali e privati) per 1.144 milioni. Insomma, non propriamente noccioline. Il Bando Periferie (che prevede un investimento complessivo di un miliardo e 600 milioni di euro) lascia momentaneamente all’asciutto 96 città dopo un “contratto” firmato tra Stato e Comuni. Perché? Perché, ha comunicato il governo, «la rigenerazione urbanistica e lo sviluppo socioeconomico delle periferie possono attendere».
Ma molte amministrazioni locali si sono già esposte. Ad aver analizzato lo stato di avanzamento di 39 progetti dei 96 “sospesi” è stato l’Anci: l’importo complessivo è di 1.218.483.706 euro e le PA hanno già contrattualizzato impegni per 42.717.919 euro. Le spese certificate dai soggetti affidatari ammontano a 12.381.058 euro, mentre i pagamenti sono stati effettuati per 8.832.529 euro. Prosegue l’Anci: «Nel 33% dei casi sono già state attivate le procedure di gara per l’esecuzione dei lavori, per un importo complessivo vicino ai 65 milioni di euro, mentre nel 9% dei casi i cantieri sono già stati aperti. Molti Comuni hanno già chiesto l’anticipazione del 20 per cento dell’importo dovuto e ammesso a finanziamento, senza ricevere riscontro, e altri Comuni, per il solo finanziamento delle spese iniziali di progettazione, hanno usufruito dell’apposito Fondo rotativo costituito da Cassa depositi e prestiti». Impossibile solo pensare ad un piccolo dietro front.

Rottamazione bis
Un emendamento al Milleproroghe punta a rinviare al 7 dicembre 2018 le rate di settembre, ottobre e novembre. La proroga, però, non interesserà solo queste ma anche l’eventuale rata di chiusura della rottamazione bis prevista per il mese di febbraio 2019 e che, forse, sarà spostata a maggio. Non si sa ancora se la proroga al 7 dicembre potrebbe interessare, o meno, tutte le scadenze prese in esame.

  • la seconda rata del 30 settembre (che slitta a lunedì 1° ottobre), la terza rata del 31 ottobre e la quarta del 30 novembre delle cartelle affidate da gennaio a settembre 2017;
  • la prima rata del 30 settembre (1° ottobre) e la seconda rata del 30 novembre delle cartelle affidate dal 2000 al 2016 e quelle dei carichi precedentemente esclusi.

Passano i rimborsi ai risparmiatori colpiti dalle crisi bancarie
L’emendamento, riformulato nel decreto Milleproroghe, ha ottenuto il via libera dalle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera. I risparmiatori colpiti dalle crisi bancarie, «già destinatari di pronuncia favorevole adottata dall’Arbitro per le controversie finanziarie» e «i cui ricorsi già presentati saranno decisi con pronuncia favorevole entro il 30 novembre 2018 dal citato Arbitro», potranno chiedere alla Consob di ottenere rimborsi tempestivi nella misura del 30% dell’importo dovuto, con il limite massimo di 100mila euro.

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