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Osservatorio Mercato del Lavoro, una fotografia della realtà che premia la manifattura

img_1169Sempre più meccanica, sempre più aziende strutturate e sempre più “over” al lavoro: le piccole e medie imprese della provincia di Varese hanno affrontato la crisi degli ultimi dieci anni adottando processi di ristrutturazione che ne hanno modificato dimensione e tipologia di dipendenti. E che hanno ridisegnato la fotografia delle filiere produttive del territorio, riducendo progressivamente ma inesorabilmente il peso dell’edilizia e del tessile-abbigliamento e dando ossigeno alla manifattura nel suo complesso (con picchi sulla meccanica di produzione e sulla chimica e gomma plastica).

È un quadro con ancora qualche chiaroscuro quello disegnato dall’Osservatorio Lavoro di Confartigianato Imprese Varese che torna rinnovato nella formula, nella cadenza dei monitoraggi (semestrale, giugno-dicembre) e negli obiettivi: offrire alle imprese e al territorio tutti gli strumenti indispensabili per comprendere la realtà occupazionale e produttiva delle Pmi artigiane e non.

L’Osservatorio Mercato del Lavoro comprende un report dell’ultimo anno, un’analisi relativa al periodo 2013-2018 e un focus sulle assunzioni, ed è aggiornato al 30 giugno 2018.

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PORTIAMO L’OSSERVATORIO NELLE SCUOLE
«Facciamo un ulteriore sforzo a supporto del sistema economico locale: il primo ma non l’ultimo» rileva il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, rimandando ad una analisi ancora più concreta in programma per l’inizio del prossimo anno e alla redazione del rapporto “Scenari di sviluppo” in collaborazione con il Centro studi di Confartigianato nazionale e Confartigianato Lombardia.

«Ciò che emerge da questo primo studio – prosegue il numero uno dell’associazione di viale Milano – è la forza con la quale la piccola e media impresa ha affrontato la congiuntura negativa, consolidando la propria storica vocazione manifatturiera, migliorando l’organizzazione aziendale – e finalizzandola al contenimento dei costi e delle inefficienze – e avviando percorsi di stabilizzazione e mantenimento delle risorse con più elevato profilo tecnico».

Di qui la contrazione delle aziende di piccole e piccolissime dimensioni, che più di altre hanno avvertito il peso della burocrazia, il costo dei cambiamenti e la perdurante crisi del mercato interno. E, di riflesso, l’incremento delle imprese con più di dieci dipendenti.

L’Osservatorio “Mercato del Lavoro”, spiega Giulio Di Martino (contrattualistica e bilateralità di Confartigianato Imprese Varese) prende in considerazione 1.600 nuovi assunti. In particolare è il dato del 37,04% di nuovi occupati giovani (under 29) a evidenziare una tendenza positiva, della quale resta indiscusso protagonista il settore della manifattura. «Un dato – rileva Galli – che le istituzioni, le scuole e le famiglie devono tenere ben presente nella scelta dei percorsi formativi: ritengo questo osservatorio uno strumento quasi didattico, che personalmente porterei nelle classi e consegnerei a tutti i genitori dicendo “ecco, questo è il mondo, scegli tu come vuoi affrontarlo”».

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LE COSTRUZIONI NON ATTIRANO I GIOVANI
Bene anche l’occupazione femminile, concentrata perlopiù nei settori alimentare, tessile e della pulizia generale di edifici oltre che nell’occhialeria. Il ricorso a personale dipendente straniero, nelle Pmi, rimane più alto rispetto alla media (20,4% contro una media territoriale del 13%). A trainare, in questo caso, sono le costruzioni che invece mantengono una bassissima attrattività tra i giovani.

«Le piccole e medie imprese sono fonte di occupazione, di un’occupazione qualificata da un lato e portatrice di innovazione dall’altro: dimenticarlo, nella definizione di strategie fiscali locali oltre che negli incentivi regionali e nazionali, sarebbe un errore strategico» analizza Davide Galli, osservando come il numero di dipendenti per anzianità di servizio registri picchi rilevanti sia tra i neo assunti (due o meno anni di presenza in azienda) che tra coloro che da almeno 21 anni operano nelle aziende prese in considerazione. «Segno che le nostre imprese tengono fortemente alle professionalità formate al proprio interno ma, al contempo, per affrontare i processi di digitalizzazione legati a Industria 4.0 e per rimanere al passo con le esigenze del mercato, hanno saputo anche puntare sui giovani».

NESSUNA TIMIDEZZA SU ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO E APPRENDISTATO
Questi ultimi, ricorda ancora il presidente di Confartigianato Varese, assunti attraverso percorsi che spesso prevedono alternanza scuola-lavoro, apprendistato, contratti a termine e contratti a tempo indeterminato. «Anche per questo il fatto che, pur mantenendo l’obbligatorietà, l’alternanza scuola-lavoro non avrà un peso sul voto finale di maturità rischia di far male agli studenti, alle scuole e alle imprese oltre che di creare un cortocircuito nell’occupazione e nella scelta del tipo di percorso da seguire una volta concluso il ciclo di studi superiori».

Lo stesso discorso vale per l’apprendistato che rappresenta la strada maestra per apprendere un mestiere e approfondirlo: «Non è un caso che il 2018 abbia segnato il boom di questa tipologia contrattuale a livello nazionale (283.030 under 30 entrati nel mondo del lavoro tra aprile 2017 e marzo 2018, ndr) e che hanno ricevuto la spinta degli interventi di decontribuzione inseriti nella legge di Bilancio 2018 – spiega Galli – Tuttavia occorre investire ancora di più e con più convinzione su questo fronte perché la ripresa occupazionale dipende anche da questo e dalle capacità tecniche che i ragazzi riusciranno ad acquisire direttamente dalle imprese».

UNA FOTOGRAFIA DELLA REALTA’
Stessa riflessione vale per i contratti a tempo determinato, sulla cui stretta rimane la perplessità di Galli: «Non sono, come dimostrano i dati, una forma di precariato ma l’anticamera della stabilizzazione a tempo indeterminato, che nelle Pmi rimane largamente il più diffuso: questa stretta rischia tuttavia di penalizzare anche in questo caso l’occupazione, un errore madornale in un periodo storico nel quale assistiamo a una forte ricerca di professionalità».

Professionalità che, in particolare, nelle Pmi sono concentrate nei settori della meccanica, della gomma plastica e del turismo. «Tutti distretti e comparti da difendere e sostenere: lo abbiamo detto più volte ma con questi dati certifichiamo dove debbano mirare formazione e normazione a tutela dell’occupazione e dell’occupabilità in provincia». E, conclude Galli, «quanto la piccola e media impresa e la manifattura siano strategici: comprenderlo oggi, e prendere atto della composizione della spina dorsale economica del territorio può rivelarsi fondamentale per accompagnare il cambiamento».

Nel mese di gennaio verrà diffuso un nuovo report di sintesi e analisi dello stato di salute delle imprese e del mondo del lavoro.

CONSULTA L’OSSERVATORIO

MERCATO DEL LAVORO – 2013/2018

MERCATO DEL LAVORO – 2017/2018

MERCATO DEL LAVORO – MONITORAGGIO ASSUNZIONI 2017/2018

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