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Le imprese lombarde non si fermano. E sono più produttive di quelle tedesche

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STOP AGLI EURO 3: MORATORIA E CONGELAMENTO DELLE SANZIONI
Ebbene sì, abbiamo chiesto la moratoria. Di un anno – sulle nuove norme anti-inquinamento – e il congelamento delle relative sanzioni. Solo così le imprese potranno accedere ai contributi messi a disposizione dalla Regione per l’acquisto di mezzi a basso impatto ambientale. D’altronde l’entrata in vigore del regolamento che impone i divieti alla circolazione dei veicoli Euro 3, ha creato qualche difficoltà di troppo a piccole e medie imprese. A raccogliere gli sfoghi degli imprenditori, è stata proprio Confartigianato Imprese Varese: tante le aziende, infatti, che sono state costrette a modificare anche radicalmente la loro attività in seguito all’entrata in vigore delle misure previste dall’Accordo per il miglioramento della qualità dell’aria sottoscritto dal ministero dell’Ambiente con le regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Niente consegne significa niente lavoro, niente risorse e una nuova stagnazione dell’economia. Dice il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli: «L’inquinamento prodotto dai diesel Euro 3, attualmente in uso a categorie che più di altre sono in difficoltà economiche, non è la causa principale dell’inquinamento atmosferico, che in larga parte è riconducibile all’impiego di sistemi di riscaldamento per i quali ci aspettiamo, di riflesso, investimenti sostanziali da parte della Regione e delle amministrazioni comunali».

PIU’ PRODUTTIVI DEI TEDESCHI: LO DICE CONFARTIGIANATO LOMBARDIA
Nell’ottavo rapporto di Confartigianato Imprese Lombardia, c’è un dato che fa riflettere: la produttività delle piccole imprese della regione arriva ai 46.200 euro per addetto e, in Italia, è seconda solo ai livelli della provincia di Bolzano. Non solo: è superiore di 10 punti percentuali alle aziende tedesche della stessa dimensione.  Giulio Sapelli, l’economista: «Ci hanno raccontato per decenni che essere grandi è sempre positivo, ma non è sempre così. Le piccole aziende si basano sulle persone e non sui ruoli: è questa la loro forza. Del resto, la grande impresa non potrà mai cogliere tutte le opportunità del mercato. Per questo ci sarà sempre spazio per le piccole aziende che, adesso, hanno una grandissima libertà di azione con la tecnologia». In sintesi: flessibili, dinamiche, motrici dell’occupazione ma sempre schiacciate da una pressione fiscale inaccettabile.

VENITE IN MONTENEGRO: 500 IMPRESE ITALIANE SONO GIA’ LI’
Di fronte ai grattacapi quotidiani, c’è qualcuno che invita le imprese italiane a lasciare la madrepatria per lidi ben più interessanti. «Venite a investire in Montenegro», ha detto il presidente Milo Djukanovic agli imprenditori, l’altro giorno a Milano, al convegno “Fare affari con il Montenegro”. Per sfruttare quelle «opportunità di business (offerte) da una delle economie più vivaci d’Europa». Il sistema fiscale, per esempio, fa sognare: corporate tax al 9% (più un altro 9% in distribuzione degli utili) e una imposta sul reddito personale tra il 9 e il 13%. Inoltre, per costituire una società ci vogliono pochi giorni; la burocrazia è ridotta all’osso, sul mercato si trovano agevolmente giovani qualificati (a costi relativamente bassi), il Pil del Paese è in netta crescita (+4,2% nel secondo trimestre), investimenti e turismo trainano l’economia. A completare il quadro, la stabilità politica del Paese e la sua candidatura – sempre più avanzata – per entrare nell’Unione Europea. E ad oggi, sono già 500 le imprese italiane in Montenegro, che dal prossimo anno sarà collegato all’Italia da un cavo sottomarino di Terna per il trasporto di energia.

GLI IMPRENDITORI TEDESCHI HANNO FEDE IN NOI
La Germania crede nell’Italia: nonostante la volatilità dei mercati e l’instabilità politica. Secondo un sondaggio della Camera di commercio italo-tedesca su un campione di 74 aziende, il 58% degli intervistati dice che la congiuntura economica rimarrà stabile e il 28% afferma, addirittura, che si svilupperà positivamente. Il dato più interessante, però, è questo: il 38% del campione vuole aumentare gli investimenti in Italia nel 2019, mentre il 55% dice che questi resteranno costanti. Il 46% intende assumere personale. Ovviamente, gli imprenditori riflettono anche sui probabili rischi: il 52% è preoccupato dalle scelte politiche e di politica economica, il 47% dal calo della domanda, il 28% dalla difficoltà nel reperire personale qualificato e il 22% dalla pressione fiscale. Il costo del lavoro, invece, preoccupa solo il 16% delle aziende. Tutto questo ha un solo, grande significato: le imprese della Camera di commercio italo-tedesca sono ottimiste, perché pensano che il sistema imprenditoriale italiano sia in grado di andare oltre le criticità strutturali del Paese e che la strada per la crescita passi dai mercati internazionali e dalla formazione.

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