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Home Ragazzi del Frattini a lezione da Legù per festeggiare i primi 50 anni con le mani nella non pasta

Ragazzi del Frattini a lezione da Legù per festeggiare i primi 50 anni con le mani nella non pasta

Cuffiette, copriscarpe e grembiuli bianchi. Una decina di ragazzi si infila nel reparto di produzione. Occhi curiosi osservano i macchinari da cui escono, a ciclo continuo, i più svariati tipi di pasta. Essicazione, confezionamento, magazzino. E poi via, in cucina, a improvvisarsi cuochi per un giorno. Impastano la farina per creare muffin, pizzette, focaccine, taralli dolci. E in una pentola, ovviamente, bolle un bel piatto di pasta. Anzi, di non pasta. Perché nel pastificio Legù di Albizzate si producono alimenti fatti interamente con farina di legumi. I ragazzi sono gli studenti della sezione design 4E del liceo artistico A. Frattini di Varese. A fare loro da guida, Monica Neri, che ha aperto le porte della sua azienda per un percorso di alternanza scuola lavoro molto particolare. L’obiettivo è quello di creare, per il 50esimo anniversario della scuola, un nuovo tipo di pasta: i “frattinelli”.

UNA NON PASTA CHE RICHIAMA I FUTURISTI: I FRATTINELLI
Tutto inizia nel 1931, con il manifesto della cucina futurista. Marinetti (poeta, scrittore e fondatore del Futurismo) è convinto che la pastasciutta vada abolita e la definisce “un’assurda religione gastronomica italiana”. Secondo il poeta “a differenza del pane e del riso, è un alimento che si ingozza, non si mastica. Ne derivano: fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo”.

Passano gli anni e all’istituto Frattini di Varese (fondato nel ’69) si sta pensando a come festeggiare l’anno prossimo il 50esimo anniversario della sua fondazione. La prof. di storia dell’arte Maria Luisa Attardo guarda subito ai futuristi e le viene un’idea: creiamo una non pasta e diamole il nome di “frattinelli”. «I futuristi hanno anticipato un po’ la contemporanea cultura delle contrapposizioni alimentari – racconta Attardo, che è tutor esterna del progetto –  che ora ci sembra scontata, ma che negli anni ‘30 non lo era affatto. Il rapporto tra arte e cucina nella nostra scuola lo affrontiamo da anni in vari modi, ci appassiona particolarmente. Con i frattinelli pensavamo di coniugare la spinta artistica con il gusto dei nostri ragazzi e un’identità del nostro istituto».

L’ANALISI DELLA TRAFILA: IL PROGETTO ANDRA’ IN PORTO
La mattinata da Legù è stata una visita preventiva, per mostrare ai ragazzi un mondo nuovo, ma anche per capire l’effettiva fattibilità del progetto. «L’idea – dice Silvana Antonelli, prof. di progettazione di design e tutor interno del progetto – è quella di scoprire se possiamo creare una pasta con le lettere del nostro istituto». Insieme a Vito Maniscalco, che insegna invece laboratorio di design, osservano con attenzione le trafile in bronzo esposte nella cucina dove i ragazzi stanno infornando le loro focaccine. «Siamo ancora in una fase iniziale e dobbiamo capire la fattibilità – continua Antonelli –  perché una trafila ha un costo non indifferente. In alternativa abbiamo la possibilità di lavorare sugli snack».

Se tutto questo è possibile, lo si deve a Monica Neri, che si è resa disponibile a mettere a disposizione la sua azienda e le sue conoscenze. Ha fondato Legù 3 anni fa ed è un’imprenditrice giovane e proiettata verso il futuro. «Bisogna abbandonare quest’idea vecchia dell’imprenditore che va avanti e cerca di nascondere quello che fa e i propri segreti. Secondo me più si condivide, più ci si avvicina al mondo dei ragazzi e più si può crescere. Bisogna fare rete e con loro per primi». I frutti di questa rete saranno raccolti l’anno prossimo, quando vedranno finalmente la luce i “frattinelli”.

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