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Varese, Como, Sondrio e Vigevano: salviamo i Maestri d’impresa

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AREE DI CONFINE: DOPO COMO, LA PROPOSTA CONQUISTA ANCHE SONDRIO
«Meno tasse vicino al confine svizzero»: titola così Stefano Brusca l’articolo pubblicato su “La Provincia di Sondrio” riguardante la proposta “Aree di confine” di Confartigianato Imprese Varese. Una proposta di legge che ha già visto il coinvolgimento di Confartigianato Como e alla quale guarda con interesse anche Sondrio. Perché «ci vuole un bonus per fermare la fuga in Svizzera dei lavoratori valtellinesi e valchiavennaschi», attratti dal lavoro oltreconfine fondamentalmente per un solo motivo: «Oltre il confine lo stipendio di un edile si aggira sui 3.500, 4mila franchi, qui invece si va dai 1.400 ai 1.800 euro», commenta il Presidente di Confartigianato Imprese Sondrio Gionni Gritti. Che vede un territorio – proprio come lo sono quelli di Varese e di Como – sempre più interessato dal “rischio desertificazione”: «Un bonus antifuga non vuol dire guerra alla Svizzera, ma cercare di mantenere vive le nostre aziende». Il Ticino e i Grigioni sono vicini, ed è proprio per questo che la proposta di Confartigianato Imprese Varese chiede di «abbassare le tasse sugli stipendi dei dipendenti delle aziende italiane con sede entro i venti chilometri dal confine svizzero». Per evitare che le professionalità se ne vadano all’estero ma anche per far ritornare quelle competenze che già se ne sono andare in Engadina, in Bregaglia e in Valposchiavo.

RITORNIAMO AI MESTIERI. MA IN 3D
Ne hanno scritto in tanti: i “Mestée” realizzati da Faberlab hanno raccolto non solo un forte interesse da parte della stampa ma anche un grande entusiasmo. D’altronde non poteva essere diversamente: ironici, simpatici e divertenti questi personaggi raccontano il mondo delle professioni che da sempre fanno parte delle piccole imprese. Legando la tradizione all’innovazione e sfruttando tutte le potenzialità di una stampante a gesso dai mille colori. In vendita a 29 euro, i “Mestée” sono personalizzabili, tridimensionali e alti dieci centimetri. Ma al di là di essere un’ottima idea regalo (e non solo per il periodo natalizio), questi “pupazzetti” sono anche l’espressione di un mondo che cambia continuamente. Ma che è ancora debitore a quelle figure che sono da sempre la forza del mondo produttivo varesino: il falegname, l’idraulico, il muratore, l’elettricista, il barbiere, il meccanico…

CONFARTIGIANATO SCENDE IN PIAZZA PER L’ITALIA
Marilena Lualdi intervista per “La Provincia di Como” il presidente di Confartigianato Imprese, Giorgio Merletti, sulla manifestazione del 13 dicembre: il sistema Confartigianato si ritroverà al MiCo (Milano Convention Centre) per dire che «nella legge di bilancio c’è troppo assistenzialismo e pochi investimenti per favorire la crescita». I punti salienti: poca la fiducia degli imprenditori in questa manovra, non si può aumentare il debito, le poche risorse che ci sono dovrebbero essere messe negli investimenti, l’inclusione viene dal lavoro, sulla sburocratizzazione è tutto fermo. Merletti non le manda a dire: «Noi artigiani veniamo pagati per quello che facciamo, non per quello che diciamo. Ecco, la politica dovrebbe comportarsi come noi».

VIGEVANO E LA CRISI DEI MAESTRI
Sul quotidiano “La Repubblica” un’analisi tagliente di quello che sta accadendo alle imprese della Lomellina. Scrive Brunella Giovara: «La scarpa è un ricordo lontano, fa malinconia guardare tutti quei capannoni vuoti, nessuno che abbia pensato di trasformali in concessionarie o bowling o supermercati. Anzi, ci hanno pensato ma costerebbe troppo». Nel primo semestre dell’anno, a Vigevano, hanno chiuso altre 7 aziende e «l’ultimo simbolo del Made in Vigevano – la Moreschi, calzature di lusso per uomo – non sta molto bene, avendo avviato la procedura di licenziamento per 39 lavoratori su 300 dipendenti che ha». Delle mille aziende di cui scriveva Giorgio Bocca nel 1962, oggi ne restano quindici. Più 65 della meccanica. Un mese fa è scomparso anche il suolificio Silvy: tredici operai licenziati, cioè tutti. Il sindaco Andrea Sala sbotta sulle infrastrutture. Che anche in Lomellina non rappresentano certo un volano per la competitività delle imprese: «Vogliamo il doppio binario fino a Mortara. E le strade, naturalmente».

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