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Stress da lavoro correlato: dalla valutazione all’azione
Sicurezza Alcune utili riflessioni per comprendere un fenomeno che interesserà sempre di più le nostre imprese

Parole chiave: Dlgs 81/08 / Lavoro / Stress
(22 maggio 2012)


Parlare di Valutazione stress (a cui sono poi legati anche problemi di alcol e tossicodipendenza) in un momento in cui la crisi economica che ha investito il Paese sta avendo un impatto assolutamente significativo, può sembrare inopportuno vista la situazione del nostro sistema produttivo.
Utilizzando una metafora, sarebbe quasi come infierire su un moribondo (l’azienda) o il proporre una medicina dagli effetti non miracolosi, ma che richiede terapie a lungo termine.

Il mondo del lavoro cambia, non solo in Italia e neppure soltanto in Europa, alcune considerazioni:
  • Il mondo economico si sta muovendo verso un unico mercato globale
  • Ridimensionamento e ristrutturazione organizzativa hanno portato a una maggiore pressione sui soggetti che rimangono con un aumento del carico e al ritmo di lavoro
  • Al fine di aumentare la flessibilità un numero crescente di persone si offrono a titolo temporaneo o part-time e di subappalto o l'outsourcing è diventato prassi comune
  • La rivoluzione con l'informatica e le telecomunicazioni sta gradualmente trasforma il lavoro-processi
  • L'organizzazione del lavoro sta cambiando con più persone che lavorano in self- squadre dirette o autonome, lavoro di squadra etc.
  • Le donne rappresentano una parte crescente della forza lavoro
  • Nella maggior parte dei paesi industrializzati, la popolazione sta invecchiando
  • In molti paesi la forza lavoro si sta diversificando (sesso, razza, abilità fisica, ecc.)

Le statistiche parlano di effetti dello stress più pesanti soprattutto sulle donne, su chi ha meno di 35 anni, sugli operai, su chi non ha titolo di studio, su chi è occupato da meno di 10 anni, anche se i lavoratori maturi evidenziano un trend in aumento.
Ma le cronache (almeno italiane) ci dicono tutt’altro e cioè che anche manager e imprenditori ne sono investiti, a tutti i livelli, fino a conseguenza tragiche.

Tra gli Artigiani, le impressioni raccolte ad un corso di formazione AIFOS lo scorso marzo, danno un resoconto perfetto ed esaustivo del “sentire” su questo tema.

I problemi “specifici” delle realtà artigiane, caratterizzate dal lavoro svolto in piccolo gruppo, non possono trovare risposte negli strumenti di indagine del rischio utilizzati nelle grandi organizzazioni.

Gli imprenditori artigiani, che sono spesso la trinità “Dirigente + capo operai + ufficio del personale”, manifestano un sano desiderio di voler intervenire su questo problema, ma non con la carta e la burocrazia (cui si assoggettano loro malgrado), ma con la sana predisposizione alla concretezza che chiede più azioni e decisioni efficaci che non valutazioni del rischio.

Se la finalità è chiara, si va anche oltre l'obbligo di legge, perché i rapporti tra datore di lavoro e i suoi collaboratori, spesso anche tra fratelli o coniugi o soci che in azienda pure lavorano, non è una domanda retorica e testimonia che quando si parla di stress lavoro correlato non bisogna pensare solo a quello dei lavoratori ma anche a quello degli imprenditori che hanno bisogno di essere guidati per poter guidare.

I due responsabili scientifici del corso elencano, secondo gli imprenditori artigiani, che cosa provoca loro stress lavoro-correlato: le scadenze, le tempistiche, una vita troppo di corsa, il traffico, il clima (meteo), la gestione del cliente, le aspettative del futuro (per i giovani), il menefreghismo dei dipendenti, la gestione della burocrazia, il telefono, le normative, la fatica, i soldi e la quadratura dei conti. Lo scontro generazionale, le troppe responsabilità, le banche e le finanziarie, gli insoluti, la mancanza di lavoro alternata al troppo lavoro, il reperimento di personale adeguato, i controlli, la formazione, le tasse, l'organizzazione dell'azienda. Il sentirsi inadeguato in una situazione, l'incapacità per mancanza di mezzi, la mancanza di voglia di far qualsiasi cosa, il sovraccarico, l'irritabilità, lo stato d'animo, la tensione, il poco senso di responsabilità, la stupidità, il clima organizzativo. I cambiamenti, il rapporto con le persone, i figli (e parenti vari), i fornitori, l'ambiente esterno. Le “rotture”, la mente occupata, l'ansia, la stanchezza, la depressione, i diversi lavori da portare avanti contemporaneamente.

Le deduzioni finali degli imprenditori artigiani testimoniamo che è importante pensarsi e confrontarsi, per fare informazione e formazione ai sensi degli artt. 36 e 37 del D.Lgs. 81/08, ma soprattutto “ai sensi del buon senso!”:

“Ho capito l’opportunità che mi offre la normativa sullo stress”;
“ho le idee più chiare sul significato delle parole”;
“è una fregatura, perché adesso ho capito che mi devo occupare anche di questo”;
“l'esperienza degli altri fa sentire meno soli”;
“sto riflettendo sull'idea di tempo”;
“ora ho maggiori conoscenze e consapevolezze”;
“adesso devo riportare nella realtà”;
“essere obbligati al confronto ti consente di relazionarti”;
“bisogna che tutti condividano gli stessi obiettivi da raggiungere”;
“riunirsi ogni tanto serve, anche la riunione periodica può essere un'occasione...”;
“cafferino e aperitivo, fetta di salame e ne parliamo”;
“servono momenti di socializzazione, dialogo e svago”;
“è utile dare gratificazioni, economiche e fiduciarie”;
“pensavo di rompermi le scatole invece il tempo è volato... interessante!”;
“nella ditta piccola penso di mettere già in pratica, comunque quello che avete detto è vero”;
“il chiarimento della parola stress ha cambiato l'idea di quello che potevo pensare, forse è un input a tutti per migliorarsi”;
“l'artigiano italiano è individualista, cerchiamo di far rete...”.

Come si passa dalla Valutazione alle azioni di miglioramento?
Poiché l'ideale soluzione per combattere lo stress è quello di prevenirne la comparsa, le imprese che hanno già provveduto a redigere la Valutazione del rischio stress dal dicembre 2010, sono ora chiamate a passare alla fase due, cioè individuare ed eseguire le azioni correttive e di prevenzione.

Una delle prime aree su cui è indispensabile fare un’attenta analisi è l’organizzazione aziendale promuovendo interventi sulla tecnologia e l’organizzazione del lavoro:
  • Migliorare la pianificazione del lavoro e l'affidabilità dei sistemi di lavoro
  • Migliorare l’alternanza tra tempi di lavoro, disposizione delle squadre di lavoro, tempi di riposo
  • Migliore pianificazione dei turni
  • Aumentare la partecipazione ai processi decisionali e coinvolgimento dei lavoratori
  • Migliorare l'ambiente di lavoro, la struttura o la disposizione delle postazioni di lavoro (Illuminazione, Rumore Micro clima, ecc)
  • Interventi per migliorare i comportamenti e le risposte individuali per far fronte allo stress
  • Come fare selezione del personale (un aspetto che nelle micro imprese si basa sulle abilità tecniche e non sul profilo della persona)
  • Come deve essere organizzata la Formazione e la Comunicazione in azienda
  • Consulenza e altre misure di sostegno a livello aziendale.
Questi sono solo esempi, dei possibili accorgimenti dal costo economico relativamente contenuto ma certamente efficaci ai fini del contrasto al fenomeno Stress-lavoro correlato e rischio psicosociale in generale.
Con l’obiettivo di fare rete tra le imprese, lanciamo la raccolta di esempi di “buone pratiche” realizzate in azienda sui temi sopra indicati, per accresce il contributo positivo che l'impresa può dare alla società, ponendo in equilibrio obiettivi economici, sociali, ambientali e di salute e ottenendone in cambio un incremento del valore complessivo dell'impresa.

Chi volesse farci pervenire la propria proposta può inviarla a lucia.pala@asarva.org


Martedi 22 Maggio 2012

Lucia Pala
Email: lucia.pala@asarva.org
Tel. 0332 256318
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