“Banche, imprese e finanza: crisi di un modello?”. Ebbene sì, crisi di un

modello. Una “catena del valore” che è saltata con la negazione di quei valori di riferimento che gli economisti e i pensatori di ogni epoca hanno posto alla base dell’agire e del lavoro.
Nel suo “Etica ed economia”, Amartya Sen (economista indiano Premio Nobel per l’economia nel 1998), scrive che “
Aristotele collegava l’economia ai fini umani, considerando che lo studio di questa disciplina è sì legato al perseguimento della ricchezza, ma tale ricchezza non è fine a se stessa, bensì un mezzo per raggiungere altri fini”.
<Però, i comportamenti di questi ultimi tempi hanno svelato – da parte di alcune istituzioni e banche, schieramenti politici e lobby – la ricerca della ricchezza fine a se stessa, afferma
Lorenzo Mezzalira, presidente di Artigianfidi (servizio Credito dell’Assiociazione Artigiani). Ricerca che ha cancellato quell’etica che
Richard Sennett esalta nel suo ultimo libro dal titolo “L’uomo-artigiano” e caratterizza chi, ancora oggi, mette la propria creatività al servizio delle mani e le mani al servizio dell’immaginazione, della fantasia e della ricerca>.
Per Sennett, il mondo si potrà salvare dalla recessione solo se saprà recuperare i valori tipici dell’artigiano: l’etica – per l’appunto - ma anche
la qualità, la lungimiranza, il perfezionismo. La vicinanza e la fiducia nelle realtà produttive manifatturiere. <Sono questi i principi ai quali Artigianfidi – prosegue Mezzalira - ha dato ancora più forza contrastando l’attuale crisi congiunturale con un impegno che è fatto di valori di riferimento. Primo fra tutti quello dell’imprenditorialità, del saper fare e del saper essere, del riconquistare e premiare le valutazioni di carattere etico. Un operare concreto ispirato nel suo agire proprio dall’etica che porta in se il lavoro dell’artigiano>.
Banche, imprese e finanza è da considerarsi, quindi, un modello da ricostruire e, probabilmente, da ripensare. Perché, ricordando “L’uomo flessibile” di Sennett: “La freccia del tempo si è spezzata: in un’economia continuamente ristrutturata, che odia le routine e si basa sul breve termine, non esistono più traiettorie definite. La gente sente la mancanza di rapporti umani stabili e di obiettivi a lungo termine”. Li ha sentiti con i subprime e i derivati selvaggi, con i quali il mondo ha guardato all’immediato e si è disinteressato dei valori propri del fare impresa.
E’ qui, in questo contesto dove nessuno ricorda più
Kant – “La mano è la finestra della mente” – che si pone Artigianfidi: assumendosi tutti i rischi con i propri mezzi (perché parte della classe dirigente provinciale, regionale e nazionale si dimostra ancora oggi pigra, lenta e inadatta ad affrontare le sfide della ripresa economica) per dare sostegno finanziario alle imprese con le linee personalizzate nei campi della liquidità, degli investimenti, dello start-up, del leasing e del mutuo. Soprattutto oggi dove lo sforzo di un Confidi è per l’impresa ma anche per la famiglia.
<La fine di un ciclo –conclude
Mezzalira - non deve cancellare quella parte viva dell’economia che non si arrenderà di fronte a quelle banche che dimostrano scarsa sensibilità nei confronti dell’impresa ed agli ostacoli di Basilea 2, che con il rating ha reso ancor più complicato il dialogo tra banche e imprese, quindi è più difficile ottenere finanziamenti. Proprio in questo momento caratterizzato da richieste di finanziamenti agili e di entità variabile: in alcuni casi a partire dai 10mila euro sino ad un massimo di 50mila. Artigianfidi, dunque, si presenta come soggetto candidato a favorire la circolazione del denaro con strumenti dedicati al mondo imprenditoriale ma che non scontino le tensioni sull’interbancario. Perché l’etica si fonda sulla responsabilità nei confronti di se stessi e degli altri. Ecco il perché di un Artigianfidi che esercita concretamente il suo ruolo incoraggiando i propri partner bancari a condividere questo percorso di ideali e valori>.
Nicomaco diceva che “il fine della politica è la felicità” e che “il bene per l’uomo è l’oggetto della politica”. Attenzione a non confondere il pensiero puro con l’azione che porta benessere, rimette in moto la ruota dell’economia, fa circolare il denaro e crea occupazione. <L’obiettivo del nostro Artigianfidi – incalza
Marino Bergamaschi, direttore generale dell’Associazione Artigiani - è questo: dire ad una porzione della politica attuale di pensare “in grande” e di pianificare il futuro del Paese, ma dando priorità allo sviluppo locale e a quelle operazioni reali che possano riqualificare il territorio, fare da volano alla produzione, tendersi come un elastico per rilanciare la qualità di cui sono capaci le imprese del Nord Ovest. Quindi, a deluderci è ancora la politica, perché dall’inizio di questo tsunami economico ha dimostrato di non esistere: nessun strumento creditizio per l’abbattimento degli interessi sui finanziamenti è stato attuato e soldi, sino ad ora, non se ne sono visti. Almeno in questo momento, pensiamo al bene comune>.