"La medicina contro la crisi non appartiene alle singole associazioni di rappresentanza – dichiara Marino Bergamaschi, direttore generale dell’Associazione Artigiani della Provincia di Varese. Risulterà vincente la capacità e soprattutto la volontà di fare sistema. Tutti i Confidi lombardi, a partire da quelli territoriali, dovranno fare rete con le banche, e la Provincia di Varese dovrà assumersi la piena responsabilità in quanto capofila di un’azione mirata nei confronti della realtà imprenditoriale del Nord-Ovest. Con le “teorie anti-crisi” non si danno risposte concrete e non si trasmette fiducia".
Così le microimprese italiane, secondo un sondaggio affidato dal sistema Confartigianato a Ispo, l’Istituto coordinato dal professore Renato Mannheimer, si dicono preoccupate per le sorti dell’economia ma, nonostante tutto, fiduciose nelle potenzialità della propria azienda.
Gli imprenditori, però, non vogliono essere lasciati soli. Infatti, il 60,5% del campione ritiene molto utile l’intervento dello Stato per affrontare la crisi finanziaria: l’azione considerata più efficace è, per oltre il 58% del campione, la diminuzione del carico fiscale. Così l’attuazione di un federalismo fiscale e cooperativo si fa ormai improrogabile perché il 51,8% dei piccoli imprenditori sostiene che nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà.
"Ci chiediamo – prosegue Bergamaschi – quali valutazioni siano mai state fatte sulle proposte di intervento a sostegno dell’economia reale presentate dalla nostra struttura.
- La CCIAA della Provincia di Varese ha accettato il nostro invito a creare un fondo di almeno 3 milioni di euro per facilitare l’impresa all’accesso al credito, ma dove è il denaro? C’è o non c’è?;
- Vorremmo conoscere quando e come la Provincia di Varese deciderà di intervenire operativamente a sostegno delle imprese del territorio;
- Alla Regione Lombardia abbiamo inoltrato una richiesta circa un mese fa per la costituzione di un fondo in grado di contenere gli effetti della crisi sull’artigianato e sulle micro, piccole e medie imprese. Si attende ancora una risposta dal governatore Roberto Formigoni;
- Il Governo italiano è in grado di muoversi e di decidere secondo i tempi e le regole del mercato oppure no?
Per offrire una “boccata d’ossigeno” alle nostre imprese serve ormai un intervento che tagli il costo del denaro, servono “tasse leggere” per le imprese, servono strumenti di tutela dall’usura e dai prestiti facili senza alcuna garanzia. E’ il sistema territoriale, nella sua completezza, a dover agire per affiancare le imprese e accompagnarle alla soluzione dei loro problemi".
La microimpresa, per ricordare ancora l’indagine Ispo, teme l’aumento dei tassi di interesse (il 73% del campione), il 56% è preoccupato per l’accesso al credito e il 21% ha percepito azioni restrittive da parte delle banche, soprattutto la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. E tra i numerosi problemi anche i ritardi dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. Infatti, le piccole imprese che forniscono beni e servizi alla PA devono aspettare, in media, 3 mesi e mezzo prima di essere pagate. Ma per 222.000 imprese – pari al 28% di quelle che forniscono beni e servizi alla PA – l’attesa supera i 4 mesi.
"Gli interventi da inserire nella propria “agenda” – conclude il direttore generale dell’Associazione Artigiani – sono numerosi. Sostenere l’accesso al credito e gli investimenti delle micro e piccole imprese mediante il rafforzamento del sistema dei Consorzi Fidi, senza dubbio, ma anche spostare il versamento dell’Iva al momento dell’incasso delle fatture; presentare misure di tutela delle imprese soggette agli studi di settore e misure sul versamento della II rata di acconto Irpef; rivedere le tariffe dei premi assicurativi Inail; intervenire sui tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione mediante la compensazione tra debito tributario iscritto a ruolo e credito di qualsiasi natura vantato dalle imprese nei confronti della PA".
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