
L’analisi congiunturale relativa al 2° trimestre 2008 - dati provenienti da Unioncamere Lombardia e dall’Artigianfidi – Servizio Credito dell’Associazione Artigiani della provincia di Varese - mostra una situazione economica ancora negativa per i diversi indicatori.
La produzione del 2° trimestre 2008 è diminuita rispetto al 2° trimestre del 2007 (- 4,60%), mentre nei confronti del 1° trimestre del 2008, pur evidenziando un segno “meno”, è “salita” a – 3,15%.
Il calo produttivo, rispetto al 2° trimestre del 2007, interessa soprattutto i minerali non metalliferi (-11,33%), il tessile ( - 4,32%), le pelli (- 4,96%), l’abbigliamento (- 8,39%), il legno (-4,17%), la carta (-9,43%) la plastica (-10,75%) e le varie (-3,45%).
La situazione su base trimestrale mostra ugualmente una riduzione generalizzata riguardante la meccanica (-3,39%), le pelli (-3,98%), l’abbigliamento (- 4,69%) e la plastica (-7,46%).
Diminuiscono anche il fatturato e la componente estera (che occupa il 7,38% del fatturato totale e che si è rafforzata, però, rispetto al 2° trimestre 2007 con un + 6,93%).
Complesso il trend del mercato interno che è al di sotto – tra il 3 ed il 5% - delle performance dello scorso anno e degli inizi del 2008. I settori che rivelano decrementi di fatturato, rispetto al 2° trimestre 2007, sono quelli dei minerali non metalliferi (-14,93%), degli alimentari (-5%), delle pelli (-3,79%), della carta (-8,96%) e della plastica (-12,84%). Unico settore positivo è quello della siderurgia con un + 3,26%.
Se si prendono in esame i dati del fatturato rispetto al trimestre precedente, la situazione è sempre negativa ma con tinte più sfumate. Forte il calo (-10,17%) della meccanica. Seguono gli alimentari, la carta, la plastica e le varie. Sensibile la crescita del fatturato delle pelli (+ 7,23%) e dell’abbigliamento (+ 2,57%).
Il tasso d’utilizzo degli impianti è stabile rispetto alla precedente rilevazione: 66,18%.
Gli ordinativi acquisiti nel trimestre – Gli imprenditori dichiarano un calo preoccupante negli ordini pari a –5,01%. Questo è il risultato del crollo degli ordini esteri (- 10,64%) e dall’inerzia degli ordini interni (-0,17%).
I prezzi medi delle materie prime – Per i minerali non metalliferi, la meccanica, gli alimentari, la plastica e le varie sono ancora cresciuti, in media, del 4,54% sul trimestre precedente; invariati quelli dei prodotti finiti (+ 0,78%).
L’occupazione, però, è statile: 0,22%. A livello settoriale sono positive la siderurgia (10%), i minerali non metalliferi (7,69%) e la meccanica (2,72). Di segno negativo il comparto della plastica e della carta.
Il credito agevolato – Crescono il numero di richieste di finanziamento e dei volumi. Le domande passano dalle 990 del 2007 alle 1169 del 2008 per un importo complessivo di 62,7 milioni di euro (nel 2007 si attestava sui 45,1 milioni). Aumentano anche le erogazioni: 47,8 milioni di euro contro i 36,8 milioni del 2007. Si attesta al 40% la quota di finanziamenti a breve termine concessi e al 60% la quota di finanziamenti a medio termine, sia nel secondo trimestre 2007 che nel secondo trimestre 2008. E’ da sottolineare come, sul piano qualitativo, si registri una decisa crescita (più 15% circa) dei finanziamenti destinati alla copertura di investimenti.
Le prospettive sul terzo trimestre 2008 – Purtroppo sono orientate al pessimismo. Secondo le previsioni la produzione dovrebbe diminuire (-31,1%). Sofferente la domanda interna (-26,07%); incerta quella estera, che dovrebbe iniziare a scricchiolare (-2%). Sul fronte occupazionale le previsioni sono abbastanza negative (- 5,1%).
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Una tale analisi – dichiara
Marino Bergamaschi, direttore generale dell’Associazione Artigiani della Provincia di Varese -
dimostra quanto il nostro territorio sappia anticipare i fenomeni di portata nazionale. Un territorio-laboratorio, quindi, che sottolinea nuovamente l’urgenza di scelte politiche libere dai personalismi e votate a dare vantaggi, opportunità e competitività alle nostre imprese. E’ fondamentale la realizzazione di quel Federalismo-modello lombardo che permetterà a questo territorio di conservare buona parte della ricchezza da esso prodotta per investirla nei processi di produzione, nella ricerca e sviluppo, nell’internazionalizzazione. Lo “svuotamento” della classe politica ci sta portando ad un crisi non solo di idee e valori, ma anche economica. Per governare il nostro territorio servirebbe un Senato federale e la riduzione del numero dei parlamentari. Perché i costi devono ricadere solo e sempre su imprese e cittadini? Differenziali retributivi, perequazione, equa distribuzione della ricchezza, stabilità e sviluppo. E accorpamento delle Regioni italiane in dodici macroaree. Infine, la formula che riteniamo vincente: meno Stato, più mercato. Sempre nell’ottica di un Federalismo “a geometria variabile”, in grado di considerare le disparità con le quali l’Italia deve fare i conti e di premiare quelle Regioni che sino ad ora si sono sempre dimostrate virtuose e produttive>.